Per spiegare il K-pop, anziché fare mille giri di parole ed entrare troppo nel dettaglio con termini tecnici come comeback, title track e differenza tra EP e mini-album, basterebbe in realtà un concetto: comunità.

Il motivo per cui il genere musicale coreano – dove la K sta appunto per Korea – sta spopolando e attirando un pubblico sempre più eterogeneo, è proprio nella sua capacità di coinvolgere il pubblico e ridurre idealmente la distanza tra artisti e fan. Da qualche mese, ancora di più dopo il trionfo agli Oscar di ieri notte del film d’animazione Kpop Demon Hunters, tutti si stanno accorgendo del fenomeno mondiale e culturale proveniente dall’Estremo Oriente. Il lungometraggio targato Netflix è il più visto della storia della piattaforma e la canzone simbolo cantata dalla band femminile protagonista della storia HUNTR/X, Golden, oramai non la cantano più solo i più piccoli, ma passa persino in discoteca.

Audrey Nuna, cantante del gruppo K-pop Demon Hunters, si esibisce alla cerimonia di apertura della partita della Coppa d’Asia femminile tra Australia e Filippine a Perth, 1° marzo 2026.
Audrey Nuna, cantante del gruppo K-pop Demon Hunters, si esibisce alla cerimonia di apertura della partita della Coppa d’Asia femminile tra Australia e Filippine a Perth, 1° marzo 2026.
Audrey Nuna, cantante del gruppo K-pop Demon Hunters, si esibisce alla cerimonia di apertura della partita della Coppa d’Asia femminile tra Australia e Filippine a Perth, 1° marzo 2026. (Ansa)

È facile cadere in una semplificazione sul perché i bambini siano affascinati da questo mondo. Di certo lo stratagemma dell’animazione ha aiutato ad attrarre una nuova generazione di appassionati, ma prima ancora ci sono canzoni con ritornelli accattivanti e irresistibili, coreografie e balletti da imitare e sui quali allenarsi. Non è un caso che alcuni dei gruppi più importanti al mondo del genere includano dei momenti dedicati alle dance challenge con il pubblico durante i loro concerti. È accaduto per esempio con gli Stray Kids allo Stadio Olimpico di Roma lo scorso luglio e i protagonisti della sfida che venivano ripresi sui maxischermi erano spesso i più piccoli. E poi ci sono le storie. In Kpop Demon Hunters subentra la fantasia naturalmente, ma il messaggio della musica come ancora di salvezza ed elemento unificante è quanto di più vicino alla realtà si possa immaginare.

Per comprenderlo è necessario fare un passo indietro e risalire al termine con cui vengono definiti gli artisti K-pop: idol. Idoli che devono ispirare e far sognare il loro pubblico e che metaforicamente rappresentano la realizzazione di un sogno. In Corea del Sud l’industria dello spettacolo, non solo quella della musica ma anche quella dei K-drama (le serie tv coreane), prevede una formazione su tutti i fronti a partire dalla giovane età. Si fanno provini per essere selezionati da un’agenzia, l’equivalente di un’etichetta discografica ma con molte più sezioni e diramazioni, e una volta scelti si diventa dei trainee, aspiranti star pronte al debutto. Da quel momento, attraverso reality show o academy gestite dalla medesima società ci si prepara e si cerca di “sopravvivere” (nel caso dei reality ci sono delle eliminazioni) per entrare a far parte della band. Già da questo momento si inizia a instaurare quel legame col pubblico che rende il K-pop speciale. I fan vedono crescere i loro idoli, superare difficoltà e compiere passi sempre più in avanti. Si sentono parte di una comunità, dandosi un nome e condividendo passioni e ideali.

I membri dei BTS — V, Jin, Jung Kook, RM, Jimin e J-Hope — all’arrivo per il lancio dell’album BE (Deluxe Edition) al Dongdaemun Design Plaza di Seoul, 20 novembre 2020.
I membri dei BTS — V, Jin, Jung Kook, RM, Jimin e J-Hope — all’arrivo per il lancio dell’album BE (Deluxe Edition) al Dongdaemun Design Plaza di Seoul, 20 novembre 2020.
I membri dei BTS — V, Jin, Jung Kook, RM, Jimin e J-Hope — all’arrivo per il lancio dell’album BE (Deluxe Edition) al Dongdaemun Design Plaza di Seoul, 20 novembre 2020. (Ansa)

Una delle fanbase più celebri e affiatate al mondo è l’ARMY, legata ai BTS. Il gruppo composto dai sette artisti RM, JIN, SUGA, j-hope, Jimin, V e Jung Kook, è uno dei più importanti della storia del genere e il loro ritorno dal vivo in programma sabato 21 marzo è tra gli eventi musicali dell’anno. I Bangtan Boys, questo un altro dei loro nomi, hanno rappresentato una svolta per il genere perché dai primi vlog nel 2013, hanno portato la partecipazione e il legame con i fan a un livello superiore. Questo ha unito milioni di persone di tutto il mondo che sono in contatto e realizzano iniziative di ogni tipo, da donazioni benefiche all’apertura di scuole di ballo. Per questo motivo quanto stiamo vedendo in questi ultimi tempi è solo una nuova ondata generazionale di un movimento che è in atto da decenni, iniziato negli anni Novanta in Corea ed esploso in tutto il mondo dai primi anni Duemila in poi.
Attenzione però, il K-pop non è un genere solo per bambini come si potrebbe pensare. Non bisogna farsi ingannare dalle lightstick – i bastoncini luminosi - che hanno fatto capolino tra le poltrone del Dolby Theatre ieri alla notte degli Oscar durante l’esibizione di Golden. Sì, i gadget elaboratissimi e curatissimi fanno parte del gioco, ma coinvolgono tutti. L’età media dei fan del genere cambia a seconda del gruppo perché, appunto, si cresce insieme. Esistono fan che si sono avvicinati a quel mondo più di dieci anni fa, seguendo band come BIGBANG, EXO e BTS che oggi, trasmettono la loro passione ai figli. Lo stesso K-pop viene descritto e “organizzato” in generazioni. Le BLACKPINK, altra band di grande successo, per esempio sono incluse nella terza generazione, una indietro rispetto agli ATEEZ che sono di quarta.

Lisa, Jisoo, Jennie e Rosé delle Blackpink alla presentazione del film del tour mondiale Born Pink a Seoul, 9 agosto 2024.
Lisa, Jisoo, Jennie e Rosé delle Blackpink alla presentazione del film del tour mondiale Born Pink a Seoul, 9 agosto 2024.
Lisa, Jisoo, Jennie e Rosé delle Blackpink alla presentazione del film del tour mondiale Born Pink a Seoul, 9 agosto 2024. (Ansa)

La musica, i colori e la storia sono gli elementi che fanno la differenza e che all’inizio avvicinano i più piccoli. Col tempo però evolvono, cambiano temi e concetti, ed è per questo che i fan non sono passeggeri, ma restano. Accomunati da un senso di appartenenza che trascende ritornelli da canticchiare e balletti, sono parte di un qualcosa che li rende protetti, speciali e idealmente parte di un sogno.