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La locandina del Teatro Sistina di Roma che vede lo spettacolo in scena il 27 aprile.
Posticipare la lettura dei Promessi sposi dal biennio degli istituti scolastici superiori al quarto anno, nel momento in cui si affronta l’Ottocento, potrebbe sembrare una modifica ragionevole, anche perché molti insegnanti già lo fanno. In realtà, come spesso accade quando ci si limita a parlare di scuola per slogan frettolosi, che sembrano concepiti apposta per offrire titoli ai giornali alimentando polemiche pretestuose, si tratta di un falso problema. Il tema non dovrebbe essere quello di eliminare Manzoni dalla prospettiva di un quindicenne, sarebbe come cancellare l’oggetto stesso della letteratura italiana, quanto piuttosto proporlo in modo nuovo alle giovani generazioni. Non caricare di note e glosse il testo originale. Né ridurlo a semplici schemi con sommari e mappe concettuali.
Renderlo affascinante per gli adolescenti di oggi anche contestualizzandolo, senza aggirare l’ostacolo linguistico, bensì affrontando direttamente.
In che modo? Faccio un esempio concreto. In quanto componente del Cda delle Biblioteche di Roma, ho promosso un’iniziativa, realizzata dal Laboratorio Gabrielli, per mettere in scena proprio I promessi sposi da parte di studenti di alcuni istituti scolastici capitolini. L’iniziativa si chiama La voce delle idee. Docenti e ragazzi hanno analizzato il romanzo, partecipato a laboratori e il prossimo lunedì 27 aprile al Teatro Argentina di Roma gli studenti saranno protagonisti di uno spettacolo unico: vedremo Giulia rievocare il finto matrimonio, Sylvia impersonare la monaca di Monza, Tiziana recitare la notte del ravvedimento, Leopoldo e Paolo scambiarsi le battute fra l’Innominato e Federico Borromeo, Martina rammentare l’incontro fra il Cardinale e Don Abbondio, Teresa immedesimarsi in Cecilia, Simonetta rammentare l’incontro tra Renzo e Lucia al Lazzaretto. Al termine dell’evento una giuria di esperti individuerà la coppia vincitrice. In palio ci sono libri ma anche la soddisfazione di aver provato a far nostro uno dei capolavori della letteratura italiana.
Basterà questo a creare nuovi lettori? No di certo. Ma almeno avremo provato a passare dalle parole ai fatti. Come fanno ogni giorno tanti docenti di questo bistrattato Bel Paese.






