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La lunga parabola storica della civiltà dell’antico Egitto è stata convenzionalmente suddivisa dagli egittologi in quattro sezioni principali, che corrispondono grosso modo a quattro periodi di maggiore unità politica del Paese sotto il controllo di un più forte potere centrale.
Questi periodi, etichettati Antico Regno, Medio Regno, Nuovo Regno ed Epoca Tarda si alternano a fasi di decentralizzazione del potere, carestia, conflittualità interna o invasioni da parte di popolazioni confinanti che sono comunemente indicati, con ben poca fantasia da parte degli egittologi, con il termine Periodo Intermedio. Il primo di questi periodi si estende fra la settima e l’undicesima dinastia (circa fra il 2180 e il 2025 a.C.) ed è caratterizzato principalmente da una consistente frammentazione politica e da una marcata instabilità che conduce tra l’altro a scontri fra città e amministrazioni territoriali rivali.
Con la morte dell’ultimo faraone della sesta dinastia, Pepi II, e dopo il breve regno della sua regina Nitocris, in effetti, il mondo dell’Antico Regno sembra collassare, o meglio, le fonti archeologiche e storiche del periodo sembrano mostrare il progressivo affermarsi, in vari centri periferici, di dinastie di governatori locali, che precedentemente si erano limitate a vivere all’ombra del faraone e dell’amministrazione centrale.
Sebbene le fonti parlino di caos e di guerra civile, non si tratta in realtà di un periodo di decadenza culturale. Anzi, da un certo punto di vista la disgregazione del potere centrale e della produzione artistica di corte (di altissimo livello ma anche molto standardizzata), ha reso maggiormente visibile agli archeologi gli elementi di vitalità, creatività ed innovazione degli atelier artigianali regionali.


Il Museo Egizio di Torino offre una prospettiva privilegiata su questo periodo, rispetto ad altri musei, poiché la sua collezione si è arricchita enormemente tra il 1903 ed il 1920 a seguito degli scavi condotti in Egitto dal suo direttore Ernesto Schiaparelli; scavi che furono realizzati in gran parte proprio nei più importanti centri periferici del Primo Periodo Intermedio, come Gebelein, Assyut e Qauel-Kebir.
Fra i materiali rinvenuti, spiccano i corredi funerari di membri dell’élite locale, sepolti con i simboli del loro status sociale o della loro appartenenza etnica: l’arco e le frecce vengono deposte sul sarcofago ed anche rappresentate sulle stele funerarie, sulle quali il defunto è raffigurato in compagnia della moglie o di altri arcieri, forse membri dello stesso “clan”, e spesso perfino con il proprio cane, fedele compagno di caccia.
Paolo Del Vesco, curatore del Museo Egizio di Torino




