Nella legge Valditara «le buone intenzioni ci sono, ma non si deve cadere nella ideologizzazione: bisogna capire che il fenomeno della pedopornografia ci è sfuggito dalle mani e va affrontato incontrando i genitori nelle scuole, nelle parrocchie, negli oratori, dove ci sono i bambini e qualcuno che potrebbe fargli del male. Di fronte a un problema del genere, possiamo limitare la formazione dei più piccoli? Si devono dare gli strumenti necessari per la loro sicurezza a minori, genitori e docenti».

Don Fortunato Di Noto, presidente di Meter

Con la consueta e pacata schiettezza il 63 enne don Fortunato Di Noto, fondatore nel 1989 e presidente dell’associazione Meter, commenta la normativa che di fatto vieta alla scuola materna e alle primarie – in qualsiasi forma e anche con esperti – progetti o laboratori o attività di educazione sessuale, che includevano quelli di prevenzione sulla pedofilia, mentre alle medie e alle superiori serve il consenso scritto e preventivo dei genitori o degli studenti, se maggiorenni.

Impegnata anche nelle scuole in percorsi di prevenzione e contrasto agli abusi sui minori online offline, l’associazione Meter non è stata interpellata né consultata prima dell’approvazione della normativa. «Siamo pionieri in questo campo, potevamo fornire elementi per mirare alla protezione sempre più elevata sui minori: sarebbe stata utile una interlocuzione con chi lavora in questo campo sul territorio. Una legge normalmente si fa quando si è stati capaci di ascoltare le parti, soprattutto per il bene dei più vulnerabili. Incontriamo circa 50 mila bambini e ragazzi ogni anno, cerchiamo di fornire loro gli elementi necessari per la sicurezza coinvolgendo anche le famiglie, che non possono lavarsene le mani delegando questo compito alla scuola», osserva il sacerdote.

«Adesso siamo bloccati: nessuno chiederà i corsi per la scuola materna e primaria, guidati da équipe di psicologi e psicoterapeuti esperti, che prevedono l’uso di fumetti e giochi per fornire regole ai bambini, molto recettivi e percettivi su questi argomenti, per evitare che vadano a naufragare nelle periferie digitali. Possiamo organizzarli nelle strutture associative private, nelle parrocchie, negli oratori. Abbiamo anche esportato all’estero questo modello preventivo, necessario e fondamentale. Ma quando si nega qualcosa di bene nel costruire la civiltà della vita, dell’amore, del rispetto, della sicurezza dei minori, facciamo un danno permanente».

Don Di Noto si dice dispiaciuto anche per altre esperienze analoghe che avevano piantato radici positive, come il progetto Porcospini per proteggersi da abusi e violenze sessuali (compresa la pedopornografia online), apprezzato dai genitori e promosso da 15 anni nelle elementari di Merate (Lecco) da educatori ed esperti della cooperativa sociale “Lo Specchio magico”.

«Parlare della violenza sui minori, fenomeno ingestibile che genera persone ferite per tutta la vita, è già prevenzione, fondamentale insieme alla formazione già con i piccolissimi. Pedofili e i pedopornografi cercano bambini prepuberi da zero a 12 anni e fanno di tutto per influenzarli, adescarli tramite gli smarphone e non solo. Quindi occorre alzare il livello di salvaguardia e di sicurezza già nelle scuole materne: non è allarmismo né esagerazione, solo in Italia lo scorso anno la Polizia ha documentato 7 mila abusi sessuali su minori», osserva il presidente di Meter, denunciando: «Le immagini generate con l’intelligenza artificiale coinvolgono minori individuati in Italia, Messico, Spagna e Stati Uniti d’America. Il fenomeno intercetta anche la vita scolastica: fotografie scattate in classe, nei bagni o nelle palestre, oppure immagini pubblicate come storie o post su profili social pubblici, possono diventare materiale per immagini sessualmente esplicite generate dall’IA. Ma sono coinvolti anche bambini molto piccoli, con immagini manipolate o create direttamente dall’intelligenza artificiale. Una nuova frontiera della pedocriminalità». Quindi, «limitando la formazione a riguardo nelle scuole, il problema diventa endemico».