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Il cantante Ultimo durante il concerto 'La Favola Per Sempre di Ultimo' a Tor Vergata, Roma, 04 luglio 2026. ANSA/ANGELO CARCONI
Dietro i numeri del concerto-evento di Ultimo a Tor Vergata (250 mila persone, 16 milioni di euro di incasso), sono possibili due letture. Una positiva e l’altra negativa. Partiamo da quest’ultima. Il concerto è stato, appunto, un evento. Niente faticosi tour con rischio di ritrovarsi palasport semivuoti, ma un unico concerto annunciato un anno prima in modo da creare, appunto, un appuntamento a cui il fan non può mancare.
Vedere il proprio beniamino o, ancor di più, sentire quello che canta o come i suoi musicisti suonano a questo punto diventa un dettaglio insignificante (tra la prima e l’ultima fila c’erano 800 metri di distanza): l’importante è ritrovarsi a cantare tutti insieme. Ed è proprio questo l’aspetto positivo del successo di Ultimo: come faceva Renato Zero negli anni ‘70 con i suoi “sorcini”, il cantautore di san Basilio è stato capace di creare una forte comunità attorno a sé costruita attorno alla narrazione del ragazzo “nato ai bordi di periferia” per citare un altro suo riferimento, Eros Ramazzotti, che grazie al talento e ai sacrifici ce l’ha fatta.
Una narrazione che non brillerà appunto per originalità, ma vedere così tanti giovani felici ed emozionati, prima, durante e dopo il concerto, è stato forse lo spettacolo più bello. Ultimo, insomma, si presenta al pubblico come ultimo erede di una tradizione cantautorale romana fatta di buoni sentimenti che da Claudio Baglioni passa per Antonello Venditti e, come dicevamo, da Renato Zero a Eros Ramazzotti, aggiungendo all’alto tasso di romanticismo una tendenza al vittimismo nei confronti della critica che non sa apprezzare appieno il suo talento che non fa altro che accrescere il suo appeal nei confronti del suo pubblico, con quell’aria di “noi siamo diversi da loro”.
Dove loro sono non solo i giornalisti (memorabile un suo battibecco a Sanremo 2019 perché la stampa preferiva Mahmood che poi, infatti, vinse); ma sono anche i rapper brutti sporchi e cattivi che piacciono all’altra metà dei giovani. Insomma o si sta con Ultimo (o con i Pinguini Tattici Nucleari per fare un altro nome) o si sta con Sfera Ebbasta e compagnia bella. A margine del megaconcerto, ottima la scelta dell’entourage di Niccolò Moriconi, di sobbarcarsi le spese per tenere la metropolitana aperta anche di notte per favorire il ritorno a casa dei fan e merito a lui di scriversi le canzoni da sé in un mondo in cui ci definisce cantautori anche se si dispone di legioni di autori che ogni volta firmano i brani. Sul fatto di quante di queste canzoni dureranno nel tempo, se tra dieci anni canteremo Il ballo delle incertezze come Questo piccolo grande amore o Ricordati di me, abbiamo forti dubbi. Ma per quest’anno, come ha scandito, Ultimo “siamo nella storia”. Per l’anno prossimo ha già annunciato un vero tour negli stadi di tutta Italia. E si riproporrà il duello con Vasco Rossi (che gli ha fatto i complimenti). Il Komandante conta di radunare 500 mila fedelissimi in dieci date al Circo Massimo. Chissà Ultimo cosa si inventerà.




