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Il preascolto dei brani in gara a Sanremo 2026 negli studi Rai di corso Sempione a Milano
Tanto amore, se possibile ancora di più che nelle scorse edizioni, nei brani dei trenta big in gara al prossimo Festival di Sanremo (24-28 febbraio) e che abbiamo ascoltato lunedì mattina nella consueta anteprima per i giornalisti accreditati negli studi Rai di corso Sempione a Milano. Amore come rifugio, come speranza, come modo per conoscersi, amore come rimpianto quando finisce, amore romantico, intenso, mai amore maledetto, al massimo, in alcuni brani, godereccio. Pochissimi i brani di impegno civile, e anche laddove si alza lo sguardo sul mondo, per vedere l’ingiustizia, la mancanza di senso, la violenza, poi si torna quasi sempre a rifugiarsi nell’amore.
Ecco le nostre pagelle dei brani dei 30 artisti in gara:
Raf, Ora e per sempre - Voto: 6
Nessuna novità, senza guizzo. Un brano più classico, probabilmente autobiografico, che la sua voce inconfondibile rimasta quella dei temi d’oro, rende gradevole all’ascolto. Tema: l’amore che resta l’unico senso in un mondo alla deriva.
Tredici Pietro, Uomo che cade – Voto: 7
Il rapper figlio di Gianni Morandi sceglie di restare fedele al suo stile per confrontarsi con il palco di Sanremo. La voce non gli manca, il ritmo neppure, che nel finale si concede un arrangiamento del tutto distonico rispetto al resto, più orchestrale. Che sia un omaggio al padre?
Tommaso Paradiso, I romantici – Voto: 6,5
Musicalità perfetta per l’Ariston per una dichiarazione di amore romantico di un uomo che cerca di non essere come il padre “gelido”, e non rovinare tutto, con un occhio al cielo e gesti concreti nella vita di ogni giorno.
Patty Pravo, Opera – Voto: 5
Tanto voluta da Carlo Conti gioca con il suo status di Divina (“Io sono Musa”), ma la voce ha perso lo smalto in un tempo, la musica ha quegli echi spirituali che rimandano a Franco Battiato (l’autore è Giovanni Caccamo), ma senza particolare originalità. Più una sorta di testamento autoglorificante, di una donna che ha scelto la “follia”, cioè la non ragionevolezza, come filosofia di vita.
Fulminacci, Stupida sfortuna – Voto: 5,5
Il cantautore sembra prigioniero del cliché del giovane perdente agli occhi del mondo, ma per questo forse più autentico. Ma la venatura depressiva, tra insonnia, paura, dimenticanze, e l’idea che nulla si salvi, non incoraggiano proprio l’ascolto.
Luchè, Labirinto – Voto: 7
Il tema è a quello ricorrente in molti brani: nella relazione d’amore c’è la chiave per comprendere anche sé stessi, non si riesce più a credere però nell’amore eterno e allora, se un giorno finirà, sarà bello almeno sperare che qualcosa di quello che è stato rimanga nel ricordo. Con autocitazioni e stile rap che si alterna a ritornelli più melodici.
Arisa, Magica favola – Voto: 5
Più che una canzone sanremese sembra la colonna sono di un film Disney. Parte col racconto dell’educazione sentimentale di una donna dall’infanzia all’età matura, prosegue con la nostalgia del padre e della madre, e poi ancora cielo, luna e “l’arcobaleno dentro di me. Super orecchiabile, sicuramente, ma…


In una combo i trenta big che parteciperanno al 76esimo Festival di Sanremo in programma dal 24 al 28 febbraio
(ANSA)Serena Brancale, Qui con me – Voto: 7
In questo brano in versione struggente, nostalgica per una ballata dedicata alla madre scomparsa e cantata con notevole virtuosismo e una grande estensione della voce. Ci aspettavamo altro, ma ha i numeri giusti per andare lontano.
Enrico Nigiotti, Ogni volta che non so volare – Voto: 7
Canzone cantautoriale scritta con Pacifico, molto raffinata ma forse per pochi. Esce dal cliché dell’amore a due che salva, ma fa leva anche sul sostegno degli altri, amici, ma chissà magari anche una comunità, nei momenti difficili di quel viaggio che è vivere.
LDA e AKA 7even, Poesie clandestine – Voto: 6
Mix di ritmo latino e canzone neomelodica, sicuramente trascinante, con tutti gli elementi che non possono mancare: amore, Napoli, mare, lacrime di sale. Sembra che Luca D’Alessio, alias LDA, abbia voluto far sua, per questa occasione, la lezione di papà Gigi.
Malika Ayane, Animali notturni – Voto: 7,5
Brano ritmato che fa ballare, ma con ricercatezza sonora, che parte dalla samba e si intreccia con la sua voce graffiante e insieme morbida. Se vogliamo che una storia d’amore non finisca, puntiamo al cielo, suggerisce il brano.
Mara Sattei, Le cose che non sai di me – Voto: 8
Ancora cieli, stavolta quello di Roma. Parole che sono poesia con una musicalità trascinante e una voce grintosa. Si fa subito ricordare, e cantare, anche se il senso è quello di trovare nell’amore il confronto alle nostre paure.
Sayf, Tu mi piaci tanto – Voto: 6,5
Tormentone con ritornelli semplice e ritmati destinato a rimane impressi. Ci sono riferimenti, alla sua terra, la Liguria (persino a Tenco), al lavoro operaio, alle botte ma il succo è sempre l’amore come salvezza. Sarà subito una hit, ma del Sayf delle banlieue genovesi c’è davvero ben poco.
J-Ax, Italia Starter Pack – Voto: 7,5
L’ex padre del rap milanese, passato ai tormentoni (e si autocita con il ritornello paparapapa), sa fare il suo mestiere e sbaraglia le carte con un inaspettato ritmo country alla Davide Van De Sfroos. Il senso, nichilista e insieme scanzonato, è che la vita è un gran caos e che alla fine per cavarsela ci vuole...fortuna.
Fedez e Marco Masini, Male necessario – Voto: 8
Due maledetti che in modo diverso cci giocano su con un testo forte e un abbinamento di voci, di rap e melodia, che potrebbe mettere d’accordo il pubblico e la critica
Levante, Sei tu – Voto: 8
Autrice di testo e musica da sola, quando spesso per mettere insieme un testo siamo abituati a vedere anche sei nomi. E già questo merita una nota di merito. Si parla d’amore ma in modo diverso, con un’analisi dettagliata su quali sono gli effetti sul corpo e sulle emozioni di uno stato di innamoramento. Grande interpretazione e chapeau per lo sforzo di evitare la banalità.
Samurai Jay, Ossessione – Voto: 5,5
Ritmo sudamericano con richiami anche nel testo tipo “ballando contigo”, “andamento lento”, “noche de sexo”. Sicuramente orecchiabile ma più adatta a un tormentone estivo (il trionfo della vita intesa come divertimento amore compreso) che al palco di Sanremo.
Ermal Meta, Stella stellina – Voto: 6,5
Uno dei testi più impegnati, il ricordo di una bambina morta, probabilmente in una delle tante guerre che infiammano il mondo questa ninna nanna molto mediterranea nei toni, che mescola flamenco, sonorità balcaniche e echi arabeggianti. Non nel tutto risolta però.
Elettra Lamborghini, Voilà – Voto: 4
La filosofia spicciola delle notti brave a ballare e fare l’amore per godersi la vita e non pensare troppo rientra appieno nel suo personaggio e non poteva essere diversamente. Una canzone che vuole essere una versione 2.0 di Tanti auguri di Raffaella Carrà, che è chiamata direttamente in causa nel ritornello “vivaviva la Carrà”. Davvero un grande punto interrogativo.
Eddie Brock, Avvoltoi – Voto: 6
Un amico che vede la sua amica sbagliare sempre le storie d’amore. Ed è lì a consolarla a ogni delusione. In realtà lui la ama in silenzio quando le asciuga il mascara dagli occhi che piangono. Il lato b di Una donna per amico di Battisti. Senza infamia e senza lode.
Dargen D'Amico, Ai Ai – Voto: 7
Ci ha abituato a farci ballare con gli occhi aperti sul mondo e anche in questa canzone non si smentisce portando sul palco di Sanremo il dilagare dell’intelligenza artificiale e delle sue facili illusioni che ci anestetizzano mentre il reale è bene diverso. Cita addirittura il Vangelo nella declinazione contemporanea di saper accogliere lo straniero. Ma Onda alta, la canzone con cui era in gara a Sanremo 2024, era più coraggiosa.
Nayt, Prima che – Voto: 6,5
Una sincera disamina della fine delle illusioni e della mancanza di senso. Non un amore che salva ma che aiuta a stare in piedi per “sostenerci a vicenda”. Un classico brano rap ben scritto con tanto di autotune finale di chi ha un suo pubblico fedele da tempo e non si svende a Sanremo.
Bambole di pezza, Resta con me – Voto: 7
Questa band al femminile più in stile Vibrazioni che Maneskin fa un buon rock alla vecchia maniera. Non osa però nel testo che resta il dejà-vu dell’amore come unico porto sicuro in un mondo dove domina la follia.
Leo Gassmann, Naturale – Voto: 6,5
Voce graffiante (non è un caso se ha debuttato come attore per interpretare Franco Califano nel biopic a lui dedicato), mentre il testo però è da bravo ragazzo e racconta di un amore giovane in un’estate romana, che poi cresce con gli anni, tra lascia e molla, perché alla fine “fare pace“ è la cosa più semplice. I giovani, scommettiamo, ci si ritroveranno.
Sal Da Vinci, Per sempre sì – Voto: 5
Canzone d’amore neomelodica con tutti i crismi e trascinante nel ritmo, che sembra uscita dal repertorio di Gigi D’Alessio. Nulla di nuovo, persino il “te prometto davanti a Dio” e una strizzata d’occhio ai fan napoletani con il finalino in dialetto “accussì”.
Maria Antonietta e Colombre, La felicità e basta – Voto: 7,5
Lui e lei, coppia nella vita e sul palco, in stile Coma Cose, per la quota “canzone irriverente” in stile La rappresentante di lista, che dice crude verità senza prendersi sul serio. Amara e scanzonata allo stesso tempo.
Michele Bravi, Prima o poi – Voto: 5
Ci è parso che in questa occasione il talentuoso cantautore abbia calcato troppo sui toni tremolanti della sua voce singolare, che risulta sgradevole all’ascolto malgrado la dolcezza del testo.
Ditonellapiaga, Che fastidio – Voto: 8,5
Un piccolo intarsio di bossa nova in un ritmo sincopato di un testo che esprime tutto il “fastidio” per i rituali e le mode cliché della vita quotidiana. Solo ai matti, a coloro che procedono per scarto, difformità dalla normalità, è concesso il diritto di gridare. Un inno liberatorio per tutti coloro costretti a soffocare e soccombere, un po’ alla maniera di Rino Gaetano.
Chiello, Ti penso sempre – Voto: 5,5
Lodevole il tentativo di non cadere in cliché musicali, anche se abbiamo colto un richiamo lontano a Battisti nelle prime strofe. Nel complesso, però, la canzone proprio non convince.
Francesco Renga, Il meglio di me – Voto: 5
La sua voce tenorile è sempre un bel sentire, ma neppure lo stuolo di autori coinvolti nel testo (ben 6!) è riuscito a trovare la quadra per una canzone che si faccia ricordare.



































