In questo 2026 si celebra il 270° compleanno di Wolfgang Amadeus Mozart (nato a Salisburgo il 27 gennaio del 1756) e per l’occasione il Teatro Comunale di Bologna inaugura la nuova stagione d’opera (l’ultima realizzata fuori dalla sede storica di Largo Respighi, dove si rientrerà il 14 febbraio 2027 con una grande festa per la riapertura dopo i lavori di riqualificazione) con Idomeneo, uno dei capolavori del genio salisburghese: Idomeneo. Composta su libretto dell’abate Gianbattista Varesco, l’opera fece il suo debutto al Residenztheater di Monaco il 29 gennaio 1781.

Considerata dal grande musicologo Massimo Mila “la più matura delle opere giovanili di Mozart” (la compose quando aveva solo 23 anni), Idomeneo è meno rappresentata rispetto alla trilogia Da Ponte-Mozart (Le nozze di Figaro, Don Giovanni e Così fan tutte), ma grazie alla sua bellissima musica risplende come un gioiello della storia dell’opera.

Lo spettacolo è firmato per la regia da Mariano Bauduin, al debutto nella stagione bolognese, ed è guidato musicalmente da Roberto Abbado. Gli interpreti principali sono il tenore Antonio Poli nel ruolo del titolo (Idomeneo, re di Creta), il soprano Mariangela Sicilia nelle vesti di Ilia (principessa troiana, figlia di Priamo) e il mezzosoprano Francesca Di Sauro nel ruolo “en travesti” di Idamante (figlio di Idomeneo) e il soprano Salome Jicia nei panni di Elettra (principessa, figlia d’Agamennone, re d’Argo).

Alla base della narrazione troviamo il mito greco, con il ritorno in patria del re di Creta dopo la guerra di Troia, e la promessa a Nettuno, affinché lo salvi dal naufragio, di sacrificare il primo essere umano che vedrà al suo sbarco, senza immaginare che sarebbe stato proprio suo figlio Idamante. Di qui le difficoltà del re per evitare il terribile impegno preso nei confronti della divinità del mare, l’intrecciarsi con la storia d’amore tra la principessa troiana Ilia e Idamante, la minaccia della sicurezza di Creta se non dovesse compiersi il sacrificio, fino al messaggio di salvezza dell’oracolo: Idomeneo deve rinunciare al trono in favore di Idamante, che sposerà Ilia e regnerà su Creta, placando le ire di Nettuno.

“Per Bologna abbiamo studiato una versione basata essenzialmente sulla partitura di Monaco del 1781, recuperando anche i balli e le numerose marce, che a mio avviso definiscono in maniera più precisa la struttura drammaturgica complessiva”, spiega il Maestro Abbado.

Abbado condivide il giudizio di Mila e aggiunge che Idomeneo è come un Giano bifronte. “È un’opera che guarda al futuro ma nasce dalla grande riforma dell’opera seria avviata da Gluck a metà del Settecento, un’eredità che Mozart mise a frutto in maniera prodigiosa sia dal punto di vista musicale che drammatico. Leggendo la partitura, infatti, balza agli occhi l’eccezionale istinto teatrale di Mozart. Per lui l'andamento del dramma viene prima di ogni altra considerazione e perciò si pone sempre al servizio del discorso teatrale, cogliendo in maniera perfetta le situazioni drammatiche e il carattere dei personaggi, trovando una ricchissima varietà di forme espressive per collegare in maniera fluida l’intera vicenda».

Il maestro milanese, figlio di Marcello e nipote di Claudio, sottolinea anche un altro aspetto dell’opera: “Mozart adotta un'orchestrazione basata sul concetto del chiaroscuro sonoro, che ritroveremo nel Don Giovanni, e lo fa per creare un un senso drammatico ancora maggiore, per cui anche l'orchestra diventa parte della drammaturgia. Un ruolo importante lo gioca anche il coro, che accentua la struttura davvero maestosa dell’opera” .

Per gli spettatori che vedranno l’opera in teatro a Bologna (con repliche fino al 1° febbraio) oppure la ascolteranno nella diretta di Rai Radio3 del 24 gennaio alle 18 quali sono i punti nei quali si coglie meglio la bellezza di Idomeneo? “Piuttosto che sui alcuni momenti, io consiglierei al pubblico e agli ascoltatori”, risponde Roberto Abbado, “di concentrarsi su tre personaggi: Ilia, Idamante ed Elettra. È per loro che Mozart compone le sue musiche più audaci, che guardano già al futuro”.