PHOTO
Dando prova dell'intelligenza e della "furbizia" che lo contraddistinguevano, Gabriel García Márquez ebbe a dire durante un'intervista a Giovanni Minoli: «Non riconosco la definizione di realismo magico, per la semplice ragione che la magia è inscritta nella reltà». La magia o, se vogliamo, la letterarietà dei fatti scorrono nelle vene della vita e del mondo. Basta saperli cogliere. Basta essere Gabriel García Márquez (1927-2014) per trasformarli in capolavori.
Uno scrittore non muore mai davvero, perché resta, di lui, ciò che lo ha reso famoso, un simbolo per gli uomini: i suoi libri. Fra le tante opere che ci ha lasciato Gabo, ecco i tre titoli da non perdere, da leggere o rileggere, per farlo vivere ancora dentro di noi.
1) Nessuno scrive al colonnello
Racconto pubblicato nel 1961, fa parte del "ciclo di Macondo" che troverà compimento in Cent'anni di solitudine. Storia di un vecchio militare che da lunghi anni attende una pensione che non arriva mai. Per allevare un gallo da combattimento, da cui si aspetta qualche guadagno, sacrifica persino i magri pasti. Uno dei più riusciti ritratti maschili dello scrittore.
2) Cent'anni di solitudine
Immancabile il capolavoro del 1967, il romanzo più universalmente noto di Gabo, trionfo del cosiddetto realismo magico, opera-totale che descrive e rappresenta un mondo. Un capolavoro che è anche una saga famigliare, che intreccia le vicende della famiglia Buendia con quelle della città di Macondo, accomunati da ascese e decadenze. Una parabola di solitudine e sconfitta che gravita attorno al colonnello Aureliano, padre di 17 figli illeggittimi.
3) Cronaca di una morte annunciata
Basato su un fatto reale, venne pubblicato nel 1981 (un anno prima del Nobel). Pur nella brevità, o forse grazie ad essa, rappresenta uno dei vertici della sua narrativa, allegoria dell'assurdità e della fatalità della vita (temi centrali nella poetica di Gabo) che alterna i toni della tragedia con quelli del thriller. Santiago Nasar deve morire: lo sanno tutti, lui, il parroco, le sue spasimanti, la gente della città. Ha violato l'onore di una ragazza e i fratelli non possono sottarsi al loro dovere. Eppure nessuno muove un dito, nememno Santiago, nemmeno, paradossalente, i vendicatori designati...
Uno scrittore non muore mai davvero, perché resta, di lui, ciò che lo ha reso famoso, un simbolo per gli uomini: i suoi libri. Fra le tante opere che ci ha lasciato Gabo, ecco i tre titoli da non perdere, da leggere o rileggere, per farlo vivere ancora dentro di noi.
1) Nessuno scrive al colonnello
Racconto pubblicato nel 1961, fa parte del "ciclo di Macondo" che troverà compimento in Cent'anni di solitudine. Storia di un vecchio militare che da lunghi anni attende una pensione che non arriva mai. Per allevare un gallo da combattimento, da cui si aspetta qualche guadagno, sacrifica persino i magri pasti. Uno dei più riusciti ritratti maschili dello scrittore.
2) Cent'anni di solitudine
Immancabile il capolavoro del 1967, il romanzo più universalmente noto di Gabo, trionfo del cosiddetto realismo magico, opera-totale che descrive e rappresenta un mondo. Un capolavoro che è anche una saga famigliare, che intreccia le vicende della famiglia Buendia con quelle della città di Macondo, accomunati da ascese e decadenze. Una parabola di solitudine e sconfitta che gravita attorno al colonnello Aureliano, padre di 17 figli illeggittimi.
3) Cronaca di una morte annunciata
Basato su un fatto reale, venne pubblicato nel 1981 (un anno prima del Nobel). Pur nella brevità, o forse grazie ad essa, rappresenta uno dei vertici della sua narrativa, allegoria dell'assurdità e della fatalità della vita (temi centrali nella poetica di Gabo) che alterna i toni della tragedia con quelli del thriller. Santiago Nasar deve morire: lo sanno tutti, lui, il parroco, le sue spasimanti, la gente della città. Ha violato l'onore di una ragazza e i fratelli non possono sottarsi al loro dovere. Eppure nessuno muove un dito, nememno Santiago, nemmeno, paradossalente, i vendicatori designati...





