«Con un foglio e pochi colori il bambino non si limita a giocare: esplora il mondo, dà forma alle proprie emozioni, un mezzo di comunicazione con papà e mamma . È un gioco che cresce insieme a lui e non smette mai di educarlo». Ne è certa la grafologa Evi Crotti: «carta e colori sono il più bel gioco che possa esistere per un bambino».

Disegnare coinvolge tutte le facoltà della mente?

«Disegnare mobilita percezione, memoria, immaginazione, linguaggio, motricità, emozioni e capacità di ragionamento. È una delle attività più complete per lo sviluppo armonico della persona».

Perché è bene che un adulto mostri apprezzamento per le creazioni dei più piccoli?

«Perché ogni disegno è un messaggio che il bambino affida all'adulto. Un apprezzamento sincero rafforza l'autostima, incoraggia la creatività e alimenta il desiderio di continuare a esprimersi e mette in moto anche il sentimento e la comunicazione con i suoi simili. Infatti è contento di mostrare la sua bravura».

Il disegno come antidoto al digitale?

«Il disegno restituisce ai bambini il piacere del tempo lento, della manualità e della fantasia personale, senza schemi imposti da uno schermo. Non è un'alternativa al digitale, ma un prezioso equilibrio che aiuta a crescere meglio, e soprattutto ad aumentare nel piccolo una specie di egocentrismo necessario per allontanarsi sempre più dallo statico apprendimento “digitale”».

La copertina del libro San Paolo

Come ha visto cambiare i racconti dei bambini attraverso gli scarabocchi negli anni?

«Loro restano sempre gli stessi nella loro spontaneità. Ancora oggi ricevo disegni sia dai genitori, sia da insegnanti che, se non manipolati dalla voglia di tecnologia da parte dell’adulto, mantengono la naturale schiettezza dei bimbi. Però oggi i loro disegni sono più spesso vittime della fretta, solitudine e ansie del mondo adulto. È cambiato il contesto in cui i piccoli crescono e questo lascia inevitabilmente una traccia sul foglio, ma se il disegno viene lasciato libero il bimbo disegna spontaneamente e colora con la stessa ricchezza creativa».

Quali sono i temi più ricorrenti?

«La famiglia, la casa, gli animali, gli amici, la scuola e la natura rimangono protagonisti. Negli ultimi anni compaiono con maggiore frequenza anche supereroi, che rappresentano il loro bisogno di sicurezza e protezione».

Perché non bisogna aver paura di farsi interpretare i disegni?

«Perché un'interpretazione seria non giudica né "etichetta" il bambino, ma cerca di comprenderne il mondo interiore. Il disegno non emette sentenze: offre preziosi spunti di ascolto, da integrare sempre con la storia e il contesto di vita del piccolo. Mi piace definire il disegno come un dono che i bimbi o ragazzini fanno ai loro cari, mettendo in atto a volte la sofferenza emotiva, la difficoltà della crescita, eventuali gelosie fraterne. Il disegno spontaneo, ossia libero e non suggerito, è un aiuto efficace, poiché per loro esso rappresenta la riuscita, lo scarico emotivo, ma soprattutto una chiave di comunicazione reale con il mondo adulto. Insieme al disegno colorato il piccolo consegna ai suoi cari o agli educatori un modo per conoscere il suo piccolo mondo in divenire e quindi anche la possibilità di ”prevenire che è sempre meglio che curare”».

Sono cambiati i bambini in questi anni?
«No, non sono cambiati. Chiedono lo stesso amore di anni fa; è forse l’adulto che, temendo di non essere in grado di educarli correttamente, cerca di demandare alla TV e all’AI il compito educativo e asettico. Ecco perché i disegni creati dal libero sentire dei ragazzi possono dare una mano in modo efficace e produttivo sia a loro sia ai genitori, raccontando la loro storia comprese le difficoltà, le ansie e le paure sempre presenti nella crescita evolutiva».