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L'amicizia fra due compagne di scuola, un'immagine simbolica di relazioni, cura e affetto reciproco
«Non si educa nascondendo, censurando, evitando di affrontare temi che possono sembrare delicati. Al contrario, la scuola deve accostarsi ai temi delicati, che possono essere affrontati a ogni età». Marco Erba, scrittore e professore, commenta così il ddl Valditara ora legge sul Consenso informato, che introduce l’obbligo del consenso dei genitori per fare educazione affettiva nelle scuole. D’ora in avanti le scuole medie e superiori dovranno obbligatoriamente ottenere il consenso delle famiglie, prima di proporre iniziative che riguardano tematiche relative a sessualità e affettività. Ancora più severa la disciplina per scuole dell’infanzia e primaria: qui il divieto è assoluto, per legge questi temi non potranno essere affrontati in alcuna forma. «Parlare di affettività non significa parlare ovviamente solo di biologia e della parte fisica, quanto provare ad aprire domande su che cos'è l'amore, su che cos'è l'affetto, su che cosa devono essere fondate le relazioni, cioè sul possesso oppure sul dono – dice ancora il docente – Si può fare con un bambino piccolissimo, anche della scuola dell'infanzia, si può fare con un adolescente e si può fare con un giovane adulto».


Riprende Erba: «In un'epoca in cui il modello dominante è che ciò che senti è giusto perché è vero, e devi quindi assecondare ciò che senti, in un mondo in cui il messaggio dominante è che devi essere un vincente e devi prendere ciò che vuoi, è importante ricordare che l'affettività e la sessualità devono essere considerate un dono da offrire e da accogliere. Non deve esserci imposizione, conquista perché ogni dinamica affettiva ha bisogno di discernimento». Per spiegarsi, fa riferimento alla letteratura: «Ciò che sento richiede discernimento, riflessione e pensiero. Basta leggere l'Iliade e l’Odissea: gli antichi ritenevano che il cuore fosse la sede non solo del sentire, ma anche del discernere».
Per il professore, parlarne «con il dovuto linguaggio, la dovuta mediazione e le dovute metafore» è quindi indispensabile a ogni età. E il tema non deve essere relegato alle sole famiglie. «Le persone diventano grandi non se stanno chiuse sotto la campana di vetro della famiglia ma se imparano a confrontarsi col mondo quindi anche con posizioni diverse dalle loro e con situazioni aperte e sfidanti. La famiglia è il punto di partenza, però è giusto che ci siano anche altre voci con le quali confrontarsi in modo critico».
L’obiettivo della legge è regolamentare l’insegnamento dei temi legati all’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. «Oggi il rischio polarizzazione è sempre alto, così come il rischio del politicamente corretto da difendere a tutti i costi. Ecco, questo eccesso non deve esserci – nota e chiude Erba – È evidente che ogni percorso proposto a scuola non deve essere ideologico, orientato, connotato e chiuso alla discussione. La scuola deve garantire un confronto libero e aperto, non la censura o il relegare nello spazio privato temi assolutamente importanti».





