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Platone? Il filosofo che esaltava l’amore ideale. Socrate? Celebre per aver detto “Conosci te stesso”. Nietzsche? Il pensatore che teorizzò la forza individuale… Se, leggendo queste frasi, trovate che siano corrette e precise e non siete attraversati da nessuna forma di dubbio, insoddisfazione, turbamento, potreste già essere vittime dell’Intelligenza Artificiale (IA). Non che queste affermazioni siano false, e va riconosciuto che, da un punto di vista grammaticale sono corrette, ma il problema è che sono riduttive, semplificatorie, superficiali. Tendono a interpretare un pensiero sintetizzandolo, aggirandone la complessità e la fatica di decifrarla. Tendono a diffondere una cultura sì plausibile, ma non certo approfondita e spesso non verificabile.
Il rischio di un “umanesimo plausibile” viene denunciato da un interessante studio condotto da Libreriamo che ha voluto verificare sul campo come se la cava l’Intelligenza artificiale con i contenuti culturali. Sono state effettuate 1.500 interazioni con i più diffusi sistemi di IA generativa, 200 per ogni campo del sapere (arte, letteratura, filosofia…). Ecco i risultati: il 38% delle risposte è corretto e verificabile; il 44% rientra nei contenuti plausibili, il 18% presenta grossolani ed evidenti errori. Se la prima e la terza categoria offrono dati chiari – giuso o sbagliato – è la categoria intermedia a suscitare interesse e ad attirare la nostra attenzione, quella del plausibile: ovvero quelle risposte che non sono clamorosamente sbagliate, anzi sembrano corrette, ma sono affette da due gravi problemi: 1) non sono verificabili (per esempio attribuiscono a un autore una frase che potrebbe aver detto, ma risulta impossibile rintracciarla nei suoi testi); 2) semplificano concetti complessi, banalizzandoli, perdendo per strada le sfumature.
Un effetto potenzialmente pericolosissimo, denunciato dallo studio di Libreriamo, è che nel tempo, attraverso le progressive reinterpretazioni di un contenuto da parte dell’IA, si sedimenti una risposta artificiale che viene spacciata come plausibile. Insomma, al contenuto autentico e verificabile si sostituisce una reinterpretazione artificiale stratificata che si allontana sempre più dall’autentico e dal verificabile. Si innesca un meccanismo perverso in tre fasi: sintesi (il pensiero complesso viene ridotto a concetti chiave facilmente riconoscibili), ripetizione (le stesse associazioni vengono riproposte in modo ricorrente), consolidamento (l’immagine semplificata dell’autore diventa dominante).
Che fare? Il problema non è l’Intelligenza artificiale, che offre enormi possibilità anche in ambito culturale. Il problema è l’uso che noi ne facciamo e la nostra capacità di “governarla” con spirito critico, un concetto sui cui insiste molto l’enciclica Magnifica Humanitas di Leone XIV.
Ecco allora un decalogo proposto da Libreriamo per un coretto uso dell’IA:
1. Non sostituire il pensiero
L’intelligenza artificiale non deve sostituire il ragionamento, ma supportarlo. Le risposte che fornisce sono punti di partenza, non conclusioni.
2. Verificare sempre le fonti
Un contenuto è attendibile solo se riconducibile a un testo, a un autore e a un contesto preciso. Senza verifica, non c’è conoscenza.
3. Distinguere tra plausibile e autentico
Non tutto ciò che appare coerente è vero. La plausibilità è una forma di credibilità, non una garanzia di autenticità.
4. Riconoscere le reinterpretazioni
Molti contenuti sono rielaborazioni di concetti reali. Possono aiutare a comprendere, ma non vanno confusi con testi originali.
5. Non delegare l’apprendimento
La conoscenza richiede tempo, confronto e costruzione. L’IA può facilitare l’accesso, ma non può sostituire il processo cognitivo.
6. Usare l’IA per approfondire, non per semplificare
La sintesi è utile, ma non può sostituire la complessità del pensiero e delle opere.
7. Ricostruire sempre il contesto
Ogni contenuto va inserito nel suo contesto storico, culturale e teorico. Senza contesto, la conoscenza perde significato.
8. Evitare la standardizzazione culturale
Se vengono proposti sempre gli stessi autori e le stesse interpretazioni, è necessario ampliare lo sguardo e cercare alternative.
9. Integrare il confronto umano
Libri, docenti e fonti dirette restano fondamentali. L’IA non sostituisce il dialogo e il confronto.
10. Sviluppare una competenza critica
Comprendere come funziona l’intelligenza artificiale e quali sono i suoi limiti è oggi parte integrante dell’alfabetizzazione culturale.





