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Alcune lettere conservate al Museo della Lettera d'amore di Torrevecchia Teatina.
Galeotta fu la Circumvesuviana. Perché sul treno che collega Napoli con i paesi dell’entroterra, Pina Verdoliva e Massimo Pamio si sono incontrati, oltre 30 anni fa. Lei, bellissima ragazza di Pompei, circondata da una soffice nuvola di capelli rossi; lui, giovane abruzzese, con tanti ideali e una passione per l’arte. «Da allora, non ci siamo più lasciati», dice Pina. «Dal nostro amore vissuto a chilometri di distanza sono nate dolcissime lettere». I primi fogli su cui, anni dopo, si sarebbe fondato il Museo della Lettera d’amore, il primo e unico del genere nel mondo. Che, oggi, conta oltre 25 mila lettere, arrivate da tutto il mondo.


Massimo Pamio e Tina Verdoliva gli ideatori del museo.
Siamo a Torrevecchia Teatina, poco più di 4 mila abitanti sulle colline che fanno da corona alla città di Chieti, in Abruzzo. Il museo nasce nelle stanze del bellissimo Palazzo Valignani; ormai 26 anni fa, Pina e Massimo decisero di istituire un premio dedicato alla Lettera d’amore. Alla prima edizione, arrivarono oltre mille missive, da tutti i continenti. Per conservarle, il 9 agosto 2011 nasce così, un po’ per avventura, un po’ per scherzo, molto per amore, il Museo di Torrevecchia. Lo dirigono Massimo Pamio e la moglie Pina, aiutati da Vittorio Esposito, 90 anni, «custode volontario», come si definisce lui.


Altre lettere di privati conservate a al Museo della lettera d'amore.
Negli anni, alle lettere del Premio si sono affiancati carteggi donati da privati, ma anche epistolari acquistati da antiquari: il più antico è di due nobili napoletani del 1700 e, oggi, la raccolta esposta al museo conta non solo lettere, ma anche fotografie, piccoli oggetti, francobolli… Dal 16 ottobre 2012, inoltre, lo spazio espositivo si è arricchito di due nuove sale dedicate alle lettere indirizzate a Giovanni Paolo II, migliaia di testimonianze depositate in piazza San Pietro nelle ore dell’agonia e della morte del santo Papa polacco, nell’aprile del 2005, scritte in diverse lingue da bambini, ragazzi e adulti. Tra queste, la lettera di una persona detenuta per criminalità organizzata, che scriveva al Papa di essersi convertito e, per questo, pentito.


Una delle numerose lettere scritte a Giovanni Paolo II e custodite nella sala dell'"amore divino".
Oltre alla sala “dell’amor divino”, appunto, con le lettere per Giovanni Paolo II, c’è quella “dell’amor aereo”, in cui i testi scendono dall’alto, come fossero una pioggia di parole. Un’altra stanza è invece riservata al tema della corrispondenza tra innamorati costretti a separarsi negli anni dell’emigrazione in America. Analizzando le vicissitudini degli autori delle lettere, è stata decretata anche la storia d’amore più bella d’Italia: è quella tra Guido Aula e Maria Antonietta Genuardi, due nobili di origine siciliana, sposati il 14 febbraio del 1944 in piena guerra mondiale, che si sono scritti oltre 600 lettere dal 1941 al 1987. Rimasta vedova in tardissima età, Maria Antonietta è stata definita l’apostola dell’amore perché andava parlando dell’unione coniugale nelle scuole e aveva intrapreso un carteggio epistolare spirituale con san Josemaría Escrivá de Balaguer: fu proprio il fondatore dell’Opus Dei a inviare alcune di quelle lettere a papa Paolo VI che, sei mesi dopo, ha promulgato l’enciclica Humanae vitae, in cui si parla anche, appunto, della relazione e dell’affetto tra coniugi. «È bello pensare», commenta Pamio, «che l’enciclica di Paolo VI sia stata ispirata da una lettera d’amore».
INFORMAZIONI
Chiunque può donare le lettere d’amore della propria famiglia, saranno custodite per sempre. Info al cell. 327.99.60.722; museolettera@gmail.com; www.museoletterad’amore.it





