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RICCARDO ANTIMIANI/ANSA
Torna sul palco dell’Ariston con la stessa luce negli occhi e con una consapevolezza nuova, più profonda, maturata nel tempo della prova. Questa sera, venerdì 27 febbraio, Bianca Balti sarà tra gli ospiti del Festival di Sanremo, accanto a Carlo Conti e Laura Pausini. Per lei non è una semplice partecipazione televisiva, ma un ritorno carico di significato, umano e simbolico.
Top model lodigiana, classe 1984, Balti è uno dei volti italiani più noti sulle passerelle internazionali. Ha lavorato per le più importanti maison di moda, da Dolce & Gabbana a Victoria’s Secret, costruendo una carriera che l’ha portata a vivere tra l’Italia e gli Stati Uniti. Ma nell’ultimo anno la sua vita ha incrociato una sfida radicale: nel settembre 2024 le è stato diagnosticato un tumore ovarico al terzo stadio, una battaglia che ha scelto di condividere passo dopo passo anche sui social, trasformando la fragilità in testimonianza pubblica.
Lo scorso anno si presentò al Festival senza parrucca, con il capo calvo per via della chemioterapia appena conclusa. Un’immagine potente, che colpì il pubblico e divenne segno di coraggio e autenticità. Oggi, a distanza di un anno, i capelli sono ricresciuti, ma il cammino interiore è stato tutt’altro che semplice.


«Ho dovuto elaborare il lutto di quella donna che ero e che non ci sarà più, quella donna spensierata che non aveva una cicatrice, che non doveva temere una ricaduta. È importante parlare di questa cosa: è quando finisce la chemio e ricrescono i capelli che inizia la parte più difficile. Ora, dopo un anno, ne sto uscendo. Ma la mia spensieratezza di prima non tornerà mai più», ha raccontato venerdì mattina in conferenza stampa all’Ariston.
Parole che restituiscono il senso di una rinascita non retorica, segnata dalla consapevolezza che la malattia cambia per sempre lo sguardo sulla vita. Eppure Bianca Balti è donna che non rinuncia alla gioia: «Sul palco ci sarà una Bianca molto simile a quella dello scorso anno nel senso che sono felice di essere stata invitata. L’anno scorso in quel momento avevo appena finito la chemioterapia e mi chiedevo cosa sarebbe stato dopo. Il regalo che è stato farmi partecipare è stato enorme, ha creato un impatto con le persone. E quest’anno sono ancora più felice: essere stata invitata due volte mi fa sentire fortunatissima».
Un ritorno che sente anche come responsabilità che «ho sentito durante tutto questo anno, per le persone che mi sono venute a dire che cosa ha rappresentato per loro la mia presenza su quel palco. Con tante donne malate si è creato uno spirito di comunità e sorellanza. Ho avuto la possibilità di creare un gruppo di donne con cui ci incontriamo su Zoom e condividiamo l’esperienza della malattia».
La malattia ha toccato anche il tema della maternità e del futuro delle sue figlie. Balti ha infatti scoperto di avere una mutazione genetica che potrebbe riguardare anche loro: «Io ho una mutazione genetica che potrebbero avere anche le mie due figlie, e dovrò poi indirizzarle verso un percorso di controlli e prevenzione. Hanno un’età terribile». E con sincerità ha aggiunto: «Anche la più piccola, di 10 anni, a volte mi guarda in un modo che sembra carico di odio, anche se cerca di non manifestare i suoi pensieri».
La primogenita, 18 anni, ha appena iniziato a muovere i primi passi nel mondo della moda: «Il primo consiglio che ho dato a mia figlia è di: non far dipendere il proprio valore dal giudizio altrui. Perché il suo lavoro è proprio essere giudicato per il proprio aspetto». Un consiglio che vale per lei, per le giovani donne e forse per tutti.
Balti ha ribadito anche il suo amore per il Festival: «È proprio uno spaccato dell’Italia, c’è un po’ di tutto. La musica è varia, non ci può piacere tutto. Quando si critica il resto, l’importante è che ci sia la musica, e qui c’è musica per tutti i gusti».
E ha voluto spegnere ogni polemica nei confronti della collega Irina Shayk, che ha affiancato Conti e Pausini nella terza serata di giovedì: «I social sono il riflesso della gelosia. Una vede Irina bellissima e mi viene da sentirmi inadeguata perché devo salire sul palco il giorno dopo di lei. Io ho il piacere di conoscere bene Irina, che mi è stata molto vicina durante la malattia. È stato un piacere per gli occhi, e lei è anche simpaticissima. Io credo che abbia fatto sognare anche noi donne».
Sul palco dell’Ariston non sale soltanto una top model di fama internazionale. Sale una donna che ha attraversato il dolore, che ha perso un pezzo della sua spensieratezza ma ha guadagnato una nuova profondità. E che continua, con discrezione e forza, a trasformare la propria storia in un segno di speranza condivisa per chi vive il dramma della malattia.





