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«L’impegno è ad ampliare il protocollo in vista di una modifica normativa, di una proposta che possa giungere nelle aule già prima dell’estate e che sia corale, cioè sottoscritta da tutta la Commissione». Chiara Colosimo, presidente della commissione antimafia, plaude al progetto Liberi di scegliere grazie al quale 150 minori, in molti casi con le loro madri, sono stati sottratti al contesto mafioso e a un destino che li avrebbe visti diventare, a loro volta, boss o affiliati dei clan. «Perché», come ha spiegato più volte Roberto Di Bella, il magistrato che da presidente del tribunale dei minori di Reggio Calabria prima e adesso di Catania, «la ‘ndrangheta, le mafie, si ereditano». Nella cornice di palazzo San Macuto, a Roma, nel corso del convegno organizzato da “Biesse, associazione culturale bene sociale” fondata e presieduta da Bruna Siviglia, in collaborazione con la Commissione antimafia e il patrocinio della regine Calabria, anche il sottosegretario alla giustizia Andrea Ostellari, si impegna «per una modifica normativa complessa e a più ampio raggio. La cosa più importante è fare squadra perché questo è un tema nazionale che ci deve vedere uniti». Parla di prevenzione, a partire dal decreto Caivano, di «educazione più che di rieducazione, di accompagnamento di questi percorsi con un quadro normativo chiaro» che sostenga «il coraggio» di queste mamme e che porti a scardinare, «attraverso la cultura e la bellezza» il sistema mafioso. «Serve una legge per il diritto all’innocenza, quello che è stato strappato a troppi bambini fino a qui », ha spiegato la presidente Colosimo mentre Wanda Ferro, sottosegretario all’Interno ha aggiunto: «Bisogna dimostrare che lo Stato c'è nell'affiancare le donne che hanno deciso o vogliono decidere di sottrarsi a un percorso mafioso o di sottrarre i propri figli» a questo destino. «Non parliamo di deportazione ne' di togliere la patria potestà, ma la politica deve dare a queste donne coraggiose la possibilità di offrire una vita diversa a se stesse e ai propri figli».
Il procuratore Di Bella snocciola i numeri: oltre ai «150 minori entrati nel progetto, sono 30 le donne che hanno deciso di andare via e sette quelle che sono diventate collaboratrici di giustizia». Il tutto grazie a provvedimenti «che comportano l'allontanamento dei minori dal gruppo famigliare» quando questo «è pregiudizievole per il minore, come si fa per esempio, in contesti in cui i genitori sono tossicodipendenti», spiega il magistrato. Li inseriamo «in strutture comunitarie, intervenendo solo quando il metodo educativo mafioso determina un concreto pregiudizio, caso per caso».
Perché, ha spiegato la Colosimo, «non possiamo accettare che la famiglia sia vivaio di criminalità organizzata. Dobbiamo dire che può e deve esserci una madre che ha il volto dell'Antimafia. Questa possibilità passa da una legge, che metteremo a disposizione, e inizierà il suo percorso qui proprio con l’audizione del procuratore Di Bella».
Intanto in Calabria, grazie all’associazione Biesse continua anche un percorso culturale che sta portando nelle scuole il film Liberi di scegliere, del regista Giacomo Campiotti, con Alessandro Preziosi nel ruolo del magistrato Marco Lo Bianco. La pellicola, tratta dall’omonimo libro del magistrato Di Bella racconta proprio il dramma di chi è destinato a diventare a sua volta boss o affiliato, in una eredità di carcere e morte che vede sempre gli stessi cognomi alla sbarra nei tribunali, e la speranza che si apre con l’allontanamento dei ragazzi dai contesti in cui vengono educati fin da piccolissimi alle regole della ‘ndrangheta.
Nella foto di copertina, da sinistra: Roberto Di Bella, Bruna SIviglia, Chiara Colosimo, Andrea Ostellari, Wanda Ferro
Nella foto qui: il servizio che Famiglia cristiana aveva dedicato al protocollo in occasione dell'udienza del Papa alle donne inserite nel progetto





