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Prima di vedere un film tratto da un romanzo, sarebbe consigliato leggere il libro, ma va bene anche il contrario se non volete perdervi la visione, stasera alle 21,15, su Canale 5 di Colpa delle stelle, diretto da Josh Boone con Shailene Woodley e Ansel Elgort nei panni dei due ragazzi protagonisti. Il libro, prima ancora del film, è stato un caso letterario, raro esempio di romanzo non di genere fantastico che abbia fatto innamorare gli adolescenti, che ne sono il pubblico elettivo, ma anche gli adulti.
L’autore è l’americano John Green, ha scritto altri romanzi di successo, che hanno sempre gli adolescenti come protagonisti, storie talvolta estreme, drammatiche, ma narrate con leggerezza e adesione ai personaggi. Da un altro di essi, Castelli di carta, è stato tratto un film. Colpa delle stelle, storia d’amore tra due ragazzi malati di tumore, è stato paragonato a Love Story e a Braccialetti rossi, e fa parte di un filone della letteratura denominato sick lit, ovvero romanzi che mettono al centro della storia la malattia. Procede in un modo lineare e scorrevole, dove a dominare è il registro ironico malgrado la condizione drammatica di Hazel, che per una grave forma di tumore con cui convive da quattro anni tenuto a bada da un farmaco sperimentale, deve vivere perennemente attaccata a una bombola di ossigeno perché i suoi polmoni sono compromessi.
Non frequenta la scuola, ha pochi amici, due genitori che la amano teneramente e sono molto in pena per lei ma vorrebbero che vivesse il più possibile in modo normale. A un incontro di auto-aiuto per ragazzi affetti da patologie oncologiche, conosce Augustus, detto Gus, guarito da un osteosarcoma a cui ha sacrificato una gamba. È lui a dichiarare per primo il suo amore, a cui Hazel inizialmente resiste ma a cui poi si affida. Entrambi hanno una smodata passione per un libro, Un’imperiale afflizione, a cui però manca il finale. Il loro progetto è quello di recarsi ad Amsterdam, città in cui l’autore del libro risiede, per convincerlo a scrivere un seguito. Un viaggio difficile da organizzare date le condizioni di salute precarie di Hazel, ma a cui i genitori alla fine acconsentono. Al rientro dal viaggio la situazione precipita (ma non vogliamo svelarvi in che direzione) e il tono del libro perde gran parte della sua leggerezza per andare a solleticare le corde della commozione.
Difficile resistere alle lacrime, che sgorgano spontanee in quanto abbiamo portato per mano i due ragazzi nella loro storia d’amore, abbiamo toccato i loro cuori e ora ci struggiamo di fronte al loro dramma. Una commozione autentica, non patetica, uno strazio quasi dolce, perché alla fine è la speranza a vincere. una nota sul titolo: deriva da una frase del Giulio Cesare di William Shakesperare, in cui Cassio dice a Bruto: "La colpa, caro Bruto, non è delle nostre stelle, ma nostra, se siamo dei subalterni".
L’autore è l’americano John Green, ha scritto altri romanzi di successo, che hanno sempre gli adolescenti come protagonisti, storie talvolta estreme, drammatiche, ma narrate con leggerezza e adesione ai personaggi. Da un altro di essi, Castelli di carta, è stato tratto un film. Colpa delle stelle, storia d’amore tra due ragazzi malati di tumore, è stato paragonato a Love Story e a Braccialetti rossi, e fa parte di un filone della letteratura denominato sick lit, ovvero romanzi che mettono al centro della storia la malattia. Procede in un modo lineare e scorrevole, dove a dominare è il registro ironico malgrado la condizione drammatica di Hazel, che per una grave forma di tumore con cui convive da quattro anni tenuto a bada da un farmaco sperimentale, deve vivere perennemente attaccata a una bombola di ossigeno perché i suoi polmoni sono compromessi.
Non frequenta la scuola, ha pochi amici, due genitori che la amano teneramente e sono molto in pena per lei ma vorrebbero che vivesse il più possibile in modo normale. A un incontro di auto-aiuto per ragazzi affetti da patologie oncologiche, conosce Augustus, detto Gus, guarito da un osteosarcoma a cui ha sacrificato una gamba. È lui a dichiarare per primo il suo amore, a cui Hazel inizialmente resiste ma a cui poi si affida. Entrambi hanno una smodata passione per un libro, Un’imperiale afflizione, a cui però manca il finale. Il loro progetto è quello di recarsi ad Amsterdam, città in cui l’autore del libro risiede, per convincerlo a scrivere un seguito. Un viaggio difficile da organizzare date le condizioni di salute precarie di Hazel, ma a cui i genitori alla fine acconsentono. Al rientro dal viaggio la situazione precipita (ma non vogliamo svelarvi in che direzione) e il tono del libro perde gran parte della sua leggerezza per andare a solleticare le corde della commozione.
Difficile resistere alle lacrime, che sgorgano spontanee in quanto abbiamo portato per mano i due ragazzi nella loro storia d’amore, abbiamo toccato i loro cuori e ora ci struggiamo di fronte al loro dramma. Una commozione autentica, non patetica, uno strazio quasi dolce, perché alla fine è la speranza a vincere. una nota sul titolo: deriva da una frase del Giulio Cesare di William Shakesperare, in cui Cassio dice a Bruto: "La colpa, caro Bruto, non è delle nostre stelle, ma nostra, se siamo dei subalterni".




