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Un adolescente impegnato in un'attività lavorativa nel settore della ristorazione, uno degli ambiti in cui il lavoro minorile risulta più diffuso secondo i dati di Save the Children. Immagine generata con intelligenza artificiale.
In occasione della Giornata internazionale contro il lavoro minorile, che si celebra oggi in tutto il mondo, Save the Children richiama l'attenzione su un fenomeno che continua a negare diritti fondamentali a milioni di bambini, bambine e adolescenti.
«Lo sfruttamento del lavoro minorile costituisce una violazione intollerabile dei diritti dei bambini e continua a incidere in modo profondo e duraturo sulle loro vite, compromettendone la crescita, la salute e l’equilibrio psicologico. Milioni di bambine e bambini nel mondo vengono privati dell’infanzia, esposti a condizioni che ne mettono a rischio l’integrità fisica e negano loro l’accesso all’istruzione e alle opportunità di sviluppo. Anche in Italia persistono situazioni di sfruttamento spesso sommerse, che colpiscono i più piccoli, ostacolandone lo sviluppo armonico e limitandone fortemente il futuro, in palese contrasto con i principi fondamentali di tutela e protezione dell’infanzia», dichiara Giorgia D’Errico, Direttrice Relazioni Istituzionali di Save the Children.
Secondo le stime della ricerca Non è un gioco, realizzata da Save the Children in collaborazione con la Fondazione Di Vittorio nel 2023, in Italia quasi un minore su 15 tra i 7 e i 15 anni, pari al 6,8%, svolgeva o aveva svolto nell'anno precedente un'attività lavorativa. La percentuale cresce sensibilmente tra i ragazzi di 14 e 15 anni: in questa fascia d'età un adolescente su cinque (20%) lavorava o aveva lavorato nell'anno precedente.
Ancora più preoccupante il dato relativo alle attività considerate particolarmente dannose per i percorsi educativi e per il benessere psicofisico. Poco più di un ragazzo su quattro tra i 14 e i 15 anni (27,8%, circa 58mila adolescenti) era stato impegnato in lavori svolti in maniera continuativa durante il periodo scolastico, oppure in orari notturni o comunque percepiti dagli stessi adolescenti come pericolosi.
I settori nei quali il fenomeno risulta più diffuso sono la ristorazione (25,9%) e la vendita al dettaglio nei negozi e nelle attività commerciali (16,2%). Seguono il lavoro in campagna (9,1%), quello nei cantieri (7,8%) e le forme di lavoro online (5,7%).
I dati si collegano a quanto emerso dalla ricerca Domani (Im)possibili, pubblicata da Save the Children nel 2024. Lo studio ha evidenziato che il 43,7% degli adolescenti tra i 15 e i 16 anni intervistati aiutava la famiglia ad affrontare le spese in diversi modi. Tra questi, il 18,6% aveva svolto o svolgeva un'attività lavorativa per coprire le proprie spese senza gravare sul bilancio familiare, mentre il 12,3% lavorava per contribuire direttamente alle spese della famiglia.
«I minori che lavorano precocemente hanno maggiori probabilità di abbandonare la scuola o di frequentarla in modo discontinuo, aumentando il rischio di avere in futuro un lavoro a basso reddito oppure di rimanere intrappolati nella condizione di NEET», sottolinea D’Errico. «Per prevenire e contrastare davvero il lavoro minorile servono misure concrete che agiscano su più fronti: dati solidi e aggiornati per rendere visibile il fenomeno, interventi di contrasto alla povertà economica delle famiglie e azioni strutturali contro la dispersione scolastica, garantendo percorsi efficaci di inserimento, reinserimento e riorientamento scolastico. È inoltre fondamentale potenziare un sistema di presa in carico a livello territoriale dei minori che subiscono lo sfruttamento lavorativo e del loro nucleo familiare, con un raccordo tra servizi pubblici e terzo settore per garantire un percorso di protezione e reinserimento; promuovere l’introduzione di piani di sostegno personalizzati per i ragazzi e le ragazze che rischiano di interrompere gli studi anticipatamente e assicurare un sistema capillare di controlli sul territorio».
Sul fronte degli interventi concreti, Save the Children è impegnata dal 2022 nel progetto Liberi dall’invisibilità, realizzato nella cosiddetta “fascia trasformata” della provincia di Ragusa, un territorio segnato dallo sfruttamento del lavoro agricolo. L'iniziativa, sviluppata in partenariato con l'associazione I tetti colorati Onlus e la Caritas diocesana di Ragusa, promuove attività rivolte a minori e famiglie che vivono in condizioni di disagio, isolamento e marginalità.
Attraverso il progetto, tra il 2022 e la fine del 2025 sono state supportate 665 persone, di cui 309 adulti e 356 minori. L'obiettivo è rimuovere gli ostacoli che impediscono a bambini, bambine, ragazzi e ragazze e alle loro famiglie di accedere a migliori condizioni di vita, ai diritti fondamentali e a opportunità di crescita sana.




