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Caro Flavio, mi nasce una domanda: Davide sta rintanato in casa per paura poi di stare male o l’ansia nasce quando deve affrontare il mondo là fuori? Le sue somatizzazioni sono tentativi di rendere più concreta e sostenibile una paura alla quale si fa fatica a dare un nome. Si può ipotizzare che sia la paura di non essere in grado di affrontare le nuove prove che la condizione di giovane adulto gli presenta. Finché c’era la routine della scuola superiore, tutto era più facile. Ne derivava un’immagine di sé più solida. Ora occorrono maggiore autodisciplina e capacità decisionale per incominciare a prendere in mano la propria vita. C’è il rischio che la sicurezza dei 18 anni si riveli poco consistente e che Davide tema di sentirsi andare in frantumi: la posta in gioco è alta. Bisogna intervenire con lui con fermezza, ma anche con comprensione e rispetto. Una volta fatte le debite visite mediche, normalmente senza esito, per scongiurare eventuali problemi organici, va sostenuta in lui la convinzione che le paure di stare male (di cuore o di stomaco) non si avverano, perché sono segnali di ben altro malessere, che ha sede nella mente e non nel corpo. Con l’aiuto di uno specialista, occorre rinviarlo alla ripresa graduale delle attività fuori casa: meno si chiude in famiglia e meglio è. Quindi, recuperare la socialità, con amici che sanno del problema, e affrontare gradualmente le scadenze scolastiche.




