Chi è Gesù per te? Una domanda essenziale, che milioni e milioni di persone, non necessariamente cristiane, si sono fatte almeno una volta nella vita. «Penso sia una domanda essenziale per i cristiani, “Chi era Cristo?”, e non possiamo certo cavarcela dicendo semplicemente un grande pensatore o un grande filosofo o una cosa del genere, perché Lui in realtà diceva di essere il Messia, ed è per questo che è stato crocifisso. Fu crocifisso perché diceva di essere il Figlio di Dio. Quindi, secondo me, o era davvero il Figlio di Dio o era un pazzo! Non ho alcun problema a credere ai miracoli e che Gesù è figlio di Dio, morto e risorto. Ho difficoltà invece ad accettare che milioni e milioni di vite, metà del pianeta, per 2000 anni sono stati toccati, hanno sentito le proprie vite toccate e ispirate da uno matto».

Le parole di Paul David Hewson, oggi un irlandese di 66 anni, meglio conosciuto con il nome d’arte di Bono Vox, descrivono pienamente cosa ci sia stato dietro il successo travolgente degli U2, la band dublinese che ha riscritto i canoni del nuovo rock degli ultimi cinquanta anni. Tra canzoni che parlano di riscatto sociale, povertà e politica, con arrangiamenti anche visionari che hanno portato nuova linfa al classico rock d’autore, i testi hanno fatto spesso riferimento alla Bibbia, ai Salmi, e a quel personaggio che ha guidato le loro visioni musicali-religiose, cioè Gesù.

Tra cattolici e protestanti

D’altronde, la storia della band, nata a Dublino nel 1976, racconta uno stato d’animo spirituale che pervadeva tutto il gruppo. Bono ha vissuto in un ambiente particolare, in una Dublino dove non era facile stare in mezzo a “due fuochi”, tra la madre protestante, che risulterà fondamentale per averlo introdotto alla pratica religiosa, e il padre cattolico. Il giovane Paul, perde presto la madre e si aggregherà a un gruppo religioso, chiamato Movimento cristiano, formato da studenti della scuola che frequentava. In quel contesto religioso e socialmente burrascoso, era il 1976, inizia a nascere l’idea di formare una band che poi sarebbe diventata, da lì a breve, uno dei manifesti più visionari della musica rock del pianeta.

Larry Mullen jr, un compagno di scuola e batterista, cerca musicisti per formare una band. All’avviso rispondono Adam Clayton, bassista, David Evans, chitarrista, che poi assunse il soprannome di The Edge, e lui, Paul, che tutto il mondo poi conoscerà come Bono. La storia degli U2 ha origine proprio dai sobborghi di Dublino e da un interesse della band per la religione. Che la fede sia cattolica o protestante non conta. Gli U2 frequentano comunità cristiane, iniziano a buttare giù i primi testi (quasi tutti scritti da Bono) e i primi accordi.

La leggenda prende forma. Il giovane Bono disse a riguardo. «Sentivo distintamente che questa band aveva qualcosa di speciale e unico, e capii che era del tutto falso sostenere che non era possibile avere una vita spirituale e allo stesso tempo occuparsi di rock. Era una pericolosa assurdità».

I quattro membri della band. Da sinistra, il batterista Larry Mullen jr, 64 anni, il chitarrista The Edge, 65, il cantante Bono, 66, e il bassista Adam Clayton, 66.
I quattro membri della band. Da sinistra, il batterista Larry Mullen jr, 64 anni, il chitarrista The Edge, 65, il cantante Bono, 66, e il bassista Adam Clayton, 66.
I quattro membri della band. Da sinistra, il batterista Larry Mullen jr, 64 anni, il chitarrista The Edge, 65, il cantante Bono, 66, e il bassista Adam Clayton, 66. (ipa)

Un giglio pasquale

Dopo 15 album in studio, 7 album dal vivo e 22 Grammy Awards vinti, e dopo aver suonato concerti in ogni angolo del mondo e aver conosciuto re e Papi, gli U2, ancora oggi riescono a sorprendere il pubblico con canzoni che parlano a noi stessi, al rapporto che abbiamo con il Creatore, volgendo sempre uno sguardo mai compassionevole sulle guerre del mondo e sui disastri che causa la povertà. Ne è la prova l’ultimo Ep, uscito proprio nel 2026, Easter Lily, “Giglio di Pasqua”, pubblicato nel giorno del Venerdì Santo. Ed ecco riemergere le domande di sempre: dove è oggi la speranza? Cosa significa credere in mezzo al caos?

Bono trova la risposta alle barbarie del mondo in fiamme attraverso la meditazione e il raccoglimento personale. È lui stesso a dirlo: «Ci sono momenti in cui non hai bisogno di più rumore, ma di abbastanza silenzio per ascoltare ciò che rimane quando tutto si rompe». Spiritualità, ma non certezze dogmatiche, resilienza interiore ma non sterile protesta rivolta alle storture del mondo. Bono continua a guardarsi dentro, come se la voce di Gesù non avesse mai perso la sua presenza.

Il titolo dell’Ep non è casuale. Il giglio pasquale, simbolo della risurrezione nella tradizione cristiana, ci accompagna all’ascolto di sei canzoni dove la Pasqua non è una vittoria trionfale della vita sulla morte, ma un processo esistenziale fragile che ha bisogno di passaggi interiori, uno alla volta. Quel “già e non ancora” che Bono descrive per sé quando dice: «Sono sempre stato più interessato al sabato che alla domenica. Quel giorno intermedio, quando non sai se ci sarà la risurrezione o meno. È lì che vive la maggior parte delle persone». E la fede non è altro che una ricerca personale continua, che si snoda come un gomitolo dell’alleluja tra l’esistenza quotidiana in perenne ricerca del Dio della vita e del sorriso.

Ad esempio, in Resurrection Song, il linguaggio evita dogma e dottrina. «La risurrezione non è un evento magico che si verifica al di fuori di te», sottolinea Bono. «È qualcosa che può accadere – o può non accadere – dentro di te, molte volte in silenzio». In questo Ep, Bono e gli U2 propongono un rock che non teme di essere guida spirituale per tempi incerti. La fede non si impone, ma viene cercata, trovata, anche attraverso fallimenti.

Il “già e non ancora”

Facendo un passo indietro, Bono e gli U2 hanno attraversato lo scorso millennio e l’inizio di questo sempre con lo stesso atteggiamento interiore e musicale. Già con il secondo album pubblicato, October, Bono trasmette nei testi un autentico fervore spirituale. Nella canzone Tomorrow, ad esempio, canta: «Open up, open up, to the Lamb of God, to the love of He, who made the blind to see, He’s coming back, he’s coming back, o believe him» (“Apriti, apriti, all’Agnello di Dio, all’amore di Colui, che diede la vista al cieco, Egli sta per tornare, egli sta per tornare, oh credi in lui”).

Ma è tutta la musica che gira intorno a una tonalità molto spirituale, interiore. Lo spiega, ancora una volta, lo stesso Bono: «Eravamo molto attratti dagli accordi sospesi sulla quinta. Edge ha questa caratteristica nel suo modo di suonare la chitarra. Li puoi sentire in molta musica religiosa: Bach. Quel sentimento di felicità-tristezza. Agonia e estasi. È questa dualità che appartiene alle mie canzoni preferite».

E lo descrive ancora meglio Federico Russo in One, un modo per avvicinarsi a Dio (San Paolo, 2019): «Quelli di cui parla Bono sono gli accordi privi della “terza”, ovvero della nota caratteristica che determina la distinzione tra accordo “maggiore” e “minore”. Togliendo da un accordo questa nota si ottiene une effetto di ambiguità e incertezza: non abbiamo quell’effetto gioioso e solare che è proprio dell’accordo maggiore, né l’effetto più triste e intimista che è proprio dell’accordo minore, ma qualcosa che sta a metà strada…». E anche quando gli U2, con l’album War, allargano lo sguardo sul mondo e iniziano a mietere successi planetari, la ricerca interiore continua.

Con l’album The Unforgettable Fire, arrangiato con la presenza visionaria di Brian Eno e Daniel Lanois, si proiettano dentro un mondo apocalittico dominato dal fuoco della bomba atomica ma anche dal fuoco inteso come passione civile e politica, trovando spazio l’omaggio al reverendo Martin Luther King, che rappresenta agli occhi della band l’ideale perfetto di ciò in cui credono. Fervore politico e religioso che torna in The Joshua Tree, dove il sapore dell’esodo, come cammino incerto che porta a scoprire il volto della speranza, porta a cercare la terra promessa. Nello stesso album è presente una delle canzoni più famose degli U2, e cioè I Still Haven’t Found What I’m Looking For, che evoca il Cantico dei cantici e altri salmi.

Fare musica con i salmi

In una serie di interviste sui temi della fede, rilanciate negli Stati Uniti e riprese dal settimanale spagnolo Alfa&Omega, Bono riconosce che «la cosa più difficile che i Salmi ti chiedono è l’onestà. Leggo la Sacra Scrittura e mi trovo adulteri, assassini, egomaniaci... come molti dei miei amici! Quello che Davide fa al marito di Betsabèa è incredibile... C’è così tanta oscurità lì. Ma la grazia e la redenzione si riflettono nei suoi Salmi in seguito. Sono segnati dall’onestà. Non abbiamo bisogno di compiacere Dio in altro modo che essere brutalmente onesti. Questa è la radice del nostro rapporto con Dio. L’unico problema che Dio non può risolvere è quello che cerchi di nascondere».

Bono consiglia di leggere il Salmo 82: «È un buon inizio. Dice: “Difendi il debole e l’orfano. Rendete giustizia all’umile e all’indigente. Liberate i deboli e i poveri”. Questa non è carità, questa è giustizia». Il senso di giustizia per Bono è radicato nel suo animo. «È incredibile che quando Gesù inizia la sua missione, quando inaugura il tempo di grazia del Signore, quando dice che è venuto a dare la vista ai ciechi, ecc., in realtà questa è giustizia. Non è carità. Mi piace ricordare qui il Salmo 9: “Il Signore è il rifugio dell’oppresso, il suo rifugio nei momenti di pericolo”; o il Salmo 12: “Io mi solleverò per l’oppressione del bisognoso, per il gemito del povero”. Questo è Cristo. Questa è la ragione di Cristo. È il suo manifesto. E deve essere anche il nostro manifesto».

Durante il Giubileo del 2000 dedicato alla cancellazione della fame nel mondo, lo storico direttore di Famiglia Cristiana, don Leonardo Zega, scrisse a proposito di giustizia su La Stampa: «Il Giubileo: qualcuno, a tre mesi dalla scadenza, comincia a tirare le fila e, curiosamente, le maggiori perplessità si collocano ai due estremi: il crescente silenzio sul suo vero significato da una parte, il clamore sui suoi aspetti più esteriori dall’altra. (...) Dove sono finiti i forti richiami biblici, sottolineati al momento dell’annuncio, e che parlavano di pacificazione universale, di remissione di debiti troppo onerosi, di riconciliazione in seno alle famiglie e alla collettività nazionale, fino alla cessazione di conflitti in atto fra gli Stati e all’interno delle singole nazioni? Deve essere proprio una rockstar come Bono Vox, il leader degli U2, a ricordarcelo?».

Il leader e cantante Bono in visita all’asilo di un campo profughi per siriani in Turchia.
Il leader e cantante Bono in visita all’asilo di un campo profughi per siriani in Turchia.
Il leader e cantante Bono in visita all’asilo di un campo profughi per siriani in Turchia.

La resistenza passa sempre attraverso il potere della musica. «Continuiamo a guardare al rock and roll come atto di resistenza contro tutto questo orrore che vediamo sui nostri piccoli schermi», è l’atto d’amore del leader degli U2. Dopo cinquant’anni di onorata carriera, le parole di Bono sono a ricordarci che con la musica si può ancora sognare.