La storia del fondatore di uno dei marchi più rinomati e amati del panorama dell’automobile ha radici lontane nel tempo ma vicine nello spazio. Ferruccio Lamborghini nasce nel piccolo comune di Renazzo di Cento, in provincia di Ferrara, nel lontano 1916. La sua è una famiglia di contadini, ma lui è diverso: all’agricoltura preferisce la meccanica.

Trova una valvola per sfogare la sua passione passando le giornate nella stalla del padre, dove si diverte a creare e riparare oggetti di uso agrario. Questa scintilla iniziale è il cuore pulsante di “Lamborghini: The Man Behind the Legend”, il film diretto dal premio Oscar Bobby Moresco in onda stasera su Rai 2, che dipinge un Ferruccio (interpretato da Frank Grillo) ossessionato dalla perfezione tecnica sin dall'infanzia. Dopo gli studi, inizia il suo percorso lavorativo nel mondo dei motori come apprendista presso l’officina Righi.

Una volta raggiunta la maggior età, Lamborghini torna a Renazzo, dove apre una bottega insieme al fedele amico Marino Filippini. La loro avventura durò fino al 1939, quando l’incubo della seconda guerra mondiale si abbatté sul vecchio continente e Ferruccio fu spedito a Rodi, in forza all’Autoreparto Misto di Manovra. Durante questo periodo, si mette alla prova come tecnico, stupendo tutti grazie al suo intuito sopraffino. A Rodi non trova solo un appagamento lavorativo, ma anche amoroso: conosce qui Clelia Monti, con la quale si sposerà una volta rientrati in Italia. Dal loro amore nasce un nuovo Lamborghini: Tonino. Ma la gioia per il nascituro dura ben poco. Le complicanze post-parto che subisce Clelia la portano a perdere la vita poco dopo la nascita del figlio.

L’Italia del dopoguerra è un paese in difficoltà, e proprio in queste Ferruccio riesce a vedere un pertugio per svoltare definitivamente e realizzarsi: diventare un imprenditore nella produzione di trattori. Per realizzarli acquista i rimasugli dei carri armati lasciati dagli Alleati, trasformandoli poi in macchine per l’agricoltura. La sua intuizione fu eccezionale e il successo che ne derivò gli permise di fondare la “Lamborghini Trattori”, nel 1948. Ad amministrare l’azienda c’è Annita Borgatti, la seconda moglie dell’imprenditore ferrarese, interpretata nel film di stasera dal premio Oscar Mira Sorvino.

L’azienda cresce a dismisura durante gli anni del boom economico, soprattutto grazie alla visione futuristica di Ferruccio. Dopo tutti gli sforzi fatti per arrivare fin qui riesce a togliersi uno sfizio: acquista una Ferrari 250 GT. Dopo le prime guide però non è soddisfatto dalla vettura e decide di parlarne direttamente con sua maestà Enzo Ferrari (che nella pellicola ha il volto di Gabriel Byrne), il quale però non la prende bene, rispondendo a Lamborghini per le rime: «Lamborghini, lei saprà anche guidare un trattore, ma non saprà mai guidare una Ferrari. Pensi ai suoi trattori che alle mie macchine ci penso io».

Ferruccio la prende come una sfida: accettata. Da quel giorno decide di iniziare a costruire automobili. «Adesso la macchina me la faccio io!».

Frank Grillo nei panni di Ferruccio Lamborghini

Nel maggio del 1963 fonda la società Automobili Ferruccio Lamborghini, e si pone l’obiettivo di presentare la sua prima creazione al Salone dell’Auto di Torino. Nell’autunno dello stesso anno, viene presentata la 350 GTV, che si rivelerà un successo.

L’entusiasmo è palpabile, i meccanici e gli ingegneri progettano vetture sempre più eccezionali rendendo l’azienda e Ferruccio emblemi del motorsport. Nel corso degli anni Lamborghini presenterà macchine iconiche passate alla storia come la P400 Miura.

Una mancata vendita al Governo Boliviano (avevano richiesto circa 5.000 trattori, commessa poi annullata per un golpe di stato) porta alla crisi finanziaria e alla vendita della “Lamborghini Trattori” alla SAME nel 1973. L’anno precedente Ferruccio aveva già ceduto il 51% del pacchetto azionario della Automobili Lamborghini. In questi anni si lega alla sua terza moglie Maria Teresa Cane. Dal loro amore nascerà nel 1975 la figlia Patrizia. Abbandona le scene, andando a svernare nella sua tenuta in Umbria, sul Lago Trasimeno. Morirà nel 1993 circondato da amici e familiari, lasciando un'eredità che ancora oggi corre veloce su quattro ruote.