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Nei media e nei social media sono apparsi molti pareri - spesso discordanti - a proposito della decisione del professore aggredito a Parma da un gruppo di studenti che ha deciso di non denunciare i ragazzi autori di questo gesto.
Dopo un lungo colloquio in questura in cui le forze dell’ordine lo hanno quasi implorato di procedere con una denuncia al fine di avviare l’iter giuridico che avrebbe comportato un procedimento contro quegli studenti, il docente ha preferito non andare in questa direzione.
Le sue parole sono quelle di un adulto che si rivela deciso a stare nel territorio dell’educazione e non in quello della giustizia che sanziona. Questo professore vede nei suoi aggressori non criminali da consegnare alla giustizia, ma ragazzi immaturi e senza regole bisognosi di sostegno e contenimento educativo. Le sue parole reclamano un bisogno di educazione che “va oltre” e si rivela prioritario rispetto al bisogno di giustizia.


Nella sua decisione c’è l’intento a far sì che l’intera faccenda abbia come luogo di gestione non la questura, ma la scuola. Come a dire che di fronte a molte trasgressioni in età evolutiva ciò che serve non è un presidio di legge, ma un presidio educativo. Questo modo di ragionare, di usare parole attente e competenti sul piano educativo a me hanno richiamato subito alla memoria la lettera scritta dalla professoressa di Trescore Balneario dopo l’accoltellamento subito da un suo studente tredicenne.
Anche in quel caso, la professoressa non invocava la giustizia della legge ma si riproponeva come educatrice desiderosa si tornare nel suo luogo professionale a continuare il suo mandato di adulto che forma e fa crescerei suoi studenti, anche quelli più problematici. Nonostante o soprattutto proprio a causa di ciò che le era accaduto. Leggo spesso commenti di specialisti dell’età evolutiva che continuano a dire che la responsabilità di tutta la violenza che c’è nell’universo degli adolescenti è conseguenza della fragilità del mondo adulto. Penso, invece, che queste due testimonianze di adulti - che sono tutt’altro che fragili - siano la manifestazione di qualcosa che oggi è presente sulla scena educativa, ovvero adulti competenti e appassionati che ogni giorno si spendono per rendere il mondo dei ragazzi e delle ragazze un mondo a misura dei loro bisogni di crescita.


Non è vero che è tutta colpa degli adulti, che gli adulti sono tutti fragili, che stanno consegnando in mano agli adolescenti un futuro che non li rispetta e che li ha traditi. Ci saranno anche adulti fragili e incompetenti. Ma ogni giorno ci sono genitori e docenti che si presentano sulla scena educativa, desiderosi di nutrire il terreno in cui coltivano l’educazione di figli e studenti. Adulti che sono testimoni di passione e competenza. Adulti che hanno la capacità di comprendere che ciò che sta accadendo a chi cresce che va al di là dei singoli eventi negativi, di fronte ai quali non provano il bisogno di giustizia, ma ribadiscono invece il dovere di educare, accompagnare, sostenere. Quante parole negative vengono dette sulla scuola che non fa quel che dovrebbe?
Ma la scuola è anche quella di questo professore parmense che non ha l’ansia di consegnare alla giustizia i suoi giovani aggressori e che invece si domanda qual è l’intervento di cui deve essere promotore per garantire a chi ha compiuto un errore così grave con lui, un percorso che promuova educazione e non punizione fine a se stessa. Penso che i fatti di Parma e di Trescore Balneario troppo spesso licenziati attribuendone la principale ragione ad un mondo adulto che non sa educare, siano bisognosi anche di altre narrazioni più coerenti con ciò che ogni giorno riempie la vita di ragazzi e ragazza.
Bisogna riportare la crescita in un territorio dove chi cresce impara ad assumersi la responsabilità di ciò di cui è attore e protagonista. Si deve rimettere la dimensione etica dentro il percorso educativo, aiutando l’età evolutiva ad avere una visione chiara ed etica di ciò che è bene e di ciò che è male. Gli adulti con la passione educativa, con la responsabilità associata al loro ruolo sono tanti e ci stanno provando a fare bene il loro mestiere. Non vedono nella punizione “dura e pura” la soluzione dell’emergenza educativa a cui vogliono dare un contributo reale ed efficace. Il docente di parma di questo mondo adulto attento, responsabile e competente è un testimone credibile e coerente.










