Il cambiamento climatico ci costringe ormai a un innalzamento delle temperature irreversibile. Le ondate di calore non sono più un fenomeno eccezionale confinato ai mesi estivi, ma interessano ormai stabilmente maggio, giugno e settembre, quando milioni di studenti sono ancora in classe - nelle ore più calde della giornata - e si svolgono lezioni, verifiche, scrutini ed esami. Questa nuova condizione strutturale incide sui livelli di apprendimento e sul benessere di chi studia e lavora nelle scuole. La stragrande maggioranza degli edifici scolastici risulta priva di adeguati sistemi di refrigerazione. E il sistema scolastico italiano dovrà fare i conti con questo.

A lanciare l’allarme è Tuttoscuola, che ha analizzato gli ultimi dati disponibili dell’Anagrafe dell’edilizia scolastica del Ministero dell’Istruzione e del Merito. L’analisi - riferita agli ultimi dati disponibili, relativi all’a.s. 2023-24 - evidenzia che, su quasi 40 mila edifici scolastici statali, solo 2.730 risultano dotati di impianti di condizionamento, pari ad appena il 6,8% del totale, ossia un edificio ogni quindici. Considerando che le aule scolastiche sono circa 368 mila, e anche ipotizzando che tutti gli edifici dotati di climatizzazione abbiano tutte le aule climatizzate, resterebbero comunque circa 350 mila aule prive di condizionatori. Senza considerare corridoi, servizi, palestre e mense.

In quelle aule sprovviste di impianti di condizionamento studiano circa 6 milioni e mezzo di studenti e si alternano quasi 700 mila insegnanti.
«L’emergenza caldo non riguarda più soltanto il comfort» osserva Tuttoscuola «ma investe direttamente la salute di studenti e personale, la qualità degli apprendimenti e la continuità del servizio scolastico. Gli edifici scolastici italiani, con un’età media di oltre 50 anni, non sono state progettate per affrontare il clima che oggi caratterizza il nostro Paese».

L’indagine mette inoltre in evidenza forti differenze territoriali. Le Marche sono la regione con la maggiore diffusione di edifici scolastici climatizzati (27%), seguite da Sardegna (15,8%), Veneto (9,3%), Emilia-Romagna (8,2%) e Friuli Venezia Giulia (7,6%). In valore assoluto è la Lombardia a registrare il maggior numero di edifici dotati di condizionatori (359), ma si tratta comunque di appena il 6,4% del patrimonio scolastico regionale.

L’analisi evidenzia anche un elemento positivo: 4.949 edifici scolastici, pari al 12,4% del totale, dispongono già di impianti fotovoltaici o pannelli solari. Secondo Tuttoscuola, proprio l’integrazione tra climatizzazione e produzione di energia da fonti rinnovabili potrebbe rappresentare la soluzione più efficace per contenere i costi di gestione degli impianti.

Per Tuttoscuola non è più sufficiente affrontare ogni estate l’emergenza delle scuole "fornaci" con misure temporanee. Occorre invece avviare un piano nazionale pluriennale di adattamento climatico dell’edilizia scolastica, che comprenda climatizzazione degli edifici, efficientamento energetico, installazione di impianti fotovoltaici e interventi strutturali per garantire condizioni ambientali adeguate durante tutto l’anno scolastico.

«Il caldo estremo» conclude Tuttoscuola «è destinato a diventare la nuova normalità. Continuare a considerarlo un’emergenza episodica significherebbe lasciare milioni di studenti e lavoratori della scuola in edifici sempre meno adatti a favorire l’apprendimento. Climatizzare adeguatamente gli edifici scolastici eviterebbe i costi diretti e indiretti legati all’emergenza climatica nelle scuole e consentirebbe di rendere gli immensi spazi del patrimonio edilizio della scuola italiana fruibili per attività scolastiche ed extrascolastiche per 12 mesi all’anno, con un indotto notevole».

Ecco i dati per Regione desunti dal Portale MIM, elaborati da Tuttoscuola.