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Asia Argento ha raccontato sui social di aver deciso di rimuovere i suoi tatuaggi, una scelta che ha definito dolorosa e che l’ha portata a ripensare anche agli avvertimenti ricevuti dai genitori quando era più giovane. «Non avrei mai detto a 51 anni di desiderare di togliere una cosa che mi ha così caratterizzato, È molto doloroso anche psicologicamente rispetto a una cosa che credevo fosse parte di me. Invece è un errore di gioventù. I miei genitori me lo avevano detto» ha dichiarato l’attrice in un video messaggio. Il suo racconto riporta l’attenzione su un tema che riguarda molti adolescenti e le loro famiglie: il desiderio di imprimere qualcosa sulla pelle, il bisogno di decidere del proprio corpo e la possibilità, con il passare degli anni, di cambiare idea.
Ma che cosa rappresenta un tatuaggio per un adolescente? E come dovrebbero comportarsi i genitori di fronte a questa richiesta? Ne parliamo con Loredana Cirillo, psicolterapeuta dell’Istituto Minotauro.
A che età ci si può fare un tatuaggio? È opportuno farlo da minorenni?
«Credo che il tatuaggio meriti una riflessione particolare, soprattutto in adolescenza, perché introduce qualcosa di permanente in una fase della vita in cui tutto è ancora in trasformazione. È un’età in cui il corpo diventa protagonista della costruzione identitaria e il desiderio di intervenire sulla propria immagine assume un significato profondo.
Cambiare colore dei capelli, abbigliamento o stile permette di sperimentare diverse rappresentazioni di sé, mantenendo aperta la possibilità di cambiare idea. Il tatuaggio risponde allo stesso bisogno di affermazione personale, ma lascia un segno che durare nel tempo. Con l’adolescenza nasce anche l’esigenza di sottrarre il proprio corpo allo sguardo e alle decisioni dei genitori, per sentirlo finalmente proprio. È un passaggio evolutivo importante, che va riconosciuto e accompagnato. Proprio per questo guardo con cautela alla possibilità di tatuarsi da minorenni. é importante tutelare anche la libertà futura di diventare diversi da ciò che oggi si immagina di essere».


Che significato ha un tatuaggio per un adolescente?
«Il tatuaggio può rappresentare un tentativo di dare forma visibile a qualcosa che si sta vivendo internamente. Durante l’adolescenza il corpo cambia rapidamente, spesso prima che la mente riesca a comprendere pienamente queste trasformazioni. Intervenire sulla propria pelle può diventare un modo per riappropriarsi di un corpo che cambia, per non subirne soltanto le trasformazioni ma sentirsi protagonisti della propria crescita.
C’è poi un significato più profondo, legato al bisogno di custodire qualcosa di sé. Crescere significa anche separarsi, lasciare alle spalle persone, esperienze e immagini della propria infanzia. Penso ai ragazzi che scelgono di tatuarsi la data di morte di un nonno o il nome di una persona amata. è come se affidassero alla pelle il compito di conservare un legame che temono di perdere. A volte il tatuaggio diventa anche un linguaggio attraverso cui esprimere emozioni e sofferenze che non hanno ancora trovato parole»
Cosa può fare un genitore se il figlio chiede di farsi un tatuaggio?
«La prima cosa è non trasformare immediatamente la richiesta in uno scontro. Dietro il desiderio di un tatuaggio può esserci molto più di una scelta estetica. È importante ascoltare le ragioni del ragazzo, aiutarlo a interrogarsi sul significato di quel disegno, sul perché desideri farlo proprio adesso e su ciò che immagina possa cambiare attraverso quel gesto.
A volte, infatti, l’azione rischia di sostituirsi al pensiero. Un adolescente che vive il proprio corpo come inadeguato può immaginare che un tatuaggio lo renda finalmente più bello, più sicuro, più desiderabile. Ma una modifica estetica non può, da sola, trasformare il modo in cui ci si sente.
Comprendere non significa necessariamente acconsentire. Un genitore può riconoscere l’importanza del desiderio e, nello stesso tempo, ritenere che non sia ancora il momento di realizzarlo. Il limite può essere una forma di cura, purché non interrompa il dialogo e la possibilità di sentirsi compresi».
E se il figlio si presenta a casa con un tatuaggio fatto di nascosto?
«Quando il tatuaggio è già stato fatto, una reazione esclusivamente punitiva rischia di chiudere ogni possibilità di dialogo. Questo non significa minimizzare il gesto. È importante esprimere la propria contrarietà e la preoccupazione per una scelta permanente, compiuta senza il suo consenso.
Ma è importante provare a comprendere anche il significato di quel gesto. Perché era così urgente? Perché non è stato possibile aspettare? E soprattutto, perché il ragazzo ha sentito il bisogno di farlo di nascosto?
Talvolta il tatuaggio racconta qualcosa della storia affettiva dell’adolescente, ma anche della necessità di definire il processo di separazione, come dire il corpo è mio e lo gestisco io».
Il desiderio di tatuarsi nasce sempre più precocemente?
«Assistiamo a una crescente anticipazione di comportamenti e scelte che un tempo appartenevano a età più avanzate. Anche il desiderio di tatuarsi può comparire già nella preadolescenza, quando il corpo comincia a trasformarsi e diventa oggetto di un’attenzione nuova e intensa.
È proprio in questa fase che nasce il bisogno di intervenire attivamente sulla propria immagine, di sperimentare un’identità riconoscibile e di prendere le distanze dal mondo infantile. I modelli culturali hanno certamente un peso: musicisti, trapper, influencer e personaggi pubblici propongono corpi tatuati come espressione di bellezza e identità. Ma dietro l’imitazione c’è anche il bisogno evolutivo di diventare protagonisti della propria trasformazione».
Quali tatuaggi scelgono più spesso gli adolescenti?
«Nella mia esperienza clinica incontro spesso tatuaggi che hanno a che fare con la memoria, gli affetti e soprattutto le perdite. Date, nomi, simboli che ricordano una persona scomparsa, immagini che evocano il dolore. Come se la pelle potesse diventare un luogo in cui custodire ciò che si teme di dimenticare, rendendo visibile e permanente qualcosa che appartiene al mondo invisibile degli affetti.
Accanto a questi ci sono tatuaggi piccolissimi, quasi impercettibili: un segno sulle dita, una barchetta, un aeroplanino, un punto e virgola. Simboli che possono apparire puramente estetici, ma che spesso custodiscono significati molto personali. Piccoli frammenti di identità, punti di svolta da trattenere sulla pelle, tentativi di dare una forma stabile a qualcosa di sé che è ancora in movimento».




