PHOTO
La meridiana elettronica è impazzita. Fin dalle sue origini, la televisione ha col tempo un rapporto privilegiato: il teleschermo ha cioè sempre funzionato da “meridiana”, un orologio sociale impercettibile, che entra nelle nostre abitudini. A chi non è capitato di “sincronizzare” i tempi dei pasti – pranzi e cene, quando possibile condivisi in famiglia – con le edizioni dei telegiornali?
Oggi però sembra che gli orari della televisione non collimino più con i ritmi della vita: iniziare a vedere un programma di prima serata presenta oramai l’altissimo rischio di non riuscire a concluderlo. Il prime time si è spostato sempre più in là, i programmi di prima serata “scavallano” così la mezzanotte, addirittura l’una. Non solo i telespettatori, ma anche alcuni produttori di programmi di intrattenimento e fiction hanno manifestato un disagio crescente. E dunque, perché gli editori tv sembrano così sordi, al limite dell’autolesionismo? Proviamo a spiegarlo.


Per capire cosa sta succedendo alla nostra “meridiana impazzita” dobbiamo innanzitutto fare un passo indietro nel tempo. Si diceva che la Tv è come un orologio condiviso: lo ha scritto, ormai quasi trent’anni fa, un sociologo dei media italiano, coniando la definizione (Piermarco Aroldi, La meridiana elettronica, Franco Angeli ed.). La Tv è il nostro metronomo preferito. Perché la televisione si adatta ai tempi del nostro vivere ma allo stesso tempo li condiziona. Per esempio, fra le 19.00 e le 21.00, coi picchi d’ascolto sul Tg1 e il Tg5, che assieme raccolgono oggi quasi 9 milioni di persone.
Nella storia della televisione Carosello è entrato nei modi di dire comuni proprio per la sua funzione di orologio: «A letto dopo Carosello!» dicevano i genitori ai figli fino alla fine degli anni Settanta. Ovvero: a letto entro le nove, quando il programma chiudeva il sipario sulla giornata dei più piccoli.
Le cose cambiano profondamente nel corso degli anni Ottanta, quando nasce la fascia così definita dell’access prime time a seguito di una trasformazione radicale della Tv, con l’inizio della programmazione commerciale. È proprio in questo contesto di competizione fra Tv pubblica e privata che a Cologno Monzese s’inventano la fascia di programmazione che si colloca subito prima del prime time. All’inizio è un cuscinetto breve, di meno di dieci minuti, ma dà il via a una storia più che trentennale: Striscia la notizia va in onda alle 20.30, prima su Italia 1 e poi su Canale 5. Nel frattempo, all’inizio del decennio successivo, anche Fininvest/Mediaset si dota della diretta e dei telegiornali. Da allora la sequenza Tg5/Striscia ha spostato la vera e propria prima serata dopo le nove di sera. La televisione di servizio pubblico si adatta, all’inizio con un programma diametralmente opposto: Il fatto di Enzo Biagi è una striscia quotidiana breve di approfondimenti, una formula ripresa, recentemente, dai Cinque minuti di Bruno Vespa. Poi la Rai ha abbracciato una strategia più commerciale nella fascia di massimo ascolto, inaugurando Affari tuoi dal 2003 (con Paolo Bonolis), che si è dato più volte il cambio con i Soliti Ignoti.


Tutti ricorderanno la forsennata competizione fra i giochi di Rai 1 e il Tg satirico inventato da Antonio Ricci. Sul versante delle durate questa competizione ha portato negli anni all’espansione dei programmi di access prime time. Per quanto, Striscia la notizia non durava mai più di 40/45 minuti. L’ultima “innovazione” ci riporta a quest’anno. Quando l’esperimento di successo della Ruota della fortuna di Gerry Scotti è stato portato a una durata media di oltre un’ora. Insomma, fra una cosa e l’altra, la prima serata fatica a iniziare prima delle dieci di sera. Ma il prime time, alle dieci, è ancora una prima serata? O, invece, la meridiana è impazzita?
Rai 1 e Canale 5 hanno trovato la gallina dalle uova d’oro, perché i due programmi catalizzano oltre dieci milioni di italiani, che generano valore per i break pubblicitari (specie per quello che ci lascia col fiato sospeso sui premi finali di entrambi). Sul piano commerciale, quindi, conviene ai due editori questa ipertrofia dell’access. Sul lungo periodo, però, la strategia rischia di essere dannosa: alle dieci di sera molta parte del pubblico è scoraggiata all’idea di iniziare a vedere un programma. E oggi le alternative più gestibili sono a portata di Smart Tv: non solo Netflix & C., ma anche YouTube. Una Tv fatta a misura di spettatore. Anche nei tempi e nelle durate.
Non sappiamo se la strategia vincente dell’access prolungato si rivelerà poi un cavallo di Troia. Quel che sappiamo è che la televisione – pubblica e privata – ha anche una responsabilità sociale. Ci hanno “rubato” la prima serata, chiediamo ora a gran voce di ripristinarla con un palinsesto più a portata di telespettatore e famiglie!



