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Continua su Rai 3 la serie omaggio a Bud Spencer, nel giorno dell’anniversario della morte avvenuta il 27 giugno del 2016, tocca a Piedone l’Africano. Con Terence Hill, al secolo Mario Girotti, suo compagno di avventure nei film western e nei polizieschi all’americana, l’attore si scelse un nome d’arte americano di cui raccontò così l’origine: "Spencer, perché adoravano Spencer Tracy e Bud perché bevevo la birra Budweiser”. Ma “Piedone” era italianissimo, napoletano, classe 1929, e da italiano, in calottina azzurra era diventato famoso nella sua prima vita, con il nome di battesimo Carlo Pedersoli: campione di pallanuoto con l’Italia ai Giochi del Mediterraneo nel 1955 e soprattutto primo italiano nel 1950 a nuotare i 100 stile libero sotto il minuto, specialità nella quale ha partecipato anche due volte ai Giochi olimpici nel 1952 e nel 1956.
E siccome, i “muri”, le cifre tonde, nel nuoto e nell’atletica contano quel suo record italiano è rimasto nella storia, anche se con un piccolo giallo: «Il 18 settembre del 1950», certifica la Federnuoto, «nella piscina Leoni di Salsomaggiore Terme, Carlo Pedersoli infrangeva la barriera del minuto nei 100 stile libero. Mai nessun italiano ci era riuscito. Colui che poi sarà noto come Bud Spencer, attore amato da grandi e piccini in tutte le latitudini, nuotò in 59"7 senza giudici ufficiali. Tempo, dunque, privo dei criteri che consentissero la convalida e che non troverete nelle graduatorie. La notizia dell'impresa giunse immediatamente alla federazione che consentì la ripetizione della gara l'indomani con cronometristi e giudici ufficiali e Pedersoli coprì la distanza in 59"5 migliorando ufficialmente il precedente primato stabilito da Celio Brunelleschi il 30 aprile 1948 in un minuto netto. Pedersoli migliorerà quel primato alte due volte, buttando giù anche il muro del 59 secondi in 58"9 e 58"2 il 21 giugno 1952; concluse la carriera con il primato personale non ufficiale di 57"7».
Eppure pochi negli anni a venire sarebbero rimasti capaci di far combaciare l’omone corpulento e barbuto che, con effetto catartico, al cinema si distingueva per memorabili scazzottate, nelle quali usava uno per menare un altro facendo cozzare le zucche dei malcapitati avversari, con l’angelico atletico, nuotatore capace di segnare quella tacca nella storia del nuoto azzurro, complici la fisicità molto cambiata e ovviamente l’adozione del nome d’arte a distinguere le due vite.
Una coincidenza vuole che la sua, in questo senso, sia stata una vita parallela con quella del doppiamente collega Johnny Weissmuller, classe 1904, nuotatore e pallanuotista statunitense, prima di passare alla storia come attore nei panni del celeberrimo Tarzan, ma prima era stato uno dei nuotatori più premiati della storia, vincitore di 6 medaglie olimpice di cui 5 ori, di 52 titoli nazionali americani e capace di 67 record mondiali stabiliti in carriera, nonché, ed è qui il parallelismo, primo uomo al mondo a scendere sotto il minuto nei 100 metri stile libero, il 9 luglio 1922.
In ricordo di Bud Spencer nel decennale della morte il 27 giugno 2026 è stato istituito il Premio Carlo Pedersoli, la prima edizione è andata a Manuel Bortuzzo, nuotatore oggi paralimpico a seguito di uno sparo che lo ha raggiunto in strada per uno scambio di persona.


«Questo premio» ha dichiarato Giuseppe Pedersoli, figlio di Bud Spencer, «nasce per celebrare i valori che hanno accompagnato mio padre per tutta la vita: rispetto, correttezza, coraggio e determinazione. In Manuel Bortuzzo abbiamo riconosciuto questi valori, dentro e fuori dall'acqua. La sua capacità di reagire alle difficoltà e di trasformarle in una nuova sfida sportiva e umana lo rende un esempio straordinario per i giovani. Inoltre, il suo percorso nelle Fiamme Oro, come quello di mio padre, rende questo riconoscimento ancora più significativo. Questa è la prima edizione del Premio Carlo Pedersoli e il nostro auspicio è che possa diventare un appuntamento duraturo, capace di premiare negli anni tanti giovani sportivi che incarnano gli stessi valori di fair play e umanità che mio padre ha sempre rappresentato».





