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Schenia, una ragazzina di 15 anni di Irpin, cerca di riscaldarsi nella casa della sua famiglia ridotta in macerie.
In buona parte del nostro pianeta l’istruzione è un diritto sempre di più a rischio: 251 milioni di bambini e bambine nel mondo attualmente sono fuori dal mondo della scuola. Oggi l’educazione è uno dei settori più sottofinanziati a livello globale: nel 2024 è stato coperto solo il 29,8% dei fondi necessari, e nel 2025 appena il 24% (dati Ocha). Se le tendenze attuali non cambieranno, gli aiuti internazionali all’educazione diminuiranno di 3,2 miliardi di dollari entro il 2026, facendo salire il numero di bambini e bambine fuori dalla scuola da 272 a 278 milioni. A evidenziare questi dati e a lanciare l’allarme è la Ong WeWorld con il suo nuovo Atlante sull’Educazione “Learning Out Loud” (imparare ad alta voce), un’analisi dettagliata e documentata che mette in luce la portata della crisi educativa a livello globale.
L’Atlante raccoglie dati, evidenze dal campo e soluzioni concrete e include schede di approfondimento su 13 contesti in cui WeWorld opera con programmi educativi: Italia, Ucraina, Libano, Palestina, Brasile, Kenya, Mozambico, Tanzania, Benin, Mali, Cambogia, Moldavia e Siria. Il titolo scelto, “imparare ad alta voce” richiama un messaggio chiave: l’educazione non si esaurisce sui banchi di scuola, nelle aule scolastiche. Bambine e bambini imparano ovunque, nelle relazioni, negli spazi sociali che abitano ogni giorno, nelle loro comunità, nei centri di aggregazione, è dunque fondamentale che le loro voci vengano ascoltate, riconosciute e valorizzate.


L’accesso alla scuola di per sé non garantisce automaticamente un’istruzione di qualità. Basti pensare che milioni di studenti frequentano scuole prive di servizi essenziali: 447 milioni di bambini e bambine non hanno accesso all’acqua potabile a scuola. Nei contesti di guerra, inoltre, le scuole sono spesso bersagli di attacchi. Secondo i dati Unicef, in Ucraina dall’inizio della guerra su larga scala a febbraio del 2022, 2800 edifici scolastici sono stati danneggiati o distrutti dai bombardamenti. E 4,6 milioni di bambini durante quest’anno scolastico devono affrontare ostacoli all’istruzione.
«Nonostante i gravi problemi dei blackout di luce e riscaldamento e il gelo invernale, noi di WeWorld in Ucraina continuiamo a lavorare senza sosta». A parlare da Kyiv - a pochi giorni dal massiccio attacco russo che ha fatto collassare le strutture energetiche della capitale - è Piero Meda, direttore Paese in Ucraina per la Ong italiana. «Abbiamo rafforzato i nostri progetti a Charkiv, Donetsk, Mikolaiv e Kherson, nelle zone del fronte. A Kyiv abbiamo iniziato un progetto sulle case famiglia. Lavoriamo in tre settori: Wash (water, sanitation and hygiene), ovvero la fornitura e distribuzione di acqua pulita, kit igienico-sanitari, pannolini per i bambini e pannoloni per gli anziani, kit per il ciclo mestruale per le ragazze. Ci occupiamo della riparazione di case bombardate con precedenza per quelle dove ci sono bambini, perché le famiglie più povere e vulnerabili non si spostano, rimangono nelle loro case».
L’impegno centrale della Ong è nel settore dell’educazione e della protezione dell’infanzia: «Nella regione di Charkiv abbiamo istituito luoghi sicuri per bambini e bambine per attività educative, ricreative e di sostegno psicosociale», prosegue il direttore Paese. «Abbiamo supportato la riabilitazione dei rifugi antiaereo in alcune strutture scolastiche, per poterle riaprire. Nelle zone del fronte, le scuole non possono riprendere le attività in presenza se non hanno i requisiti minimi di sicurezza. Più del 50% delle scuole in quelle aree sono ancora chiuse, i bambini continuano a fare istruzione a distanza. I parchi-giochi non sono luoghi sicuri dai bombardamenti. I centri extrascolastici sono dunque fondamentali perché sono gli unici posti di aggregazione e socialità dei bambini, che, ricordiamolo, prima della guerra hanno vissuto le restrizioni della pandemia».


Due bambini ucraini in un parco-giochi
(WeWorld)Il lavoro di sostegno psicosociale, sottolinea Meda, è rivolto non solo al bambino ma all’intera famiglia. «Il trauma del piccolo arriva dal nucleo familiare e ritorna alla famiglia. Qua la gente è molto resiliente, i genitori vogliono mostrarsi forti davanti ai loro figli, ma è difficile tenersi tutto dentro. Quando la notte cominciano i bombardamenti missilistici nessun posto è sicuro e stare in una casa in condizione precaria, al buio e al gelo, a meno 15-20 gradi, dormire con addosso i vestiti pesanti, o andare a rifugiarsi negli scantinati freddi o nelle stazioni della metro, in piena notte, è davvero complesso e drammatico. Nei disegni dei bambini ci sono droni nel cielo, ci sono le bombe. Abbiamo trovato bambini che hanno smesso di parlare a causa del trauma. Qui nessuno dorme mai serenamente. Ai giovani manca la speranza. E i bambini non hanno un’idea di futuro».
Investire nell’istruzione, sostenere l’educazione di bambini e bambine significa, allora, progettare e costruire il futuro delle società, in Ucraina e in ogni parte del mondo. Con questa convinzione, WeWorld invita istituzioni, donatori e decisori politici ad aumentare e rendere più stabili e flessibili i finanziamenti per l’educazione, a promuovere approcci partecipativi e centrati sull’infanzia, a riconoscere l’educazione come una leva trasformativa fondamentale, e non come un intervento isolato. Perché l’istruzione non è un optional, ma un diritto umano fondamentale e inalienabile.
WeWorld è impegnata da oltre 50 anni in più di 20 Paesi, dall’Italia all’Afghanistan, dal Brasile alla Palestina, dalla Siria alla Cambogia, con progetti di cooperazione allo sviluppo che hanno al centro donne, giovani, bambine e bambini. Nell’ultimo anno, l’organizzazione ha portato avanti oltre 160 progetti raggiungendo oltre 5,6 milioni di persone. Per informazioni visitare il sito di WeWorld.





