La soffitta raccontata ne La Gatta, uno dei brani più noti di Gino Paoli, ha un riferimento preciso nella geografia di Genova. Si trova nell’area di Boccadasse e, più esattamente, nella zona della salita di Santa Chiara, dove il cantautore visse per un periodo alla fine degli anni Cinquanta. Anche se fa parte del comune di Genova si tratta di un tipico borgo caratterizzato da case color pastello addossate l’una all’altra, vicoli stretti e un forte legame con la tradizione marinara.

In quegli anni Genova era un centro vivace per la nascita della canzone d’autore italiana e Boccadasse era un contesto popolare: abitazioni semplici, spesso all’ultimo piano, scale ripide, spazi ridotti e condizioni essenziali. La soffitta descritta nella canzone riflette questo scenario: un ambiente modesto, ma con una posizione privilegiata, affacciata sul mare, in una Genova ancora lontana dai circuiti turistici. Nel testo diventa così il simbolo di una fase della vita segnata da precarietà economica ma anche da libertà personale.

Oggi Boccadasse si presenta molto diversa: è diventata una delle immagini più riconoscibili della città, un paesaggio da cartolina, con case colorate, barche sulla spiaggia e locali frequentati da un turismo più selezionato. È anche il punto di arrivo della passeggiata a mare che collega il centro verso levante, rendendolo uno dei luoghi più visitati sia dai genovesi sia dai visitatori.

L’amore e l’affetto del grande cantautore genovese per questo luogo e per il periodo trascorso lì sono stati così profondi che, per sua espressa volontà, le sue ceneri verranno disperse proprio in quel piccolo tratto di mare, al termine di una cerimonia privata.

E accanto all’immagine della soffitta, c’è un altro luogo legato a un’altra delle canzoni più celebri di Paoli. È il bar citato in Quattro amici. Anche in questo caso esiste un riferimento reale: si tratta della Bar latteria Igea, situata sempre a Genova nel quartiere della Foce, tra via Casaregis e via Cecchi. Il locale ha cambiato nome nel tempo, diventando prima Roby Bar e poi Mini Mixing Bar, ma resta parte della memoria culturale cittadina. I “quattro amici” evocati nella canzone rappresentano proprio quel gruppo di artisti e frequentatori abituali che si incontravano lì, condividendo esperienze e progetti. Non a caso una targa posta fuori da locale nel 2024, a memoria di Luigi Tenco, ci ricorda che li, tra la fine degli anni ‘50 e inizi dei ‘60, si ritrovavano i giovani cantautori genovesi.