«Perdere un figlio è innaturale anche se non sono la sola ad aver vissuto questa terribile esperienza. La fede mi ha aiutata molto ma la fede è un dono che va coltivato. Quando il Signore mi ha chiamato a questa grande prova l’ho affrontata. Tutti prima o poi saliremo sul Golgota, come diceva Carlo. Io ero stata preparata dal Signore e lui, quando lo stavamo portando in ospedale, mi disse: “Io da qui non esco vivo ma ti darò molti segni”. E poi mi disse che moriva felice perché non aveva sciupato o sprecato neanche un minuto della sua vita».

Antonia Salzano Acutis parla nella sala del cinema Ariosto di Milano, accanto alla parrocchia di Santa Maria Segreta, quella frequentata da Carlo durante la sua breve vita. È qui che mercoledì mattina sono stati presentati in anteprima i due lavori che, a vent’anni dalla morte e a poco più di un anno dalla canonizzazione, riportano sullo schermo la figura del primo santo dell’era digitale: il film tv Il mio nome è Carlo e il documentario Carlo Acutis. Il giovane santo. La madre di Carlo continua il suo racconto con la stessa lucidità con cui da anni testimonia in tutto il mondo la storia del figlio: «Era un ragazzo esuberante, simpatico, con alcuni difetti che ha corretto. Era un ragazzo che è stato baciato dalla grazia e l’ha accolta. Ma la grazia bussa a tutti». Poi torna a quei giorni dell’ottobre 2006, quando ai genitori venne comunicata la diagnosi di leucemia fulminante: «Dentro di me sentivo queste parole del libro di Giobbe: “Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore”». Carlo era il suo unico figlio. E Antonia racconta anche ciò che accadde dopo: «Avevo già avviato le pratiche per l’adozione quando mi è apparso in sogno e mi ha detto: “Sarai di nuovo mamma”. E così è stato. Poi sono nati gli altri miei due figli, che sono gemelli».

Antonia Salzano Acutis durante la presentazione delle due opere dedicate al figlio Carlo, morto il 12 ottobre 2006 e canonizzato il 7 settembre 2025
Antonia Salzano Acutis durante la presentazione delle due opere dedicate al figlio Carlo, morto il 12 ottobre 2006 e canonizzato il 7 settembre 2025

Antonia Salzano Acutis durante la presentazione delle due opere dedicate al figlio Carlo, morto il 12 ottobre 2006 e canonizzato il 7 settembre 2025

Il film tv: Carlo bambino, adolescente e amico

Il primo appuntamento è domenica 27 settembre. Alle 21.20, in prima visione assoluta su Canale 5, va in onda Il mio nome è Carlo, il film tv diretto da Giacomo Campiotti e prodotto da Movie Magic International in coproduzione con RTI. La pellicola, liberamente e parzialmente ispirata alla vita di Carlo Acutis e a fatti realmente accaduti, racconta il giovane santo attraverso le diverse stagioni della sua breve esistenza.

A interpretare Carlo sono tre attori, per restituirne le diverse età: da bambino a cinque e dodici anni e poi adolescente, interpretato da Samuele Carrino, che dà il volto al Carlo degli ultimi anni, quello degli amici, della scuola, dell’informatica, dei videogiochi, del calcio e di una fede vissuta senza ostentazione. «Conoscevo la storia di Carlo prima del film, ma non così nei minimi dettagli», ha raccontato Carrino alla presentazione. Per prepararsi ha guardato anche i video che Carlo girava da solo: «Mi è arrivato subito l’impatto positivo della sua semplicità. Era un ragazzo molto altruista e l’ho voluto evidenziare. Ha fatto avvicinare tanti giovani, e anche me, al mondo della Chiesa e della fede».

Il regista Giacomo Campiotti ha scelto di mostrare un Carlo lontano da qualsiasi rappresentazione agiografica. Il bambino appare immerso quasi naturalmente nella dimensione spirituale, attratto da Gesù e capace di avvicinare alla fede anche la madre Antonia, interpretata magistralmente da Lucia Mascino, e il collaboratore domestico Rajesh. L’adolescente, invece, è luminoso, simpatico, circondato dagli amici e, come sottolinea il regista, capace di «mantenere il suo essere originale e non fotocopia». Il film è stato girato nei luoghi realmente frequentati da Carlo a Milano: l’istituto delle Marcelline, l’Istituto Leone XIII, la chiesa di Santa Maria Segreta e l’ospedale Galeazzi. Proprio qui si svolge una delle scene più intense, il dialogo tra Carlo morente e la madre. Di fronte alla leucemia fulminante, il ragazzo non perde il sorriso e parla della felicità che lo attende dopo una vita breve ma piena, vissuta mettendo al centro il bene e il messaggio di Gesù. «Io sono credente», ha spiegato Carrino, «e con Carlo, specie dopo questa scena, mi sono sentito ancora più in connessione. Ora che mio nonno non sta molto bene mi capita di pregarlo». Nel racconto trovano spazio anche il rapporto di Carlo con la tecnologia e la sua capacità di intuire, molto prima di tanti altri, le potenzialità di Internet per diffondere la fede. Ma senza diventarne schiavo. La madre ricorda che, quando aveva otto anni, Carlo ricevette una PlayStation e decise autonomamente di limitarne l’uso a un’ora alla settimana, fino a smettere di giocare. È uno degli aspetti che, secondo Antonia Salzano, rende ancora attuale la sua testimonianza: «Carlo è un esempio del Signore suscitato per i tempi di oggi, è un esempio di un ragazzo che ha saputo coniugare la fede con una vita comune a tutti». Andava a Messa e all’adorazione ogni giorno, recitava il Rosario e considerava la Parola di Dio «la mia bussola per il cielo».

Il documentario: la voce della famiglia e le immagini inedite

Dal 15 al 21 ottobre arriverà invece nelle sale italiane Carlo Acutis. Il giovane santo, il documentario ufficiale che inaugura la nuova rassegna cinematografica “I Misteri della Fede” di Nexo Studios e di cui Famiglia Cristiana è tra i media partner. Diretto da Luca Salmaso, è prodotto da Officina della Comunicazione, Nexo Studios e OUR FILMS, A Mediawan Company, con il patrocinio dell’Associazione Amici di Carlo Acutis e in collaborazione con Fondazione Cariplo. Il documentario nasce dalla partecipazione della famiglia Acutis e utilizza fotografie, video privati, materiali inediti, contenuti esclusivi e le immagini della canonizzazione del 7 settembre 2025, celebrata da papa Leone XIV in piazza San Pietro davanti a circa 80 mila fedeli. Fondamentali sono le testimonianze dirette di chi ha conosciuto Carlo: i genitori Antonia e Andrea, il collaboratore domestico Rajesh Mohur, gli amici d’infanzia Mattia e Jacopo Pastorelli, la maestra Elisa Tattanelli e Momcilo Jankovic, il medico che lo seguì negli ultimi giorni di vita. Ci sono inoltre il postulatore e giornalista Nicola Gori, Dario Edoardo Viganò, studioso di cinema e comunicazione, mons. Poma, parroco e confidente di Carlo, don Maurizio Corbetta, parroco di Santa Maria Segreta, e padre Fábio Vieira, direttore spirituale dell’associazione dei devoti di San Carlo Acutis in Brasile. Per la prima volta porta la propria testimonianza anche Valeria Vargas Valverde, la giovane costaricana protagonista del miracolo riconosciuto per la canonizzazione, insieme alla madre Liliana. Il documentario attraversa così l’intera esistenza di Carlo, dall’infanzia alla morte, fino alla canonizzazione, cercando non soltanto il santo ma il ragazzo: quello che giocava, scherzava, aveva amici, utilizzava Internet, aiutava i poveri e contemporaneamente coltivava una fede profonda.

«Il film e il documentario si compensano a vicenda», spiega la madre, «ciò che conta è che possano fare tanto bene, portare tante persone alla fede, far capire che esiste la vita eterna. Carlo aiutava i senzatetto, si interessava delle vittime del bullismo e insegnava catechismo. Come diceva madre Teresa, non c’è bisogno di andare a Calcutta per fare il bene, basta scendere sotto casa. Mio figlio aveva trovato la sua Calcutta qui. Ecco perché nella parrocchia, nella scuola, nel piccolo mondo quotidiano che viveva, Carlo «ha lasciato un segno luminoso». È forse proprio qui che le due opere cinematografiche si incontrano: nel tentativo di raccontare una santità che non appare separata dalla vita ordinaria: «Carlo è un ragazzo giovane e puro», conclude la madre, «anche una santità semplice che è possibile imitare. Il Signore vuole la santità per tutti e Carlo ci ricorda che è possibile nell’ordinarietà la straordinarietà, quando si mette Cristo al centro della nostra vita». Il documentario sarà distribuito anche all’estero: secondo quanto annunciato da Nexo Digital, l’uscita internazionale è prevista in 30 Paesi, per un totale di circa 3.000 sale.