Anche se sono a distanza, tra loro c’è la stessa complice allegria che si respira nel film che hanno girato. Greta Scarano è collegata in video da un giardino con il suo cane. Matilda De Angelis si trova nella stanza buia di uno studio di registrazione. E poi c’è lui, Yuri Tuci, dalla sua casa di Prato, che sfoggia un eloquio in cui la proprietà di linguaggio va di pari passo con l’ironia: «Scusate per questa tenuta da militare dismessa, non sono così figo come quando sono andato in Tv».

Li incontriamo per parlare del film La vita da grandi, con cui Greta Scarano debutta alla regia, ed è ispirato alla vera storia di Margherita e Damiano Tercon. Nel film, invece, troviamo Irene (De Angelis), che da Roma torna a Rimini per prendersi cura del fratello autistico, Omar (Tuci), durante un periodo di assenza dei genitori. Irene scopre che Omar non ha nessuna intenzione di vivere con lei quando loro non ci saranno più e allora organizza per lui un corso intensivo per “diventare grande”.

In una scena molto bella, Omar registra un video da mandare a un talent show a cui vorrebbe partecipare. Yuri, puoi farlo anche tu?

Yuri: «Mi chiamo Yuri Tuci, ho 41 anni, sono un uomo autistico ad alto funzionamento, un inguaribile romanticone e molto testardo. Nella vita voglio continuare a fare il mio lavoro, il bidello in un liceo, e sperimentare il mondo del cinema. Quando non lavoro, mi piace cantare, giocare ai videogiochi e andare in terrazzo quando ci sono le belle giornate».

Perché nel film si ascolta più volte Ci vuole orecchio di Enzo Jannacci?

Greta: «Jannacci si è sempre occupato degli “strani”, anche perché lui stesso era “strano”. Ho scelto Ci vuole orecchio perché è dedicata alle persone che fanno fatica a esprimersi in una società che ti vuole sempre performante e perfettamente incasellato. Persone come Damiano e Yuri, che ti fanno scoprire punti di vista sulle cose un po’ laterali, diversi da quelli a cui siamo abituati, che ci farebbe bene ascoltare di più».

Yuri, a Omar piace il rap. E a te?

Yuri: «A Omar piace il rap perché Greta ha visto un mio video in cui rappavo un pezzo di Eminem».

Greta: «Nella realtà, Damiano Tercon canta arie d’opera, ma non me la sono sentita di costringere Yuri a farlo. Anche perché lui è un vero showman. Tutte le settimane canta al karaoke nei locali».

Yuri: «E poi Damiano è un tenore, mentre io sono un baritono».

Hai mai sognato di partecipare a un talent show come Omar e come ha fatto nella realtà Damiano?

Yuri: «Ho sognato di volare, ma di partecipare a un talent no. Però se mi dovessero chiamare ci andrei: ormai sono nel giro».

Matilda: «Come si è capito, Yuri non è molto timido».

Come Omar che nel film ha una totale mancanza di inibizioni e dice sempre ciò che pensa. Lo invidiate un po’ per questo?

Matilda: «Sì, mi piacerebbe avere la sua schiettezza, dire sempre ciò che per me è la verità. Spesso è difficile farlo perché si ha paura di ferire gli altri o di suscitare reazioni sbagliate. Poi, certo che questa schiettezza va dosata, non è una virtù in assoluto. Ma è un grande strumento di libertà».

Greta: «Per me è un po’ diverso perché io devo spesso forzarmi a stare zitta perché se no poi finisce male. Ho in comune con Omar anche il fatto di credere tanto in me stessa, a costo di sbattere contro la realtà. Ho una forte propensione al sogno che mi ha aiutato molto, ma a volte mi ha anche buttato giù».

E tu Yuri ti riconosci in Omar?

Yuri: «Il mio autismo è completamente diverso da quello di Omar: non è così evidente, è atipico perché i miei genitori lo hanno scoperto subito e mi hanno affidato a una neuropsichiatra che ringraziamo ancora perché ci ha letteralmente salvato la vita».

Ma anche tu tendi a dire sempre quello che pensi?

Yuri: «Specie quando ho ragione. Allora sì che non mi ferma nessuno».

Il film affronta anche il tema del prendersi cura di una persona cara, un fratello come nel caso di Irene e Omar, o un genitore. Ci avete già pensato a quando arriverà quel momento?

Matilda: «Mia mamma ha già detto che se succederà vorrà stare con me piuttosto che con mio fratello. Ha le sue ragioni, perché io sono molto più ordinata di lui… No, scherzo. Spero di doverci pensare il più tardi possibile».

Greta: «Questa è una grande differenza su cui ho riflettuto quando ho fatto questo film: chi ha un fratello o una sorella disabile lo accudisce da sempre. Quindi queste persone anticipano una condizione che tutti vivremo chissà quando. Ed è questo che, al di là dell’autismo, rende la storia del film universale».

Cosa si può fare per migliorare la condizione delle persone autistiche?

Yuri: «Avere più personale medico, ma soprattutto più sensibilizzazione e informazione, evitando stigmatizzazioni. Da questo punto di vista, mi sembra che negli ultimi anni stiamo facendo grandi passi indietro».

Matilda: «La scuola dell’obbligo arriva fino a 16 anni. Io ho un’amica che ha un figlio autistico e tra qualche anno, se le cose non cambieranno, non lo potrà più mandare a scuola perché non riesce a seguire una giornata di lezioni come gli altri».

Parafrasando il titolo del film, quando avete capito che iniziava per voi la vita da grandi?

Matilda: «Io mi sono sempre sentita un po’ grande, ma se devo scegliere un momento, dico quando a 18 anni sono andata a vivere da sola».

Greta: «Pure io sono cresciuta molto presto, anche perché vengo da una famiglia con i genitori separati. Però forse ho capito di essere diventata grande quando mi sono resa conto che dovevo conservare la bambina che c’è in me. E l’ho capito nei momenti più brutti della mia vita, con i lutti, le delusioni, quando insomma rischi di diventare grande per sempre, perdendo la capacità di sognare».

Yuri: «Io ho 41 anni, ma il mio cervello è quello di un diciottenne. Quindi so che diventerò grande, ma non so quando accadrà».