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«Dedico questo premio a tutti i caregiver familiari, non siamo e non vogliamo essere degli eroi, ma chiediamo solo finalmente una legge adeguata» ha dichiarato la vincitrice della prima edizione del Premio letterario “Pontremoli – Città del Libro e della Famiglia”, un’iniziativa culturale e sociale che ci auguriamo possa avere lunga vita.
A contendersi il podio sono stati Massimiliano Alberti, (La piccola Parigi, Infinito); Susanna Bo, (Se fossi in te, San Paolo); Anna Pavignano, (La prima figlia, E/O); Susanna Petruni, (Volevo una mamma bionda, Piemme); Mariangela Tarì, (Il precipizio dell’amore, Mondadori); Maria Pia Veladiano, (Adesso che sei qui, Guanda).
I sei romanzi finalisti rappresentano uno spaccato di letteratura che vuole narrare la famiglia senza tralasciare nulla del bello e del brutto e senza inutili orpelli o edulcorazioni ma raccontando la verità delle gioie, delle fragilità e delle fatiche che l’accompagnano
Ed è proprio una testimonianza di dolore, fatica e ingiustizia che ha ricevuto più voti e ha vinto la prima edizione. Si tratta di Il precipizio dell’amore di Mariangela Tarì, storia vera di due genitori di origine pugliese, attualmente residente a Verona, cui la sorte ha dato la malattia, non di un figlio ma di due… Un destino crudele e inaccettabile che si palesa inizialmente con la primogenita Sofia colpita della sindrome di Rett, una malattia degenerativa rarissima che colpisce una bambina su 10.000, e la porta in pochi anni a un’irreversibile immobilità. Ma non basta, i due genitori si trovano tre anni dopo ad affrontare un ulteriore dramma: al secondogenito Bruno viene diagnosticato un tumore al cervello che lo lascia in coma per un mese e lo costringe a cure e terapie pesantissime.


L’autrice, laureata in giurisprudenza e maestra nella scuola primaria, ha ricevuto il premio raggiante: «Grazie, è il mio primo libro e il mio primo premio. Ed è importantissimo perché della disabilità non si parla mai. Siamo abituati ai campioni paralimpici ma non a mia figlia che non muove un muscolo e vuole vivere». Mariangela Tarì, raccontando l’origine della parola handicap, spiega che il peso detto handicap messo ai cavalli per rallentarli «veniva dato ai cavalli vincenti, significa che noi società dobbiamo togliere questi pesi da qualsiasi tipo di disabilità. Dobbiamo distinguere il disabile da chi se ne prende cura e chiedere una legge per quest’ultimo, il caregiver familiare. Per chi perde tutto, perde il lavoro, la dignità e si trova in uno stato di emergenza costante. Voi che avete vissuto il Covid e non potevate lavorare né portare i figli a scuola sappiate che io e mio marito siamo in questa situazione tutti i giorni della nostra vita».
«Non potete essere indifferenti» ha chiesto questa madre «perché l’indifferenza ammazza». E conclude: «Questo libro non racconta la sfortuna ma racconta un dono fondamentale che non è la malattia, non chiamerò mai la malattia “un dono”, ma è quello che scopri all’interno della malattia. Noi abbiamo tutte le risorse per essere delle persone migliori. Il dolore a volte lo rende evidente. Io sono una persona migliore. Purtroppo sono passata dal dolore per la malattia dei miei figli ma adesso sono strumento e questo va bene…»
Per Gigi De Palo, Presidente Forum Associazioni Familiari: «Grazie ai libri della sestina abbiamo dimostrato di poter portare in piazza temi importanti come la disabilità, l’Alzheimer, il desiderio di maternità, i conflitti familiari. C’è una bellezza nella quotidianità delle famiglie nonostante le fragilità e le difficoltà, che merita di essere raccontata e con questo Premio abbiamo dato spazio a una nuova narrazione della famiglia». Grande soddisfazione anche per il sindaco Jacopo Ferri: «Questo premio è stato importante e interessante per tutta la comunità perché ha unito cultura e politiche per la famiglia. Siamo felici di questa collaborazione con il Forum delle Famiglie e con la Fondazione Città del libro continueremo a sostenere il premio».





