Tra i tanti passaggi dell’enciclica Magnifica Humanitas di papa Leone XIX destinati a suscitare per lungo tempo dibattito e riflessione, uno in particolare sembra identificare la “questione delle questioni” del nostro tempo e interpellare chiunque abbia a diverso titolo una responsabilità nei confronti delle nuove generazioni.

Lo riportiamo letteralmente, in tutta la sua forza profetica: «La velocità e la facilità con cui si ottiene una risposta o una sintesi rischiano di spegnere il desiderio di porre domande… Dobbiamo educarci a digiunare dall’IA e proteggere i nostri giovani dalla promessa della macchina perfetta, da quella seduzione sottile che fa sembrare inutile il pensiero umano proprio quando è più necessario».

«Fa sembrare inutile il pensiero umano proprio quando è più necessario»: sono parole di straordinaria profondità che non possono non avere un’eco in tutti noi. Il punto è questo: la tecnologia, così come ogni progresso scientifico, non sono un male, anzi, vanno salutati positivamente. E su questo concetto papa Leone torna più volte con chiarezza, per mettere a tacere fin da subito ogni pretestuosa accusa di oscurantismo. Tuttavia la scienza e la tecnologia non sono mai neutri: «Non possiamo considerare l’IA moralmente neutra. Non serve un’IA più morale se questa morale è decisa da pochi». Un’idea - questa della non neutralità delle scienze - sostenuta anche dal Nobel per la fisica Giorgio Parisi in un’intervista a commento dell’enciclica: «Ogni tecnologia porta con sé una filosofia implicita, un sistema di valori incorporato nelle scelte di chi la progetta. Nel caso dell’Intelligenza Artificiale è ancora più evidente: un sistema impara dagli esempi che gli forniamo e quegli esempi non sono mai un campione neutro del mondo. Contengono le nostre scelte, le nostre dimenticanze, i nostri pregiudizi, e la macchina poi li restituisce, spesso amplificati… Aggiungo una cosa che riguarda noi scienziati: anche la pretesa di una neutralità assoluta è un’illusione, e ostinarsi a difenderla finisce per indebolire la credibilità di chi la sbandiera. Riconoscere che la tecnologia incorpora valori non è un’accusa. È il primo passo per decidere consapevolmente quali valori vogliamo che incorpori».

L’aspetto su cui papa Leone ci mette in guardia con Magnifica Humanitas è che non possono essere la scienza e la tecnologia stesse a decidere quali valori assumere, in altre parole non possono decidere che cosa è bene e che cosa è male. Affinché l’uomo resti umano – altro leitmotiv del documento papale – è necessario che l’uomo non abdichi alla responsabilità etica di stabilire i contorni, i limiti, i paletti entro cui la ricerca deve muoversi. Se l’uomo abdica a questo compito, perde sé stesso.

La domanda successiva indotta dalle parole di Prevost è: l’uomo oggi e soprattutto domani sarà ancora in grado di discernere bene e male, giusto e ingiusto, umano e disumano? O sarà narcotizzato, se non ridotto in schiavitù da una tecnica che, come in un incubo distopico, avrà preso il sopravvento? Affinché questo incubo non si realizzi è necessario che le coscienze – specie quelle giovani, specie quelle in formazione – vengano educate, formate, coltivate, alimentate. Lo spirito critico, l’intelligenza che sa analizzare le cose oltre la superficie non è un dato innato né scontato, ma il frutto di un laborioso percorso che conduce l’uomo alla maturità. Siamo noi a dover indicare all’Intelligenza Artificiale in che direzione deve andare, quali valori deve incorporare, per riprendere le parole di Parisi: questo sarà il più grande impegno etico dei prossimi decenni. Il rischio è di accontentarsi di risposte preconfezionate (e quasi sempre interessate), spegnendo le domande, la sete di sapere e di capire…

Si capisce allora che l’educazione diventa la sfida delle sfide, il compito inderogabile di ogni genitore, insegnante, politico… Domandiamoci quindi quante energie, capitali e risorse destiniamo a una formazione umanista, filosofica, volta a costruire capacità di analisi e spirito critico, di valutare con cognizione di causa ciò che veramente giova oppure nuoce all’uomo.

Della necessità di accompagnare la ricerca scientifica con l’attitudine al pensiero sembrano d’altra parte essersene resi conto per primi proprio gli artefici dell’Intelligenza artificiale: tutte le grandi società impegnate a sviluppare l’AI sono infarcite di figure con una formazione filosofica, spesso filosofi sono i fondatori stessi (Alex Karp di Palantir, Reid Offman di OpenAI, Amanda Askel di Anthropic…).

Non sembrano aver adeguata consapevolezza della priorità dell’etica e del pensiero critico sulle tecnologia quei programmi ministeriali che tendono a ridurre la formazione umanista e filosofica a vantaggio di saperi tecnici, sicuramente necessari, ma, come abbiamo visto, incapaci di guidare l’uomo verso il bene.

Eppure, siamo la patria del Rinascimento e dell’Umanesimo…