Addio alle vacanze estive di tre mesi. È questa la proposta avanzata dalla ministra Daniela Santanchè per favorire il turismo: rivedere il calendario scolastico. Ma non sarebbe prioritario farlo per le famiglie? «La destagionalizzazione delle vacanze scolastiche per favorire equilibrati flussi turistici pone al centro una domanda fondamentale: la scuola può essere piegata a logiche prevalentemente economiche mettendo in secondo piano le questioni educative e familiari? È grave quando si scambia l’ordine delle priorità». Non ha dubbi Adriano Bordignon, presidente del Forum delle associazioni familiari. «L’educazione è un diritto umano. Lo prevede la Dichiarazione universale dei diritti umani all’articolo 26, che non parla di istruzione come semplice trasmissione di conoscenze, ma di sviluppo pieno della persona umana. Ecco che la proposta ha un certo interesse se si cambia la struttura, ma vanno affrontati temi strutturali che necessitano di grande concertazione. Basti pensare alle questioni lavoristiche o al fatto che solo il 6% delle scuole in Italia risulta dotato di raffrescamento e per lo più nelle sole aree degli uffici amministrativi».

Quali sono allora i nodi secondo le famiglie?

«Il Forum delle associazioni Familiari crede che il calendario scolastico andrebbe aggiornato ponendo al centro l’interesse sui processi didattici, sulla crescita degli studenti e sull’equilibrio quotidiano delle famiglie. Tre mesi di stop estivo sono un grande problema di squilibrio didattico. Il calendario scolastico non può essere, un semplice alternarsi di giorni liberi e giorni di lezione, con periodi di altissima densità e lunghi buchi neri. Deve essere sapiente alternanza di tempi di apprendimento, consolidamento, recupero, pausa. La pausa estiva per alcuni ragazzi può anche essere drammatica. Per i più fragili una scuola chiusa lungamente smette di essere non solo luogo di istruzione, ma anche di protezione, relazione, inclusione. Per bambini e ragazzi che vivono situazioni di difficoltà familiare, sociale o educativa, l’assenza prolungata della scuola può tradursi in isolamento, povertà educativa, maggiore esposizione al disagio. Questo vale per i bambini con disabilità ma anche per quelli che senza riferimenti occupano questo vuoto riversandosi sui social media o sulla poco educativa “vita in strada».

Cosa comporta per una famiglia sempre più senza rete parentale e con sempre meno possibilità economiche avere la scuola chiusa tre mesi?

«Questo è un altro grande cortocircuito. Lo squilibrio demografico ci mette di fronte all’urgenza di trovare una percentuale crescente di lavoratrici e lavoratori in un contesto che rispetto al passato vede le reti familiari e di prossimità assottigliate e compresse. Un genitore deve poter alternare il tempo del lavoro e il tempo della cura in modo salubre e avere la garanzia che quando è impegnato il figlio sia innanzitutto custodito e poi inserito in contesti che possano farlo crescere al meglio. Da primavera le famiglie entrano in fibrillazione per cercare di comporre il precario puzzle dell’assistenza dei figli nell’estate. Qui emergono tutti gli squilibri determinati dai livelli dei redditi, dalle differenze geografiche, dalle offerte territoriali. In questa stagione emergono le discriminazioni che segnano le storie dei più fragili».

Le alternative ci sono (campi estivi e corsi) ma costano care. Quanto costa mediamente l'estate per una famiglia con un figlio?

«Siamo di fronte a grandi disparità territoriali ma mediamente i centri estivi privati costano circa 173 euro a settimana a tempo pieno - circa 704 euro al mese - mentre quelli pubblici si attestano sui 396 euro mensili per tempo pieno. Per 8 settimane, la spesa media per un figlio raggiunge i 1.384-1.400 euro; a Milano sale a quasi 2.000 euro. I prezzi sono aumentati del 4-5% nel 2025 rispetto al 2024. Ci sono genitori che vedono l’intero ammontare del loro stipendio destinato per alcuni mesi alla copertura del nido. A settembre poi arriva la ”botta” delle spese per i libri e la cartoleria. Credo, per restare sul tema dei calendari scolastici, che non tutte le famiglie possono “trasformare” una pausa scolastica in una vacanza; per molte diventa semplicemente un problema organizzativo ed economico e quindi bisognerebbe liberare le loro risorse perché troppe famiglie sono sempre costrette sul filo dell’incertezza economica».

Cosa servirebbe oltre a rivedere il calendario? Un supporto economico alle famiglie?

«Il nostro Paese non è abituato a mettere le famiglie al centro delle scelte e i dati sulla natalità, sulla coesione e tenuta delle famiglie, sullo sviluppo urbanistico, sull’organizzazione del lavoro e dei servizi lo testimoniano. Dovremmo invece indossare gli occhiali della famiglia perché è un fattore di sviluppo certamente sociale e civico, ma che ormai abbiamo imparato a riconoscere fondamentale in ordine alla tenuta del sistema economico, produttivo, sanitario, del risparmio, della tutela dei territori, della coesione intergenerazionale. Servono certamente supporti economici ma anche servizi accessibili economicamente, diffusi nei territori, qualitativamente evoluti».

L’onorevole Bonetti ha appena firmato una legge a supporto di centri estivi e oratori (ultimo presidio territoriale e unico accessibile alle tasche di tutti): Che portata culturale e pratica ha questo riconoscimento del terzo settore e dell'associazionismo che per troppo ha lavorato in ombra?

«È un provvedimento che attendevamo e che va incontro ai bisogni delle famiglie. Le esperienze estive portate avanti dagli oratori e dalle associazioni del terzo settore sono una straordinaria esperienza che merita di essere sostenuta perché risponde anche al principio di sussidiarietà e al desiderio di responsabilità e cura che i territori esprimono. Negli oratori si sperimenta anche la straordinaria dimensione della gratuità offerta e ricevuta. Non va dimenticato che in questi contesti anche gli adolescenti possono, mettendosi in servizio, uscire da dinamiche di autoreferenzialità occupando il loro tempo estivo in modo generoso e generativo, assumendo competenze relazionali ed educative che ne faranno persone e cittadini migliori».

Le scuole chiuse per tre mesi hanno, infine è bene ricordarlo, anche un altro enorme contraccolpo. Aumentare le differenze sociali con bambini di famiglie che "non possono" lasciati per ore davanti agli schermi. Il Forum per altro ha appena firmato dei patti digitali.

«I bambini devono avere del tempo libero ma non possono avere del tempo vuoto. Anche dal punto di vista dell’accesso agli strumenti digitali l’estate per molti diventa un problema. Le ore di permanenza sui social, un gaming pervasivo sregolato, l’assenza di proposte, rischiano di trasformarsi in una trappola pericolosa per i più giovani. Ma davvero vogliamo questo? Le alleanze dei genitori che promuovono i patti digitali cercano perciò di offrire una sponda anche per questi momenti. La scelta che sta a monte di tutto è quella di come si vogliono affrontare i problemi. Il Forum crede che la risposta non debba essere individuale ma comunitaria. Dalla cura delle relazioni personali e comunitarie passa il reale benessere delle nostre comunità».