È sempre una sfida ardua per il teatro contemporaneo, come per il cinema, misurarsi con un personaggio molto presente nell’immaginario collettivo, ancorato a un’icona, come certamente è Oscar François de Jarjayes, in arte Lady Oscar, che ha segnato l’infanzia e la preadolescenza di milioni di italiani, dalla prima comparsa sui nostri schermi nel 1982 della serie animata tratta dal manga di Riyoko Ikeda Versailles no bara (Le rose di Versailles, 1979) poi replicata come nessuna dalle nostre parti e quindi diventata un fenomeno culturale e di costume indelebile.

Cultura e spettacoli

La verità, vi prego, su Lady Oscar

La verità, vi prego, su Lady Oscar
La verità, vi prego, su Lady Oscar

Oscar, dal testo originale della drammaturga Linda Dalisi, per la regia di Antonio Latella, raccoglie questa sfida, prendendo atto del fatto che il personaggio regge eccome una lettura adulta, con la chiave che si riconosce ai classici. Nuova produzione del Teatro Stabile dell'Umbria, dopo aver aperto in prima nazionale la stagione 26/27 del Teatro Morlacchi di Perugia, è ora al Piccolo Teatro Strehler di Milano fino al 1° novembre e poi in tour per tutta Italia fino a gennaio.

Sonia Bergamasco ha la fisicità perfetta per la protagonista, chiamata all’impegno faticoso di stare per un’ora e 40 al centro della scena, forse la recitazione suona a tratti un tantino artefatta per la sobrietà quasi scabra del personaggio, ma è piccola cosa.

L’apertura della scena firmata da Giuseppe Stellato, la coglie davanti a un gigantesco specchio girevole, un oblò che sa di passaggio al di là dello specchio, che si intuisce essere l’Aldilà di una dimensione onirica, confusa, in cui la bionda asciutta donna in divisa militare bianca cerca di ricordare che cosa sia accaduto in uno “ieri” cruciale che si capisce quasi subito essere la presa della Bastiglia.

La soccorrono le figure di una vita che a poco a poco entrano nella sua bolla onirica, o così sembra, a rimettere insieme i pezzi, il puzzle frammentato e simboleggiato da un’infinità di post-it gialli, che alla fine diventeranno la vox populi, i cartigli in cui si leggono le frasi della maldicenza che colpiscono ora la regina Maria Antonietta diventata il simbolo degli sprechi della nobiltà, ora la donna soldato, ufficiale della guardia reale, che occupa un posto che la società al crepuscolo dell’ancien régime non è pronta ad assegnarle.

Ci sono un André un po’ troppo gigione (Nicola Mastroberardino), l’amico di una vita, la regina Maria Antonietta (Beatrice Verzotti), il conte di Fersen (Alessandro Bay Rossi), Jean de La Motte (Giulia Mazzarino), l’arrivista che rivendica il sangue blu dei Valois, passata alla storia per lo scandalo della collana, nello spettacolo non accennato, Rosa (Rosalie, Giulia Heathfield Di Renzi) la ragazza del popolo che, offrendosi a lei per denaro credendola maschio, per Oscar rappresenta il primo incontro con la fame di Parigi, con lo specchio rovesciato del mondo in cui ha servito. Infine un personaggio misterioso (Massimiliano Speziani) che si intuisce essere un giano bifronte, che cambia pelle in dissolvenza tra due personaggi antitetici Maximilien de Robespierre, avvocato simbolo della Rivoluzione francese, e il suo opposto, il generale Jarjayes, padre di Oscar, lealista fino al midollo.

Massimiliano Spaziani, nella doppia veste Robespierre/Generale

La trovata spiazzante è intelligente: finisce per certificare che il generale, che ha imposto alla figlia un nome maschile e una carriera militare nel 1755, per proseguire il casato e mantenere le cariche militari assegnate per la legge salica al primo figlio maschio, è nei fatti e nelle conseguenze, e certo proprio malgrado, il più “rivoluzionario” della compagnia: con il suo azzardo imperioso, attraverso una imposizione, pone le basi perché una donna conquisti, e alla fine anche scelga, una libertà e un ruolo di comando che a una donna sarebbero stati preclusi, e, anche, perché accetti e ricambi l’amore di un popolano, coppia che le regole sociali mai avrebbero concepito. Conseguenze che certo l’azzardo iniziale non ha contemplato ma che è difficile non definire rivoluzionarie, tra l’altro in anticipo sui secoli.

Solo Oscar e André conservano le loro insegne, le loro divise, per altro uguali senza più distinguere i gradi da ufficiale di lei, buttati per aderire alla causa rivoluzionaria, dai bottoni del soldato semplice che è lui. Gli altri nobili sono in abiti civili nostri contemporanei, spogliati, dalla costumista Graziella Pepe, dei broccati, delle mercerie dorate, delle passamanerie, l’unica cosa che resta a una Maria Antonietta, defraudata degli orpelli con cui è stata consegnata alla storia, depauperata della sua avvenenza eterea, è un corsetto esposto sopra vesti anonime al limite della sciatteria.

Maria Antonietta (Beatrice Verzotti)

Sono scelte che, insieme alle musiche – siamo a tratti in un musical molto, troppo eterogeneo (da Mozart al rap) che un po’ ricorda i limiti del nuovo film d’animazione prodotto in Giappone nel 2025 e disponibile su Netflix – producono scivolamenti in un grottesco un po’ gratuiti. Mentre strappa un sorriso divertito l’idea che il canto delle sirene servito a estorcere favori alla poco avveduta regina, facile a lasciarsi incantare, sia la sigla della prima serie animata del 1982, rimasta tormentone, e cantata a cappella.

Il tempo dello spettacolo viaggia veloce, ma l’insieme potrebbe riuscire un po’ ostico nella sua frammentarietà a chi non abbia ben presente la storia originaria, cui rimandano tantissimi riferimenti ma spesso privati dei nessi logici.

Mentre c’è e si vede lo sforzo di non tradire la profondità del personaggio protagonista: è chiara l’evoluzione della presa di coscienza politico sociale di Oscar, guardia del corpo dei sovrani che apre gli occhi sulle diseguaglianze e sul dissesto economico che portano l’ancien régime alla rovina, fino a farle scegliere la causa rivoluzionaria. Meno chiara, invece, a teatro la maturazione umana che va di pari passo con quella sociale e che dà a Oscar uno spessore da romanzo di formazione: è quando, diventata adulta, sceglie, questa volta autonomamente, il suo ruolo, originariamente imposto, misurandosi sul campo di un reggimento popolano e ostile, che Oscar fa pace finalmente con la femminilità che le hanno insegnato con il latte a rinnegare, senza rinunciare alla divisa, che da quel momento in poi diventa definitivamente “i suoi panni”. Solo allora le anime contraddittorie di un personaggio complesso e riuscito si risolvono. Questo nello spettacolo è accennato appena, in modi che chi ha della storia ricordi sfumati potrebbe faticare a rintracciare. Un punto che dà allo spettacolo una incompiutezza, forse voluta, che l’originale non ha.

PRODUZIONE, CAST, DATE, TEATRI

OSCAR di Linda Dalisi regia Antonio Latella. Scene Giuseppe Stellato, costumi Graziella Pepe, musiche e suono Franco Visioli, luci Simone De Angelis, movimenti Francesco Manetti, assistente alla regia Paolo Costantini, assistente alla regia dottorando ANAD Danilo Maglio, produzione Teatro Stabile dell’Umbria

Personaggi e interpreti Oscar SONIA BERGAMASCO, André NICOLA MASTROBERARDINO, Maria Antonietta BEATRICE VERZOTTI, Fersen ALESSANDRO BAY ROSSI, Rosalie GIULIA HEATHFIELD DI RENZI, Jeanne GIULIA MAZZARINO, un uomo che forse è Robespierre MASSIMILIANO SPEZIANI

DOVE E QUANDO

Tournée 26/27 Fino al 1° novembre 2026 – Piccolo Teatro di Milano

3 – 4 novembre 2026 – Teatro degli Animosi Carrara

6 – 8 novembre 2026 – Teatro del Giglio Lucca

10 – 15 novembre 2026 – Teatro della Pergola Firenze

17 novembre 2026 – Teatro Comunale Todi

19 – 22 novembre 2026 – Teatro Storchi Modena

24 – 25 novembre 2026 – LAC - Lugano

27 – 29 novembre 2026 – Teatro Amintore Galli Rimini

5 dicembre 2026 – Teatro Toselli Cuneo

8 – 9 dicembre 2026 – Teatro Astra Torino

12 – 20 dicembre 2026 – Teatro Bellini Napoli

7 – 10 gennaio 2027 – Teatro Ivo Chiesa Genova

13 – 17 gennaio 2027 – Teatro Piccinni Bari