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Negli anni della contestazione si scriveva sui muri «vietato vietare». È uno slogan efficace, ma profondamente sbagliato. Le regole servono anche nei giochi dei bambini, o è il caos. Le leggi sono necessarie alla convivenza umana e alla libertà autentica.
Tocca ricordarlo di fronte alle polemiche su provvedimenti che regolano l’uso dei cellulari a scuola e dei social per i minori. In Italia l’accesso è consentito dai 14 anni, in Francia sotto i 15 è vietato, e in Europa si discute del limite dei 16.
«Il cervello dei nostri figli non è in vendita», ha spiegato Emmanuel Macron. La generazione dei nostri figli vive immersa nel virtuale, con effetti su sonno, relazioni e attenzione. Gli esperti parlano di dipendenza e alterazione dei circuiti neuronali.
Almeno a scuola, è necessario tornare a guardarsi, discutere, annoiarsi, scrivere e disegnare. Ricordando, come insegnava Giovanni Bollea, che i no aiutano a crescere.
Il divieto da solo non basta: serve l’educazione, che è incontro, confronto e compagnia autorevole. Perché, come ha detto papa Leone ai giovani di Roma, «una vita di link senza relazioni o di like senza affetto ci delude».
In collaborazione con Credere
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