Il Senato torna a occuparsi di fine vita ma il percorso parlamentare appare ancora accidentato con un braccio di ferro tra maggioranza e opposizione. Il 3 giugno l'Aula di Palazzo Madama dovrebbe iniziare la discussione sul disegno di legge destinato a regolamentare il suicidio medicalmente assistito. Il condizionale è d’obbligo perché resta però da capire quale testo verrà effettivamente esaminato e se si arriverà davvero a una decisione o, ancora una volta, a un rinvio.

La Conferenza dei capigruppo, con la mediazione del presidente del Senato La Russa, ha fissato la data al 3 giugno riaprendo un dossier fermo da quasi un anno. Le posizioni, tuttavia, restano distanti. Da una parte il testo unitario delle opposizioni, presentato dal senatore del Partito democratico Alfredo Bazoli e sostenuto da tutto il centrosinistra. Dall'altra il testo elaborato dai relatori della maggioranza, Pierantonio Zanettin (Forza Italia) e Ignazio Zullo (Fratelli d'Italia), approvato nelle commissioni competenti nel luglio scorso ma mai arrivato al voto finale in Aula.

Il centrodestra in Aula chiederà che si discuta ancora del proprio testo, tornando in commissione per aspettare gli ulteriori emendamenti attesi il 9 giugno. Preannunciati da FI, nell’arduo tentativo di superare i veti incrociati e trovare l’accordo con le opposizioni, ma anche con gli altri alleati meno concilianti.

Le opposizioni, invece, chiederanno di esaminare comunque il testo Bazoli, per certificare ufficialmente chi vuole una legge e chi no. A quel punto, potrebbe esserci un voto, per regolamento, a scrutinio palese, che deciderà quale legge andrà avanti e come.

Un sit-in del Popolo della famiglia contro il suicidio assistito e l'eutanasia davanti al Senato il 17 settembre 2024
Un sit-in del Popolo della famiglia contro il suicidio assistito e l'eutanasia davanti al Senato il 17 settembre 2024

Un sit-in del Popolo della famiglia contro il suicidio assistito e l'eutanasia davanti al Senato il 17 settembre 2024

(ANSA)

A dividere non sono soltanto aspetti tecnici. Sullo sfondo emerge una diversa concezione del ruolo dello Stato, della sanità pubblica e del significato stesso dell'accompagnamento della persona nella fase conclusiva della vita. «Il Rapporto 2026 dell'Eurispes rileva che gli italiani favorevoli all'eutanasia sono cresciuti rispetto agli anni precedenti e sono ora il 70% della popolazione. Anche questi dati ci dicono che è compito della politica, come del resto sollecitato anche dalla Consulta, ed è sempre più urgente, legiferare in materia di fine vita», ha dichiarato il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia, «mercoledì prossimo in Senato avremo l'occasione per un confronto alla luce del sole. Ogni forza politica si assumerà le proprie responsabilità. La maggioranza ha, nel frattempo, chiesto di riaprire il termine degli emendamenti al testo che è discussione in Commissione. Ci auguriamo che non sia l'ennesimo tentativo per non arrivare ad un voto. Un eventuale rinvio in commissione della discussione sarebbe un atto gravissimo. Significherebbe dire al Paese che, nonostante le sentenze della Consulta, nonostante i drammi umani vissuti da tante famiglie, nonostante le storie che hanno attraversato le coscienze degli italiani, nonostante le aspettative della maggioranza degli italiani, la politica sceglie ancora una volta di voltarsi dall'altra parte. Noi non ci stiamo. Chiediamo che il Parlamento abbia il coraggio di guardare negli occhi il Paese reale e di assumersi finalmente la responsabilità di decidere».

Il nodo del ruolo del Servizio sanitario nazionale

Uno dei punti più controversi riguarda il coinvolgimento del Servizio sanitario nazionale. Il testo della maggioranza ne esclude la partecipazione diretta nelle procedure di suicidio assistito mentre quello delle opposizioni la prevede espressamente.

La questione non è secondaria. Affidare o meno al sistema sanitario pubblico un ruolo attivo significa infatti attribuire alla collettività una precisa responsabilità in una scelta che coinvolge il valore della vita, la libertà personale e il rapporto di cura tra medico e paziente.

Su questo tema si sta concentrando il tentativo di mediazione promosso da Forza Italia. La capogruppo al Senato Stefania Craxi sta lavorando per trovare una soluzione condivisa che possa attenuare le resistenze interne alla maggioranza e favorire un confronto con le opposizioni.

Intanto, il prossimo step delle commissioni Giustizia e Affari sociali saranno le audizioni del Cnr e dell'Istituto superiore di sanità per valutare la possibilità di auto-somministrare il farmaco per il trattamento di fine vita attraverso un

macchinario, come è avvenuto in Toscana. Non è un mistero che tra alleati di governo, è Forza Italia a spingere di più per «una legge così importante

e così sensibile a cui dobbiamo dare una risposta agli italiani» come ha detto Stefania Craxi che sta tentando una mediazione con i progressisti soprattutto sul ruolo del Servizio sanitario nazionale, pomo della discordia tra i due schieramenti.

Le indicazioni della Corte costituzionale

Il dibattito nasce dalle sentenze della Corte costituzionale che, a partire dal caso di Dj Fabo e Marco Cappato, hanno individuato alcune condizioni nelle quali l'aiuto al suicidio non è punibile.

Proprio l'interpretazione di questi requisiti rappresenta un altro terreno di scontro. Le opposizioni contestano la formulazione adottata dal testo di maggioranza, giudicata più restrittiva rispetto agli orientamenti della Consulta. Secondo i critici, l'accesso sarebbe limitato soltanto a pazienti dipendenti da specifici dispositivi di sostegno vitale, riducendo la platea delle persone che potrebbero fare richiesta. Per la maggioranza, invece, una disciplina rigorosa è necessaria per evitare estensioni che vadano oltre quanto stabilito dalla Corte e si finisca per legiferare dando via libera all’eutanasia

La voce delle associazioni e il confronto culturale

Anche le associazioni impegnate sul tema esprimono valutazioni diverse. L'Associazione Luca Coscioni considera entrambe le proposte insufficienti e continua a chiedere l'esame della propria legge di iniziativa popolare sull'eutanasia legale sottoscritta, spiegano, «da oltre 74.000 cittadini».

Nel mondo cattolico, invece, restano forti le preoccupazioni per il rischio che l'attenzione si concentri prevalentemente sulle procedure di accesso alla morte assistita, mentre continuano a registrarsi diseguaglianze nell'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore.

La legge n. 38 del 2010, considerata tra le più avanzate in Europa, garantisce infatti il diritto alle cure palliative, ma la sua applicazione rimane ancora disomogenea sul territorio nazionale. Molti esperti sottolineano come numerose famiglie continuino a incontrare difficoltà nell'accesso a servizi domiciliari, hospice e percorsi di accompagnamento adeguati.

La domanda che interpella il Paese

Per questo il confronto sul fine vita non riguarda soltanto norme e procedure. Tocca questioni profonde che interrogano l'intera società: come sostenere chi vive una sofferenza giudicata insopportabile? Quale ruolo devono avere la medicina, la famiglia e la comunità nell'accompagnare una persona fragile? Come conciliare l'autonomia individuale con la tutela dei più vulnerabili?

Sono interrogativi che attraversano schieramenti politici, culture e sensibilità religiose diverse. Ed è probabilmente per questo che, nonostante anni di discussioni parlamentari e pronunce della magistratura, una sintesi condivisa appare ancora difficile.

Prima ancora di decidere quale proposta di legge discutere, il Parlamento è chiamato a confrontarsi con una domanda più ampia: quale risposta offrire alle persone che vivono il tratto più difficile della loro esistenza e chiedono di non essere lasciate sole.