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Siamo stati i primi ad ascoltare dal vivo la loro ultima canzone. Il Piccolo Coro dell’Antoniano si è esibito per noi, con le sue vocette perfettamente intonate sotto la direzione severa e amorevole di Sabrina Simoni. Una canzone che stavolta non è per bambini: si intitola Come i pesci, gli elefanti e le tigri ed è stata scritta da Tommaso Paradiso (all’epoca frontman dei Thegiornalisti ndr) e Takagi & Ketra, i produttori di tante hit di successo.
Il Piccolo Coro non è nuovo a queste incursioni nella musica leggera: nell’edizione 2018 del Festival di Sanremo ha cantato sul palco dell’Ariston con Lo Stato Sociale, ha accompagnato Raffaella Carrà nel suo album natalizio e ha lavorato con J-Ax, Calcutta, Lorenzo Licitra (vincitore di X-Factor nel 2017). Ha inoltre collaborato con cantanti lirici del calibro di Luciano Pavarotti e Andrea Bocelli.


Questo brano lancia il messaggio che la vita ci richiede un “sì” dal momento in cui nasciamo, e ciò ci accomuna a tutti gli esseri viventi. Nel video, girato in una Bologna notturna, i piccoli sono una presenza sveglia in una città che dorme, a testimoniare che i bambini ci sono: non governano il mondo, ma sono il cuore pulsante della vita. «Come le nuvole bianche nel cielo / andiamo avanti senza fare rumore / ma con la vita, con la vita nel cuore».
A corredo del brano sono state create delle magliette con gli animali del titolo, indossate in qualità di testimonial da una serie di personaggi amici dello Zecchino, come Francesca Fialdini, Veronica Maya, Carlo Conti e Chiara Tortorella, conduttrice radiofonica e figlia di Cino, il celeberrimo mago Zurlì.
«Era importante far capire che il Piccolo Coro ha la forza artistica per stare al fianco dei big», dice Fabrizio Palaferri, responsabile delle attività di promozione dell’Antoniano. «E il bello è che questi bambini riescono a rimanere sé stessi pur lavorando con grandi artisti».
E come sempre la musica è il veicolo per portare avanti iniziative di solidarietà. «Nel nostro Dna c’è lo spirito francescano di aiutare gli altri», continua Palaferri.
Come nacquero l’Antoniano e lo Zecchino d’Oro
Tutto cominciò quando padre Ernesto, che aveva vissuto l’esperienza del lager e quindi della fame durante la Seconda guerra mondiale, ebbe l’idea nel 1954 di costruire una mensa in cui chiunque si sentisse a casa. All’epoca i poveri erano sfamati in modo brutale, in piedi di fronte a una porta con un pentolone di minestra. All’Antoniano venivano accolti invece come al ristorante: l’idea era considerarli nella loro globalità come persone e non solo come affamati.
Nel 1959 nacque la manifestazione canora lo Zecchino d’Oro, di cui dal 1963 fece parte integrante il Piccolo Coro diretto da Mariele Ventre.
A spiegarci come funziona oggi il coro è Sabrina Simoni, che lo dirige da 25 anni. «È formato da una sessantina di bambini, tutti bolognesi, data l’esigenza di provare almeno tre volte a settimana (ma ce ne sono molti di origine straniera: russi, rumeni, giamaicani, ivoriani…). Si va dai 4 agli 11 anni, ma ci sono quelli che non se ne vogliono andare più: come Filippo, che di anni ne ha 13. La sua voce è cambiata, ma è ancora qui con i suoi compagni. Ogni anno sono circa duecento quelli che aspirano a entrare, ma i posti disponibili non sono più di dieci, a seconda di quanti sono i bambini che se ne vanno».


Le voci dei bambini
Far parte del Piccolo Coro è una fantastica avventura anche perché, come dice Giorgia, 11 anni: «Quando canto tiro fuori le mie emozioni». Tante sono le occasioni per esibirsi, in Italia e nel mondo. I bambini hanno cantato per il Papa e per il Presidente della Repubblica. E da qualche anno c’è l’appuntamento fisso del viaggio in Cina.
«Quando siamo in trasferta», dice Beatrice, 11 anni, «mi sorprende il calore con cui la gente ci accoglie». Le fa eco Filippo: «Ci chiedono persino gli autografi».
Oltre alla canzone Come i pesci, gli elefanti e le tigri, un’altra bella novità attende i piccoli coristi: la fiction I ragazzi dello Zecchino, che andrà in onda a novembre su Rai 1, con Matilda De Angelis nei panni di Mariele Ventre. A dirigerla, Ambrogio Lo Giudice, ex bambino del Piccolo Coro, che a sei anni era arrivato a Bologna dalla Sicilia con i genitori e aveva trovato nell’Antoniano una sorta di grande famiglia.







