No, non è vero che The show must go on, ovvero che lo spettacolo deve comunque andare avanti, a qualunque costo. La sofferta decisione della giornalista Francesca Barra di lasciare la co-conduzione (con Roberto Poletti) di “4 di sera Weekend”, il programma d’approfondimento di Rete4 in onda nel fine settimana lungo tutta l’estate, ci insegna soprattutto questo: smentisce una “legge non scritta” che, dal mondo dello spettacolo, dove è nata, sembra estendersi a tutti gli ambiti lavorativi e professionali di una società, la nostra, che pare talvolta dimenticare che c’è un momento nel quale occorre fermarsi. Che lo spettacolo può fermarsi.

Pare che the show must go on sia un’espressione nata nell’Ottocento nel mondo circense, che poi è all’origine di tutto l’intrattenimento e lo spettacolo dei media del secolo successivo. All’epoca, se un artista cadeva o si verificava qualche altro incidente tutto era pronto per far proseguire lo show, senza che il pubblico si accorgesse di alcunché, o quasi. In questa regola non scritta occorre distinguere due aspetti: c’è il livello della macchina spettacolare che non deve e non può fermarsi, e poi c’è la dimensione più intima, personale e soggettiva di chi sceglie di fermarsi (come ha fatto Francesca Barra) e di chi sceglie invece di non farlo.

Sul primo aspetto, la televisione e il mondo dello spettacolo è ricchissimo di esempi in cui non ci si è fermati. Anche in occasioni in cui la dimensione personale e quella sociale si sono fuse: il caso più eclatante è quello del suicidio di Luigi Tenco, a Sanremo, nel gennaio del 1967. Allora il Festival prosegui regolarmente il suo rituale, nonostante la tragedia, in ossequio al diktat del “business as usual” che oggi appare incomprensibile. Eppure i casi sono moltissimi. Lo spettacolo cercò di non rendere evidente l’altrettanto tragico incidente accaduto a Mario Riva all’Arena di Verona, nel 1960.

Raffaella Carrà ricordò, attonita, come la Rai decise di mandare in onda la puntata registrata di Ma che sera nei giorni del rapimento Moro (ma allora, si giustificarono i dirigenti del servizio pubblico, c’era anche la necessità di dare un segno tranquillizzante agli italiani, che potevano seguire due soli canali, negli ultimi anni del monopolio della Tv pubblica). Anche Domenico Modugno proseguì a registrare un programma televisivo nonostante i malori che riveleranno poi un ictus. Su questo primo livello, credo che la televisione di oggi, che è ancora il mezzo del qui ed ora, della condivisione collettiva delle esperienze e delle emozioni, avrebbe sensibilità diverse.

Sul piano delle scelte personali il discorso è certamente più complesso, ed è sempre opportuno evitare atteggiamenti giudicanti. Purtroppo, nell’epoca dei social, giudicare gli altri, anche mostrando insensibilità o persino cattiveria, è sport nazionale.

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Nel caso di Francesca Barra, le parole della giornalista e conduttrice hanno spiegato già tutto: a volte si riesce a tenere tutto assieme, a gestire il lutto per la grave perdita del papà e, insieme, continuare a fare un lavoro che si basa sulla performance. A volte invece occorre fermarsi, e Barra ha fatto benissimo a farlo. Una scelta che, nei pochi commenti davvero critici che si sono affacciati sui social, ha avuto anche il pregio di sollevare una questione seria: la nostra società, e i nostri impegni lavorativi, riconoscono un tempo congruo al lutto? Dal mondo dello spettacolo, il principio del the show must go on sembra estendersi a tutte le professioni, nel tempo vissuto oggi che non prevede pause o rallentamenti. E’ un tema di riflessione importante, per cui va ringraziata Francesca. Lei ha detto che per ora si ferma, che penserà più avanti al da farsi, quando sarà stata vicina alla sua famiglia. Il lavoro in Tv riprenderà. Siamo sicuri che l’azienda Mediaset le riconoscerà il coraggio di essersi fermata, e la riporterà in onda non appena lei stessa se la sentirà.