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L'edificio di Milano all'interno del quale è stato ritrovato Diego Baroni, il 14enne di San Giovanni Lupatoto (Verona) , sparito il 12 gennaio
Diego, 14enne fuggito da casa in provincia di Verona nei giorni scorsi, è stato ricongiunto alla madre. Il loro abbraccio, che i media stanno divulgando da ore, tocca il cuore. Possiamo solo immaginare quanto grandi devono essere stati la paura e lo strazio di un genitore che vede scomparire un figlio e che per quasi dieci giorni non ne sa nulla. il lieto fine non cancella però la domanda: che cosa andava cercando Diego con la sua fuga? Che cosa lo ha spinto, una mattina come tutte le altre, a uscire di casa presto per andare a scuola e salire invece su un treno che lo ha portato a Milano? La cronaca ci ha raccontato che in una chat con amici, il ragazzo aveva preannunciato ai suoi amici che sarebbe andato “in Svizzera” alla ricerca di soldi facili. Per quello che sappiamo, Diego non ha trovato soldi facili. Ha vissuto in incognito e nascosto al mondo per giorni, probabilmente patendo il freddo e la fame.
Nei giorni precedenti la scomparsa, si era molto impegnato a cercare nel web strategie e metodi per evitare di essere rintracciato telematicamente e per generare account Google in serie, così da ostacolare la sua individuazione. Sono azioni che ci mostrano una premeditazione e una precisa progettazione della propria sparizione. In questo il web e i motori di ricerca hanno saputo dargli risposte efficaci, tanto da renderlo irrintracciabile per molti giorni, lasciando l’intera nazione col fiato sospeso. Ma i motori di ricerca che gli hanno insegnato a sparire, non sono stati evidentemente capaci di fornirgli le istruzioni per stare al mondo, sulle sue gambe, una volta raggiunta la grande città. E tanto meno gli hanno garantito il raggiungimento dei “soldi facili”, come lui aveva dichiarato agli amici.
Ora che sappiamo che è vivo, non possiamo non sottolineare l’enorme paradosso della sua vicenda. Da una parte, vediamo un 14enne che sa fare cose impossibili per la maggior parte degli adulti: procurarsi nuove identità digitali, tramite operazioni di cui ha seguito alla lettera le istruzioni fornitegli dai tutorial consultati. Ma il web che ti insegna a diventare invisibile, non ti fornisce, invece, le istruzioni per continuare a vivere nel principio di realtà. Infatti, per mangiare Diego ha dovuto andare in un centro commerciale, dove ha provato a procurarsi del cibo in modo fraudolento, generando le prime visibili tracce di sè che hanno generato crepe alla sua ricerca di invisibilità. Ha poi provato a chiedere soccorso in un poliambulatorio e in una casa di accoglienza dove è terminato il suo vagabondare. Da quanto capiamo, non ha trovato soldi facili e nemmeno il suo posto nel mondo. Ha però ritrovato l’abbraccio della mamma e la cura di un mondo adulto presente nella vita reale che non ha mai smesso di cercarlo. Cosa colpisce in tutta questa storia? Colpisce che a 14 anni puoi confondere il reale col virtuale. Puoi muoverti nel web, percependoti onnipotente, tanto da progettare una fuga che ti porta poi a vagare nel vuoto di una grande città, in preda al freddo e alla fame. Ciò che mi colpisce di più in questa vicenda è la distanza tra il “Diego” reale, che a 14 anni deve rubare cibo in un centro commerciale e il Diego “virtuale” che progetta la sparizione di sé, riuscendo ad usare i più sofisticati trucchi proposti dal mondo digitale. Quanti nostri figli, vivono esistenze che li allontanano dal principio di realtà che connota la loro quotidianità semplice e normale per fargli rincorrere il sogno di vite grandiose, alimentate da tutorial e messaggi del web, illudendoli di poter essere molto di più di ciò che riescono ad essere nella loro vita reale?
Diego sognava i soldi facili. Altri giovanissimi sognano corpi diversi e pazzeschi rispetto a quelli di cui sono dotati. Altri ancora sognano vite da influencer. Ci dovremmo domandare dove i nostri figli hanno imparato a sognare di spostare le loro azioni, i loro progetti e i loro desideri dentro ad una vita che non avranno mai, invece di coltivare tutto questo con tenacia, impegno e pazienza dentro la vita reale di cui sono abitanti? Perché fuggire dentro un sogno dove rischi di perderti a te stesso, invece che trovarti dentro un percorso da compiere a piccoli passi, ma capace di portarti verso un traguardo realistico e perseguibile? Ecco, la storia di Diego dentro di me solleva una grande domanda su che cosa stanno imparando a sognare e desiderare i nostri figli e su qual è il territorio in cui desiderano abitare la loro vita e portare il loro percorso. Diego sognava un altrove. E’ andato lontano, diventando invisibile, per poi ritrovarlo e ritrovarsi nell’abbraccio della sua mamma. E’ da qui, dalla concretezza di quelle due braccia che lo hanno saputo accogliere e lo hanno stretto di gioia nel momento del reincontro, che gli auguriamo di ripartire.




