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Bruno Vespa nello studio di Porta a Porta. La prima puntata è andata in onda il 22 gennaio 1996
Era il 22 gennaio 1996 quando Porta a Porta andava in onda per la prima volta su Rai 1 in un palinsesto dominato dalla concorrenza del Maurizio Costanzo Show. Da allora il programma condotto da Bruno Vespa è diventato molto più di un talk show: un osservatorio privilegiato sulla politica, la società e il costume italiano. Ed è per festeggiare questi 30 anni che mercoledì 21 gennaio andrà in onda Speciale Porta a porta - 30 anni della nostra vita alle 21.45 in diretta su Rai 1; una grande festa in prima serata con tanti amici della politica, della cultura, dello spettacolo e della cronaca: i leader politici intervistati eccezionalmente dall’inedita coppia Vespa/Mentana, i protagonisti dello spettacolo di Rai 1 e i tanti compagni di un viaggio lungo trent’anni. Interverranno Giorgia Meloni, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Antonio Tajani, Matteo Salvini e Matteo Renzi. Ci saranno poi Carlo Conti, Milly Carlucci, Mara Venier, Antonella Clerici, Valeria Marini, Eleonora Daniele, Al Bano, Iva Zanicchi, Paolo Belli e la sua band. Papa Leone ha inviato a Bruno Vespa un ampio messaggio augurale di buon compleanno riflettendo sulle regole della buona comunicazione.
In trent’anni, il programma ideato e condotto da Bruno Vespa ha attraversato governi, crisi, svolte epocali, raccontato 4 Papi, 3 Conclavi, 5 elezioni presidenziali con 3 Presidenti della Repubblica (Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano, entrambi ospiti della trasmissione, e Sergio Mattarella). e cambiamenti profondi del Paese.
Ecco 10 curiosità che raccontano perché Porta a Porta è entrato nella storia della televisione italiana.


Bruno Vespa e la puntata speciale per i 30 anni di Porta a Porta
1. Un debutto in seconda serata diventato “istituzionale”
Nato come programma di approfondimento politico in seconda serata, Porta a Porta ha rapidamente conquistato un ruolo centrale nel palinsesto Rai, fino a essere percepito come uno spazio quasi istituzionale del dibattito pubblico.
2. «Buonasera signor Vespa»: la storica telefonata di Giovanni Paolo II
Era il 13 ottobre 1998 quando, durante una puntata speciale dedicata ai 20 anni del suo Pontificato, Papa Giovanni Paolo II telefonò in diretta a Porta a Porta per ringraziare. Bruno Vespa, colto completamente di sorpresa, si commosse visibilmente e quasi si “scusò” con una frase rimasta celebre: «Anche i giornalisti hanno un’anima». Un momento unico nella storia della televisione italiana, che segnò simbolicamente il rapporto tra il programma e il Paese.
3. “La Terza Camera” non è solo un soprannome
L’espressione “Terza Camera” non nasce per caso: nel tempo il programma è stato teatro di confronti decisivi, annunci politici, chiarimenti post-crisi e passaggi delicati della vita parlamentare e politica, spesso prima ancora che nelle sedi ufficiali.
4. Tutti i governi della Seconda Repubblica
In trent’anni Porta a Porta ha raccontato tutti i governi italiani dal 1996 in poi, seguendo in diretta cambi di maggioranza, crisi di governo e consultazioni al Quirinale, diventando una sorta di diario televisivo della Seconda Repubblica.
Gli 11 Presidenti del Consiglio che si sono succeduti in questi 30 anni a Palazzo Chigi sono stati tutti ospiti della trasmissione, con l’eccezione di Mario Draghi. Nel 2001, durante la campagna elettorale delle elezioni politiche, Silvio Berlusconi, candidato e leader della coalizione di centrodestra, scelse il salotto di Bruno Vespa per firmare il “Contratto con gli italiani”.


Silvio Berlusconi alla scrivania di Porta a Porta dove firmò il "Contratto con gli italiani" prima delle elezioni politiche, poi vinte, del 2001
(ANSA)5. La prima puntata con Romano Prodi
Il primo ospite, nella puntata d’esordio del 22 gennaio 1996, fu Romano Prodi, allora al centro della scena politica. Una scelta che chiarì subito la vocazione del programma: essere un luogo di approfondimento serio, ma accessibile al grande pubblico.


La prima puntata di Porta a Porta il 22 gennaio 1996 con ospite Romano Prodi
6. Il campanello
Tra gli oggetti simbolo di Porta a Porta c’è il celebre campanello dello studio, utilizzato da Bruno Vespa per richiamare l’attenzione degli ospiti e riportare ordine nei momenti di maggiore concitazione del dibattito. Un gesto diventato negli anni quasi rituale, tanto da entrare nell’immaginario collettivo del programma. Più che un semplice strumento scenico, il campanello rappresenta l’autorità del conduttore e la natura “regolata” del confronto: un segnale sonoro che segna il confine tra il talk show e l’aula istituzionale, rafforzando l’idea di Porta a Porta come luogo di dibattito pubblico acceso ma disciplinato.
7. Le dirette che hanno fatto la storia
Nel corso degli anni Porta a Porta è stato spesso in onda nei momenti più drammatici e decisivi della storia recente, trasformandosi in un punto di riferimento dell’informazione televisiva. Tra le dirette più ricordate c’è quella dell’11 settembre 2001, quando il programma seguì in tempo reale gli attentati negli Stati Uniti con collegamenti e analisi a caldo che segnarono una svolta nella percezione globale del terrorismo. Memorabili anche le puntate speciali dedicate a eventi di portata storica come la morte di Papa Giovanni Paolo II nel 2005, con collegamenti continui da Roma e dal Vaticano, o le trasmissioni straordinarie in occasione di stragi, grandi processi e tragedie nazionali, che hanno contribuito a fissare quei momenti nella memoria collettiva. In queste occasioni Porta a Porta ha spesso superato i confini del format tradizionale, assumendo il ruolo di una vera e propria finestra in diretta sulla storia.
8. Tra innovazione e discussione: il racconto con i plastici (nati con il delitto di Cogne)
Nel corso degli anni Porta a Porta ha sperimentato soluzioni narrative forti: dall’uso dei plastici come quello sul delitto di Cogne («I plastici usati durante il programma sono nati dopo il delitto di Cogne, non capisco il perché di tutto questo clamore. Li conserviamo tutti», disse Vespa in occasione dei 20 anni del programma), alle ricostruzioni sceniche e delle grafiche immersive che hanno contribuito a rendere più comprensibili fatti complessi, ma che talvolta hanno anche sollevato critiche sul rischio di spettacolarizzare il dolore o casi particolarmente efferati di cronaca nera. Un equilibrio delicato, che ha alimentato il dibattito sul confine tra informazione e show.
9. La forza della continuità
Uno degli elementi più sorprendenti resta la longevità del format: stesso conduttore, stessa impostazione di fondo, ma con una capacità costante di adattarsi ai cambiamenti del linguaggio televisivo e del clima politico.
10. Una sigla diventata iconica
La sigla, ispirata al film Via col vento, è entrata nell’immaginario collettivo ed è oggi immediatamente associata al programma: pochi secondi che evocano trent’anni di dibattiti, confronti pubblici e storia televisiva italiana.




