Mercoledì 28 ottobre è stato un primo passo importante per molte famiglie segnate da una perdita: quella di un genitore, o del marito o della moglie, e quindi di un genitore per i propri figli. Sono lutti che lasciano un vuoto psicologico, ma anche economico e fiscale, nella vita di tutti i giorni. Al loro fianco si batte l’Associazione Una Buona Idea – FaVOr che, con la presidente Sabrina Sagace, ha presentato alla Camera dei deputati una proposta di legge per tutelare le famiglie vedove e gli orfani. L’abbiamo intervistata per capire meglio il quadro e i prossimi passi.

Come è nata l’associazione e che cosa avete ottenuto finora?

«Una Buona Idea nasce ufficialmente nel 2021 da un gruppo di donne rimaste vedove molto giovani. Io ho perso mio padre a vent’anni. Siamo rimaste incagliate nelle strutture normative e fiscali che queste famiglie subiscono.

Già nel 2017 una di loro, commercialista, rimasta vedova con tre gemelli di quattro anni, si era accorta che i figli non erano più fiscalmente a carico, perché la quota di pensione di reversibilità faceva superare il limite di reddito, allora 2.840 euro. Ha dovuto restituire al fisco oltre 20.000 euro di rimborsi per spese sanitarie e scolastiche. Per l’Agenzia delle entrate i suoi figli erano diventati conviventi, non più figli. Ha scritto a tutti i deputati e uno di loro, rimasto vedovo da poco, l’ha aiutata. In legge di bilancio abbiamo ottenuto una franchigia di 1.000 euro: già nel primo anno 140.000 nuclei vedovi hanno potuto reinserire i figli a carico.

Io ho conosciuto l’associazione perché il Sole 24 Ore aveva parlato di loro. Ho capito di non essere più sola e nel 2021, in piena pandemia, ci siamo costituite ufficialmente. Il motivo era l’Assegno unico: la legge delega lo prevedeva per i figli a carico fiscale, e gli orfani sarebbero stati esclusi. Siamo intervenute e la ministra Bonetti ha corretto i decreti attuativi».

Sabrina Sagace, presidente dell’Associazione Una Buona Idea – FaVOr

Quali sono le difficoltà concrete di una famiglia dopo un lutto?

«Oggi il principale percettore di reddito in famiglia è ancora l’uomo, perché l’occupazione femminile in Italia è la più bassa d’Europa. Se muore, c’è subito un impoverimento. La pensione di reversibilità, proporzionata ai contributi versati, non basta, e la madre deve lavorare di più.

Poi per il fisco quella non è più una famiglia, ma una persona con dei conviventi. Le tutele familiari vengono meno, i redditi si cumulano, si sale di scaglione Irpef e le tasse aumentano: si finisce per pagarle tre volte, sulla reversibilità, sul reddito del genitore superstite e sul cumulo. A consentirlo è lo Stato, che non riconosce alla famiglia vedova le tutele della famiglia solo perché è morto un genitore. A tutto questo si aggiunge l’elaborazione del lutto con dei minori».

Quali sono i punti principali della proposta di legge?

«La proposta tocca più materie. Chiediamo di mantenere le aliquote separate, come se il genitore fosse ancora in vita, attenzioni previdenziali per il genitore che cresce i figli da solo e politiche sociali specifiche.

Soprattutto chiediamo di riconoscere per legge la famiglia vedova e l’orfano come soggetti deboli. L’orfano va accompagnato fino alla realizzazione dei suoi sogni, quindi studi e università, e oggi lo Stato non gli offre nemmeno un sostegno psicologico.

C’è anche una discriminazione: l’assegno di mantenimento dei figli di genitori separati non fa cumulo ed è esente da Irpef. La pensione dell’orfano, invece, che rappresenta il mantenimento del genitore deceduto, viene trattata come il reddito di un lavoratore dipendente. Ma è un bambino, un ragazzo che studia e non ha colpe».

Non esistono dati ufficiali sul numero di orfani in Italia: come mai?

«Ha scioccato anche me. L’ISTAT mi ha detto che non ha mai rilevato questo dato, probabilmente perché nessuno glielo ha chiesto. Tutti gli Stati lo hanno, perfino il Burundi, perfino Gaza. Quando si studia un fenomeno si parte dai numeri, e senza il numero si spiegano le disattenzioni della politica.

Secondo me il problema è storico: il nostro welfare, nato nel dopoguerra, è assistenzialista e non ha mai guardato con attenzione la società. Se si aggiunge un lutto a una famiglia già fragile, si apre una voragine. Si parte dai numeri, si riconosce l’orfano come soggetto debole e da lì si costruiscono le politiche».

Che cosa vi aspettate dal futuro?

«Quello di ieri è stato un primo passo, ma il percorso è lungo. La legge deve essere bipartisan, perché è una questione di rilievo sociale. Serve una cornice generale che metta ordine nel caos normativo, e poi continuiamo il lavoro con regioni e comuni. Vogliamo che la famiglia vedova abbia una dignità istituzionale riconosciuta a tutti i livelli e un sostegno reale: sono famiglie che non devono rimanere indietro».