È morto all’improvviso, nell’abbazia di Sassovivo (Foligno), padre Gian Carlo Sibilia, fondatore della comunità i Piccoli Fratelli di Jesus Charitas. Punto di riferimento spirituale per intere generazioni, padre Giancarlo era cresciuto nelle file della Giac (Gioventù italiana di Azione cattolica). Entrato nella famiglia spirituale di Charles de Foucald, era diventato sacerdote nel 1970. Fra gli anni Sessanta e Novanta aveva vissuto a Spello nella fraternità di San Girolamo accanto a fratel Carlo Carretto. «Oltre alla mamma», ricordava in una intervista ad Avvenire, «un'altra persona che ha segnato fortemente il mio amore per Gesù e per la Chiesa è stato fratel Carlo Carretto. Innamorato di Gesù alla scuola di Carlo Carretto, e guidato da frère Charles, non potevo che seguirli sulle orme stesse del deserto e nello sviluppo del loro messaggio spirituale. Ma c'era un altro amore che andava sviluppandosi: quello per la Chiesa. Il noviziato per conoscere e crescere in quest’amore fu la Giac e i vari servizi diocesani e nazionali a essa legati. Con la Giac imparai a servire la Chiesa locale». La comunità che fonda sulle orme di Charles de Foucauld è composta da «piccoli fratelli» che «cercano di vivere il messaggio di frère Charles innanzitutto con una stretta vita fraterna, nutrita dalla preghiera di adorazione e dalla lectio divina quotidiana. Un servizio in diocesi secondo le nostre disponibilità e la richiesta del vescovo». Ricordava che nel convento di San Girolamo (ora “polmone spirituale” gestito dall’Azione cattolica) era arrivato «a mezzogiorno dell'Assunta del 1965, con due fratelli, uno più giovane e il secondo colpito dalla malaria cronica. Spello, con il convento francescano del '400, doveva diventare, insieme ai 25 eremi sparsi per il Subasio, il luogo di informazione e formazione per far fare esperienza di preghiera privilegiando il silenzio e l'adorazione eucaristica. Così accadde. Per quasi venticinque anni fu un notevole riferimento spirituale ed ecclesiale per centinaia di giovani». Dopo la morte di Carlo Carretto, nel 1988, e dopo il terremoto dell’Umbria del 1997 l’esperienza prosegue a Sassovivo rimanendo punto di riferimento spirituale sia per la diocesi di Foligno che per il resto del mondo.

Dopo la morte di Carretto, nel 1988, e il terremoto in Umbria del 1997, la fraternità Jesus Caritas prosegue il cammino a Sassovivo, mentre la comunità si pone al servizio della diocesi di Foligno ed è punto di riferimento per nuove esperienze ecclesiali e missionarie in altri Paesi. E sono stati proprio i suoi confratelli ad annunciare la morte del fondatore, a 91 anni, pubblicandone una foto gioiosa con un titolo esplicativo, “Fratel Gian Carlo Sibilia nella luce del Risorto” e poche righe: «Questa notte 16 marzo, improvvisamente, il nostro fratello e fondatore Gian Carlo è tornato al Padre. Con questo messaggio desideriamo rendervi partecipi di questo momento pasquale per il nostro fratello e per la nostra comunità.

La concelebrazione esequiale sarà presieduta dal vescovo di Foligno mons. Domenico Sorrentino e si terrà nella Chiesa Parrocchiale di Limiti di Spello, mercoledì 18 marzo alle ore 15,30».

Tra i primi a esprimere cordoglio e commozione per la scomparsa di fratel Gian Carlo. «C’è un legame profondo e intenso tra l’associazione e la comunità dei Piccoli Fratelli di Jesus Caritas», ha subito scritto il presidente nazionale Giuseppe Notarstefano. «Un legame che ha radici profonde nella comune esperienza associativa, che accomunava fratel Gian Carlo e fratel Carlo Carretto, e anche nella cura di Casa San Girolamo a Spello, che l’Ac ha assunto sulle orme della comunità, condividendo lo stile dell’accoglienza e della contemplazione nella dimensione della vita ordinaria». Notarstefano ha più volte incontrato fratel Sibilia. «Ho avuto il privilegio», dice, «di pregare insieme a lui e alla comunità, di ascoltare le sue memorie e di ricevere i suoi preziosi suggerimenti e affettuosi incoraggiamenti». E conclude: «Grazie fratel Gian Carlo, continua a rivolgere il tuo sguardo luminoso e il tuo sorriso gentile alla nostra associazione; noi custodiremo la tua memoria nella gratitudine e nell’affetto».