Robin Hood, l’arciere della foresta che rubava ai ricchi per dare ai poveri, nato da una leggenda con rari elementi storici alla base, consacrato nell’immaginario da una serie di romanzi, ha conosciuto infinite versioni cinematografiche e televisive sin dalla nascita del cinema muto. Dopo la recente serie in dieci episodi che trovate su Prime Video e la cui seconda stagione uscirà in autunno, debutta nelle sale il 13 agosto Robin Hood - Il prezzo del sangue, diretto da Michael Sarnoski, con protagonista l’attore australiano Hugh Jackman, che è anche uno dei produttori.

Dimenticatevi il Robin Hood bello, aitante, che vive con la sua allegra banda di amici nella foresta di Sherwood, fuorilegge, certo, anche assassino, ma per una nobile causa: un supereroe ante litteram con l’unico potere di una mira infallibile con arco e frecce. Il Robin di questo film cupo e con molte scene di cruda violenza, è invece un uomo invecchiato e disilluso, solitario, però fedele all’amico di un tempo, Little John, che cerca il suo aiuto per riprendersi la moglie che ama e che gli è stata rapita da una famiglia rivale. Una carneficina dalla quale Robin esce moribondo. Little John per salvargli la vita lo porta su un’isola dove la priora del monastero pratica l’arte della guarigione, tra magia e medicina tradizionale. Qui approda, in un secondo momento, anche la figlioletta di Little John, orfana, impaurita, violata. Comincia così un lento, anche se tardivo, processo di redenzione nell’anima nera di Robin, nient’altro che un feroce bandito che ha ucciso così tante persone da non ricordarne più i volti. Il film sposa la teoria che la leggenda, quella che passa di bocca in bocca, è nata soltanto da quel bisogno del popolo sfruttato di avere un eroe in cui credere e che gli dia speranza. Un’operazione, per certi versi, simile a quella che ha fatto Christopher Nolan con la sua rivisitazione del mito di Ulisse.

Ma facciamo un salto indietro. È davvero esistito Robin Hood o almeno un personaggio a cui la leggenda si è ispirata? Secondo gli studi di James C. Holt, il più autorevole storico di Robin Hood (è ancora in commercio il suo libro Robin Hood. La vera storia di un fuorilegge, Odoya) è molto improbabile che dietro la leggenda si nasconda un unico personaggio realmente esistito. Piuttosto, Robin Hood è il risultato di un lungo processo di elaborazione popolare iniziato nel tardo Medioevo. Holt osserva che già nel XIII secolo il nome “Robin Hood” era usato nei documenti giudiziari inglesi come soprannome attribuito a fuorilegge e criminali, segno che il personaggio era ormai entrato nell’immaginario collettivo. Lo stesso nome Hood potrebbe riferirsi al suo copricacapo, oppure essere una variante di wood, bosco.

La prima testimonianza letteraria risale al 1377, quando nel poema Piers Plowman si afferma che perfino chi ignorava le preghiere conosceva le ballate di Robin Hood: prova che le sue avventure circolavano già da tempo nella tradizione orale. In queste ballate Robin non è un nobile decaduto né un fedele sostenitore di Riccardo Cuor di Leone: è uno yeoman, un piccolo proprietario abile con l’arco, spesso violento e in aperto conflitto con lo sceriffo, gli ecclesiastici corrotti e i rappresentanti del potere. Molti degli elementi oggi considerati inseparabili dal mito sono in realtà aggiunte successive. Lady Marian, fra Tuck, il legame con Sherwood, la fedeltà a Riccardo Cuor di Leone e perfino l’idea che Robin “rubasse ai ricchi per dare ai poveri” si consolidano soltanto tra il XV e il XVI secolo, grazie alle nuove ballate, alle feste popolari di Calendimaggio e, più tardi, agli scrittori romantici come Walter Scott. Nel suo celebre romanzo Ivanhoe compare una versione eroica di Robin Hood, definito da Riccardo I Cuor di Leone Re dei fuorilegge e principe della lieta brigata. Nei due romanzi postumi (e probabilmente apocrifi) di Alexandre Dumas padre, Robin Hood. Il principe dei ladri e Robin Hood il proscritto, l’arciere di Sherwood viene privato delle sue terre dallo sceriffo di Nottingham e diventa un fuorilegge.

Nella lunga storia cinematografica di Robin Hood sono stati molti gli attori che hanno vestito i panni del leggendario fuorilegge di Sherwood, dal divo del muto Douglas Fairbanks a Errol Flynn, da Kevin Costner a Russell Crowe. In un film italiano, non certo memorabile, ovvero L’arciere di fuoco (1971), Robin ha il volto di Giuliano Gemma. Malinconico e romantico è invece Robin e Marian (1976) di Richard Lester, dove i protagonisti sono due attori straordinari: Sean Connery e Audrey Hepburn, qui rappresentati con le loro rughe e i loro acciacchi, ma innamorati con quella tenerezza e quella placidità tipiche delle coppie della terza età. E in Robin Hood - Principe dei ladri (1991) Sean Connery torna in scena, questa volta nei panni di re Riccardo Cuor di Leone. Oltre alle diverse serie tv va ricordato il musical con musiche e libretto di Beppe Dati e che ha avuto come protagonista l’indimenticabile performer Manuel Frattini, scomparso prematuramente nel 2019.