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Anni ’50, Rio de Janeiro. Guida ed Eurídice sono due sorelle che crescono in una famiglia borghese. Sono legatissime, ma si separano quando Guida decide, con la complicità della sorella, di fuggire di casa per seguire un marinaio. L’uomo le darà un figlio e la abbandonerà, ma Eurídice non lo saprà perché il padre ha deciso di cancellarla dalla famiglia e quindi di non consegnarle le lettere che Guida le scrive. Le due sorelle vivono così vite parallele, che rischiano di incrociarsi quando Guida torna a Rio e cerca faticosamente di ricostruirsi una vita. Continua a scrivere lettere alla sorella, immaginandola felice a studiare pianoforte in Europa, mentre in realtà lei vive nella sua stessa città e ha accettato di diventare moglie dell’uomo che il padre ha scelto per lei.
Tratto dal romanzo omonimo di Martha Batalha, premiato a Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard, è uno di quei rarissimi film in cui forma e contenuto si fondono alla perfezione: i colori vividi di Rio, l’obiettivo del regista che non lascia mai i volti delle sue protagoniste, interpretate da due attrici perfette, sono la magnifica cornice della storia di Guida ed Eurídice, del loro legame più forte del tempo e della crudeltà di una società patriarcale. Ci sono alcune scene scabrose, ma sempre funzionali alla narrazione, come quella della prima notte di nozze di Eurídice. Fino al bellissimo finale.





