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Il Commissario Buonvino,2025
Walter Veltroni conosce bene Roma, ne è stato anche sindaco. E, nell’immaginarsi lo scenario dei suoi gialli con protagonista il commissario Buonvino (Marsilio editore), ha “creato” un posto di polizia in uno dei suoi luoghi più suggestivi: il parco di Villa Borghese, pensando, chissà, già a una futura trasposizione televisiva. Che puntualmente è arrivata con la serie Il commissario Buonvino - I misteri di Villa Borghese, diretta da Milena Cocozza, in due episodi su Rai 1 il 7 e il 14 maggio, di cui Veltroni è consulente editoriale. È Giorgio Marchesi a dare volto e barba al protagonista, un commissario caduto in disgrazia per eccesso di solerzia, relegato all’ufficio relazioni con il pubblico e poi ripescato per dirigere un commissariato dove non succede mai nulla e dove gli agenti sono demotivati e, in apparenza, inetti. È lì che ritrova un’ex collega, Veronica (Serena Iansiti), che si è autorelegata in quel “buco” dopo la morte del marito, anch’egli poliziotto. Insomma, una compagnia di reprobi che Buonvino saprà trasformare in una vera squadra, tirando fuori i loro talenti e la voglia di riscatto.


Come si è trovato nei panni di questo commissario così poco rude?
«Buonvino si comporta come un buon padre che non ha bisogno di urlare per farsi ascoltare e obbedire: deciso su ciò che vuole, ma in grado di vedere e ascoltare chi ha di fronte, senza giudicare. Non è un accentratore malato di protagonismo: è più come un direttore d’orchestra. Si sposta con una spider d’epoca, unico vezzo “borghese”, perché – dice – “è un’auto bellissima”. Colleziona anche vecchi vinili ed è affezionato agli oggetti per ciò che hanno rappresentato per lui. Io sono un po’ così: ho conservato la Vespa con cui, da giovane, ho fatto giri bellissimi sui Colli Euganei e in Sardegna. Mi piace molto come personaggio, tranne che per la sua fede calcistica: lui è milanista, mentre io, da buon bergamasco, tifo Atalanta».
Cultore della bellezza e abile cuoco. Anche lei si diletta ai fornelli?
«Per nulla. Anche se mi trovo spesso a vivere da solo, cucino solo cose semplicissime. Mi va bene una pasta in bianco, magari con materie prime di qualità».
Un’altra caratteristica di Buonvino è la sua cinefilia: lo vediamo incantarsi davanti ad angoli di Roma dove sono state girate celebri scene di vecchi film...
«Ho apprezzato molto la scelta della regista di giustapporre a un’inquadratura della serie lo spezzone del film in bianco e nero, come nella trattoria dove Buonvino porta Veronica a cena, rivedendo una scena di Bellissima di Luchino Visconti con Anna Magnani».


Chiaramente l’autore dei libri, Walter Veltroni, che è anche regista, ha messo molto di sé in questo personaggio. Vi siete incontrati durante le riprese?
«È venuto una volta a salutarci sul set, ma l’occasione per dialogare con lui è stata prima delle riprese, quando lo abbiamo incontrato con la regista Milena Cocozza. Ci ha dato delle dritte e ci ha confidato che la serie rende omaggio anche a un’altra sua passione: il calcio. I cognomi di molti personaggi ricalcano quelli di campioni del passato, come Re Cecconi, Nodari e Robotti».


Lei ha iniziato dal teatro, fondando giovanissimo una sua compagnia. Ma è la televisione l’ambito in cui ora lavora di più. Le manca il palcoscenico?
«Le esigenze delle riprese delle serie tv mal si conciliano con le tournée teatrali. Inoltre, quando i miei figli erano piccoli, preferivo non stare troppo a lungo lontano da casa. Ora hanno 13 e 19 anni, un’età che non richiede più una presenza costante. Così qualche anno mi concedo qualche minitour. Ora sono in scena con L’amante di Harold Pinter, dove recita la mia compagna, Simonetta Solder, che ha un ruolo anche nel primo episodio di Buonvino: è la moglie dell’uomo ritrovato morto. Ci siamo conosciuti proprio sul palco, recitando in Le relazioni pericolose. Il teatro resta un’esperienza unica perché mi permette di avere un rapporto diretto con il pubblico e poi mi consente di girare l’Italia e apprezzarne la bellezza e la buona cucina».




