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Stasera su Iris in prima serata va in onda il film Black Mass – L’ultimo gangster, film di Scott Cooper con Joel Edgerton, Benedict Cumberbatch e Johnny Depp. Depp, reso irriconoscibile dal trucco, interpreta James “Whitey” Bulger, un famoso criminale della Boston degli anni Settanta e Ottanta. Il film è tratto dal libro Black Mass – The Irish Mob, The FBI, and A Devil’s Deal, pubblicato negli Stati Uniti nel 2000 ed edito in Italia da Rizzoli.


Il boss ha ispirato anche la figura di Francis Costello, interpretato da Jack Nicholson, in The Departed ( premio Oscar come miglior film nel 2007), di Martin Scorsese.
Membro della famigerata Winter Hill Gang, assassino, estorsore e trafficante, riuscì a costruire un impero criminale grazie a una combinazione di violenza spietata e protezione istituzionale. La sua storia è quella di un gangster che trasformò la collaborazione con l’FBI in un’arma per eliminare i rivali e consolidare il proprio potere, fino a diventare uno dei latitanti più braccati degli Stati Uniti, tanto che per alcuni anni è stata la seconda persona più ricercata dopo Osama Bin Laden. Si ignorava come fosse diventato il suo volto tanto che vennero elaborati identikit presunti, un po’ come accade in Italia per due super latitanti di Cosa nostra, Bernando Provenzano e Matteo Messina Denaro.
Una famiglia irlandese cattolica
Nato il 3 settembre 1929 nel quartiere di Dorchester, a Boston, Bulger era il maggiore di cinque figli di una famiglia di origini irlandesi che viveva in condizioni economiche difficili. Crebbe nei complessi di edilizia popolare di Old Harbor, frequentando scuole cattoliche. Il fratello minore William avrebbe intrapreso una brillante carriera politica, arrivando a diventare presidente del Senato del Massachusetts, mentre James scelse ben presto una strada diversa. A soli 14 anni venne arrestato per furto e successivamente per aggressione e rapina a mano armata. Faceva parte di una gang giovanile chiamata The Shamrocks e accumulò numerosi precedenti per furti, falsificazioni e rapine. Dopo diversi periodi in riformatorio, nel 1948 si arruolò nell’aeronautica militare statunitense. Anche durante il servizio continuò però a infrangere la legge e nel 1952 fu congedato.


Tornato a Boston, riprese immediatamente l’attività criminale. Dopo una serie di rapine a banche e assalti a mezzi di trasporto, nel 1956 fu arrestato e condannato a 25 anni di carcere. Durante la detenzione passò attraverso alcune delle prigioni più celebri degli Stati Uniti, tra cui Atlanta, Leavenworth e soprattutto Alcatraz, dove rimase per tre anni.
Scarcerato dopo nove anni, Bulger trovò una Boston dominata da bande rivali e guerre tra gruppi criminali. Iniziò a lavorare per Donald Killeen, uno dei boss della malavita irlandese locale, ma presto cambiò schieramento. Negli anni Settanta entrò nella Winter Hill Gang, una potente organizzazione criminale che operava nel gioco d’azzardo, nelle estorsioni, nell’usura e nel traffico di droga. Dopo l’eliminazione del leader James McLean, Bulger ne assunse il controllo e avviò una sanguinosa campagna contro le bande rivali.
La guerra di Boston
Tra il 1971 e il 1975 Boston fu teatro di una vera guerra criminale. Bulger partecipò direttamente o ordinò numerosi omicidi, tra cui quelli di esponenti delle gang concorrenti. Grazie alla sua reputazione di uomo estremamente violento e alla capacità di intimidire avversari e testimoni, riuscì progressivamente a imporre il proprio dominio su gran parte della criminalità organizzata cittadina.
La svolta decisiva arrivò però nel 1975, quando a Boston tornò l’agente dell’FBI John Connolly, cresciuto negli stessi quartieri irlandesi di Bulger. I due stipularono un accordo destinato a durare quasi vent’anni. Bulger avrebbe fornito informazioni sui suoi rivali, in particolare sulla mafia italoamericana, mentre Connolly avrebbe ignorato gran parte delle sue attività criminali e lo avrebbe protetto dalle indagini federali.
L’intesa si rivelò vantaggiosa per entrambi. Connolly costruì una brillante carriera nell’FBI grazie agli arresti ottenuti attraverso le informazioni ricevute. Bulger, invece, poté espandere il proprio impero criminale godendo di una sostanziale impunità. Sebbene molti a Boston conoscessero il suo coinvolgimento in omicidi, estorsioni e traffici illegali, per anni riuscì a vivere quasi come un normale cittadino.
Negli anni Ottanta e nei primi anni Novanta la Winter Hill Gang raggiunse il massimo della sua influenza. Tuttavia, l’alleanza con l’FBI iniziò lentamente a sgretolarsi. Nel 1994 le autorità federali erano ormai pronte a incriminare Bulger per numerosi omicidi e attività criminali. Fu proprio Connolly ad avvertirlo che l’arresto era imminente.
Il latitante senza volto
Il 23 dicembre 1994 Bulger lasciò Boston e iniziò una delle più celebri latitanze della storia americana. Per sedici anni riuscì a sfuggire alle autorità, spostandosi attraverso gli Stati Uniti e probabilmente anche all’estero. Nel frattempo la Winter Hill Gang venne progressivamente smantellata e nel 1999 le forze dell’ordine ne dichiararono la fine ufficiale.


La latitanza terminò il 22 giugno 2011, quando gli agenti dell’FBI lo arrestarono in un appartamento di Santa Monica, in California, dove viveva con la compagna Catherine Greig. Nell’abitazione furono trovate decine di armi e oltre 800.000 dollari in contanti nascosti nelle pareti.


Il processo iniziò nel 2013 e rivelò l’enorme estensione delle sue attività criminali e delle connivenze con funzionari corrotti. Bulger fu riconosciuto colpevole di 31 capi d’accusa, compresa la partecipazione a 11 omicidi, oltre a estorsione, riciclaggio, traffico di droga e corruzione di agenti federali. Il 13 novembre 2013 venne condannato a due ergastoli più cinque anni di carcere. è stato trovato morto nella sua cella della prigione di Hazelton, in West Virginia, dove era stato appena trasferito. Il cominciato ufficiale parlò di un copro riverso a terra privo di conoscenza, ma l’ipotesi di diversi giornali americani fu che era stato picchiato a morte da altri detenuti come vendetta di suoi ex rivali




