La scuola è finita e si aprono tre lunghissimi mesi da gestire per le famiglie. Cosa vuole dire per mamme e papà quando non ci sono i nonni, a dare una mano? Ne parliamo con Adriano Bordignon, presidente del Forum nazionale delle Associazioni Familiari.

«La chiusura delle scuole apre ogni anno una vera e propria emergenza educativa estiva. Per molte famiglie, soprattutto quelle che non possono contare sul prezioso welfare dei nonni, si tratta di una corsa a ostacoli fatta di problemi organizzativi, costi e difficoltà di conciliazione tra lavoro e cura dei figli. Il mondo è cambiato, ma continuiamo ad avere un calendario scolastico pensato per una società che non esiste più. Non possiamo dare per scontato che ci sia sempre qualcuno a casa ad occuparsi dei bambini e dei ragazzi. I genitori sono di fronte a due poli: il bene straordinario che rappresenta il figlio e la necessità di lavorare per motivi di sostentamento, ma anche di realizzazione personale e di bene comune».

Bordignon quanto ci costa l’estate?

«Anche quest'anno i costi dei centri estivi sono destinati a crescere. Per il tempo pieno gli aumenti si attestano tra il 5 e il 7%, ma gli incrementi riguardano in generale tutte le attività. Si tratta di una spesa che arriva dopo i rincari delle attività sportive e che anticipa quelli legati ai libri e al materiale scolastico. Per molte famiglie l'estate rappresenta un periodo economicamente molto impegnativo mentre dovrebbe rappresentare un periodo di cura particolare delle relazioni familiari e sociali».

Adriano Bordignon, classe 1976
Adriano Bordignon, classe 1976

Adriano Bordignon, classe 1976

Per fortuna ci sono zone di "benessere" a basso costo: penso agli oratori o alle proposte dei comuni.

«Fortunatamente esiste una rete territoriale molto preziosa. Accanto ai centri estivi privati, i Comuni, il Terzo settore, gli oratori e i grest parrocchiali svolgono una funzione fondamentale. Dove queste realtà riescono a fare sistema si creano dinamiche virtuose che migliorano la qualità della vita delle famiglie e delle comunità. È importante sostenere questo mondo e valutiamo positivamente l'introduzione di un fondo stabile per i servizi educativi e le attività estive gestite dai Comuni. L’esperienza dei Grest è straordinariamente importante anche perché offre opportunità agli adolescenti e giovani che le animano: il prendersi cura degli altri, lavorare in squadra, mantenere con determinazione un impegno complesso, fare vero volontariato gratuito».

Dove non c'è la disponibilità economica e il figlio resta a casa diventa un problema di altro tipo: isolamento sociale, iperconnessione, etc.

«Il problema non è soltanto economico. C'è una questione educativa e relazionale molto importante. Se i ragazzi restano soli per lunghi periodi, aumenta il rischio di isolamento, sedentarietà e iperconnessione ma anche che crescano alle “regole della strada” senza modelli di adulti capaci di accompagnare e “far crescere”. Sarebbe una beffa spendere tanti sacrifici per garantire ai figli opportunità educative e poi ritrovarli per tutta l'estate davanti agli schermi o abbandonati a sé stessi. I centri estivi, se ben progettati, non sono semplicemente un servizio di custodia, ma luoghi di crescita, socialità e sviluppo delle competenze. Ignorare questo significa penalizzare soprattutto i minori più fragili».

Qual è la via d'uscita? Cambiare il calendario scolastico? Oppure?

«Serve una visione più ampia. Da anni chiediamo una revisione del calendario scolastico, non per aumentare i giorni di didattica, siamo già ai vertici europei, ma per distribuire meglio durante l'anno attività educative, ricreative, di accompagnamento e di riposo. Occorre, inoltre, ripensare l'organizzazione del lavoro e investire sugli edifici scolastici, che devono essere adeguati anche dal punto di vista climatico. Soprattutto, bisogna superare l'idea che l'estate sia un problema privato delle famiglie. È una questione pubblica che riguarda educazione, lavoro femminile, natalità e coesione sociale e soprattutto futuro».

Cosa serve davvero alle famiglie?

«Servono misure strutturali, universali e generose. Il fondo strutturale istituito presso il MEF è un primo passo. Non si tratta di assistenzialismo, ma di investire sul presente e sul futuro del Paese. Occorre costruire un ecosistema che sostenga le famiglie dal punto di vista culturale, economico, fiscale e dei servizi. Chiediamo la detraibilità integrale delle spese per i centri estivi e per l’educazione, un piano nazionale per i servizi educativi estivi realizzato insieme agli enti locali e al Terzo settore e interventi programmati per tempo. Investire in centri estivi accessibili non è una spesa, ma una scelta strategica che riguarda i bambini, la natalità, la parità di genere e la qualità della nostra convivenza sociale».