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Gianluca Grignani in concerto
Gianluca Grignani sarà per l’ottava volta a Sanremo, dove nel 1995 ha conosciuto il primo grande successo con Destinazione paradiso. Sul palco dell’Ariston, ospite di Luché nella serata dedicata alle cover, proporrà una nuova versione di un’altra storica hit, Falco a metà.
La partecipazione al Festival è il preludio al ritorno sulla scena live di Grignani con il tour Verde Smeraldo-Residui di Rock ‘n ‘roll che partirà il 23 maggio da Castelraimondo (Macerata). Residui di rock ‘n ‘roll è anche il titolo della sua autobiografia pubblicata dalle edizioni San Paolo. Ecco un estratto di un capitolo in cui racconta di Stefania, un’amica di infanzia morta di leucemia che ora è tornata per ispirargli nuova musica:


«Sono qui, nella mia casa sulle colline di San Colombano al Lambro, dove ho anche il mio studio di registrazione. Le mie giornate sono scandite dai musicisti che vanno e vengono. Quando loro non ci sono, resto comunque da solo a suonare, anche di notte. Sto lavorando al progetto che occupa la mia vita da sette anni: è una trilogia, tre album che voglio far uscire uno dopo l’altro. Si intitoleranno Verde smeraldo 1, 2, 3 e saranno dedicati a Stefania, una mia amica d’infanzia morta di leucemia.
Questa casa somiglia a quella dove era cresciuta Stefania, che si trovava accanto a una scuola ed era circondata da frutteti. «Ci arrampicavamo sui peschi a mangiar ciliegie» è una frase che farà parte di una delle canzoni della trilogia. Era un nostro gioco: salivamo sui peschi e da lì ci sporgevamo per raccogliere le ciliegie dell’albero accanto. Quest’immagine racchiude tutta la felicità che c’era tra noi prima che, da lì a poco, lei non ci sarebbe stata più. Io ero poco più di un bambino e non volevo crederci. Andavo da sua madre e le chiedevo: «Stefania non morirà, vero?».
Stefania sapeva benissimo di dover morire, eppure era sempre solare, positiva. È stata lei la prima a intuire la mia essenza, le mie capacità artistiche, che invece i miei genitori facevano fatica a comprendere. Il giorno del suo funerale ho visto un grande albero che aveva le fronde di un bellissimo verde smeraldo. Subito dopo, ho provato un dolore indicibile, talmente forte che mi sono sentito accecato. Sono entrato dentro questo verde smeraldo e ne sono uscito quando lei mi ha fatto rinascere, indicandomi di nuovo la strada da seguire. Mi ha salvato, stavolta da me stesso.
Non ho avuto una vita facile. Avevo una moglie e quattro figli, ma la mia vita familiare non era così felice come all’esterno poteva apparire. La maggior parte dei miei collaboratori me ne ha combinate di tutti i colori. E io stesso ho commesso molti errori. Insomma, a un certo punto della mia vita, mi sono ritrovato solo e sfiduciato.
Fuori dalla casa di Stefania, esiste ancora quel grande albero che vidi appena uscito dalla stanza dove l’avevano riposta prima di chiuderla nel feretro. L’immagine di quell’albero offuscato dalle lacrime dei miei occhi trasformò la grande chioma, nella mia immaginazione di bambino, in un grande smeraldo verde attraversato dai tenui raggi del sole apparsi come sempre accade dopo il temporale appena passato.
Quel dolore indicibile che ho provato per la morte della mia piccola migliore amica è stato accecato, come se qualcosa o qualcuno mi avesse ordinato di dimenticare quello che era successo. E così è stato. Non ho pensato a Stefania per più di trent’anni.
Ognuno di noi attraversa periodi nella vita che sono simili a delle boe: ci giri intorno a vuoto per un po’ e poi prosegui. Oppure vai giù e la tua corsa è finita. Io mi sono aggrappato a Stefania e grazie a lei sono riuscito ad andare avanti. Ho ritrovato l’ispirazione per scrivere nuove canzoni, compresa quella sul rapporto che ho avuto con mio padre, Quando ti manca il fiato, che ho presentato a Sanremo l’anno scorso. Come dicevo, dal giorno del suo funerale non ho più pensato a lei. La mia mente è come se l’avesse rimossa. Finché una mattina, mentre ero da solo a casa sotto la doccia, tutto mi è tornato in mente. È stato fortissimo, le sensazioni che ho provato da allora mi accompagnano, così come l’eco distinto della sua voce. Sì, da allora Stefania mi parla. Faccio molta fatica a spiegarlo, perché dentro di me c’è una componente razionale, cinica quasi, che ho ereditato da mio padre. Eppure avverto questa presenza spirituale che mi avvolge e mi spaventa allo stesso tempo.
Avrò scritto canzoni per riempire non tre, ma dieci album. E tutto questo lo devo a lei, a Stefania che, non so da dove, ma mi sta di nuovo accanto, come quando ci arrampicavamo sui peschi a mangiar ciliegie».





