Il Paradiso delle signore, fortunatissima soap opera di Rai Uno, ambientata a Milano in un grande magazzino che sa degli albori della celebre Rinascente, tra intrighi amorosi, gelosie sentimentali e invidie professionali, tradimenti, solidarietà e colpi bassi come in ogni soap che si rispetti, ha scavallato nel dicembre scorso il decimo anno e non accenna a flettere anzi. La Rai ha appena annunciato che quest’anno a differenza delle scorse stagioni si prosegue fino alla terza settimana di maggio, anziché interrompersi ai primi. Poi si fermerà per riprendere in autunno.

Un titolo, due format, da serie a soap

Iniziata l’8 dicembre del 2015, per due stagioni come serie Tv, e poi virata più decisamente verso la soap opera con puntate quotidiane nella fascia pomeridiana dal lunedì al venerdì, prosegue da oltre 1.340 puntate, raccontando le vicende che ruotano attorno a un grande magazzino di abbigliamento femminile, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, quando il prét-a-porter nelle città almeno inizia a sostituire la sartoria e il marketing comincia ad affacciarsi come prova lo slogan “Il bello alla portata di tutti” simbolo del grande magazzino televisivo crocevia di figure femminili.

Un po’ di storia

Pacchetti da 160 puntate e oltre ciascuno, almeno dal 2018 quando il format è cambiato, riflettendo quotidianità e stagionalità del mondo di fuori, al punto che Al Paradiso si fanno le vetrine natalizie quando questo accade anche nel mondo reale o si attende la prima della Scala il 7 dicembre. Ma dieci anni sono lunghi più di quanto qualunque attore possa garantire, e infatti dei protagonisti e delle protagoniste che oggi ne fanno parte solo Filippo Scaraffia alias Roberto Landi resiste fin dalla primissima ora, quando nel 2015 Giusy Buscemi, poi protagonista delle prime due stagioni, nei panni di Teresa arrivata a Milano dalla Sicilia con una valigia di cartone nel 1956 per cercare lavoro a Milano sfuggendo così a una proposta di matrimonio non gradita, raccontava così a Rosanna Biffi su Famiglia Cristiana l’esordio e lo spirito degli inizi, con un format circoscritto da prima serata: «All’inizio per Teresa la bellezza è un biglietto da visita solo fino a un certo punto: è vestita talmente male che non conta se ha un bel visino, perché l’eleganza era tutt’altro».

Tra gli altri Alessandro Tersigni è stato nei panni di Vittorio Conti per oltre 800 episodi dal 2015 al 2024, mentre Roberto Farnesi (Umberto Guarnieri) e Vanessa Gravina, (Adelaide di Sant'Erasmo) sono protagonisti dalla svolta del 2018. Altri invece hanno partecipato per periodi più circoscritti.

Una insospettabile somiglianza storica

A facilitare turn over degli attori il format da soap opera che pochi sanno avere nell’impianto una curiosissima somiglianza con un precedente letterario antico, certo inconsapevole ma di grande suggestione, in romanzi barocchi popolari e di consumo che, pur non passati alla storia per il loro pregio letterario, nel Seicento conobbero in Italia una produzione fluviale per l’epoca, e che nell’impianto somigliano moltissimo a quello delle soap opera.

Uno schema che spiega bene tanto il meccanismo dell’apparire e scomparire dei numerosissimi personaggi, quanto una serialità che può essere interrotta e ripresa in qualsiasi momento a costo di lasciare tanti filoni in sospeso e con essi i lettori di allora e le telespettatrici di (non è un mistero che il Paradiso e la soap in genere abbiamo un target in larghissima prevalenza femminile), ma anche le mani libere agli autori di allora e alle produzioni di oggi per prendere e mollare secondo i capricci del mercato o dell’audience.

«Una volta esaurito il loro ruolo», i personaggi (che come nelle soap erano decine e decine), «scompaiono più o meno completamente per lasciare il posto ad altri, che seguiranno successivamente la stessa sorte. È preservato così all’infinito il tipo di costruzione per linee parallele e d’altra parte è salvo anche il carattere “aperto” della struttura narrativa; se è pur vero infatti che da un punto di vista logico ogni episodio sembra destinato ad esaurirsi al momento del suo innesto sul tronco principale (…) la facilità con cui in ogni momento in qualsiasi luogo possono essere introdotti nuovi protagonisti, lascia le mani libere», agli autori dell’epoca che non si facevano «certo pregare nell’attizzare fuochi per quanto effimeri un po’ ovunque». E che si cautelavano lasciandosi alla fine dei romanzi la porta aperta annunciando nuovi episodi, che potevano venire o meno. Così il critico Marco Fantuzzi parlava di Girolamo Brusoni, bizzarro romanziere d’età barocca che nessuna antologia ricorda, descrivendo i Meccanismi narrativi nel romanzo barocco (Antenore, 1975).

Come andrà a finire

Dimenticato il Brusoni, basta applicare la descrizione ai personaggi e alla trama del paradiso delle signore e al genere soap opera, per vedere il meccanismo replicarsi pressoché intatto, spiegando anche bene perché la storia da un lato sembra non esaurirsi mai e dall’altro la ragione di tanti fili tagliati in tronco. Non è difficile immaginare che un giorno quando dovesse esaurirsi l’audience anche il Paradiso si fermerà senza che si sappia bene come vada a finire semplicemente perché la soap, come i romanzi barocchi, non è programmata per un epilogo già scritto, semplicemente si interrompe trovando una chiusa in corsa alla storia principale e lasciando gli altri fili sospesi.

La fonte di ispirazione nel romanzo di Émile Zola

Il Paradiso delle signore televisivo però ha anche un precedente letterario vero, certificato, e dichiarato fin dal titolo ispirato a un romanzo di Émile Zola, esponente del naturalismo francese autore di Germinale e di Nanà, ma anche di un romanzo uscito nel 1883 per il ciclo Rougon-Macquart e intitolato Al paradiso delle signore, la cui vicenda ruota attorno all’ascesa spregiudicata e scintillante del primo grande magazzino parigino Le Bon Marché, con per protagonisti l’ardito imprenditore Octave e la commessa arrivata dalla provincia Denise.

C’entra la Rinascente?

Inevitabile nella trasposizione da Parigi a Milano e dall’Ottocento al Novecento che il riferimento storico degli sceneggiatori del Paradiso delle signore siano anche i veri grandi magazzini milanesi e che l’immaginario dello spettatore corra subito alla Rinascente, il più centrale e famoso, senza che vi sia però mai stato un riferimento esplicito. Anche la Rinascente in realtà ha dato ispirazione a un romanzo storico, ma molto recente: Un milione di scale. Le ragazze della Rinascente, uscito nel 2025 a firma di Giacinta Cavagna di Gualdana per i tipi di Neri Pozza, ma questa è un’altra storia.