Nel vasto patrimonio dei riti della Settimana Santa in Italia, un posto d’onore lo occupa sicuramente l’ultracentenaria tradizione di Sessa Aurunca, in provincia di Caserta. Protagoniste dei riti sono le sei storiche confraternite, la cui presenza è documentata già a partire dal tardo Rinascimento.

Devozione e fede

Il venerdì santo più antico d’Italia

Il venerdì santo più antico d’Italia
Il venerdì santo più antico d’Italia

Anticamente le confraternite, in assenza di un sistema pubblico di welfare, offrivano diversi servizi ai loro membri tra cui assistenza medica, donazioni alle figlie per la dote di matrimonio, esequie gratuite e prestiti in denaro a tasso agevolato. Insomma il culto religioso, che oggi rappresenta l’attività principale di questi sodalizi laicali, era invece un aspetto accessorio.

I colori delle confraternite

Ogni confraternita aveva natura corporativa di classe: a Sessa Aurunca l’arciconfraternita di San Biagio, con le mozzette color granata, era composta da operai e vignaioli. Quella del Santissimo Rosario, con saio e cappuccio bianco e mozzetta nera, da aristocratici.

L’arciconfraternita del Crocifisso e Monte dei Morti, i cui componenti indossano saio e cappuccio nero, dalla medio-alta borghesia. I confratelli della Santissima Concezione, con mantellina celeste, provvedevano alle esequie dei poveri e all’assistenza di vedove e orfani. Quelli di San Carlo Borromeo, con mozzetta rossa, erano in origine manovali della classe popolare. Infine, la Confraternita del Santissimo Rifugio, con le mozzette verdi, era formata da artigiani e si occupava di assistere i detenuti.

Inizia la Settimana

L’insieme dei riti che compongono la Settimana Santa sessana così come la conosciamo oggi è frutto di una stratificazione storica assestatasi intorno alla metà del Settecento. Si parte il Lunedì Santo, con le processioni penitenziali che si snodano lungo le vie del paese fino al mercoledì pomeriggio. «Questo periodo rappresenta un’occasione di rinnovamento e ristabilimento dei legami sociali. È il momento catartico in cui confluiscono fattori diversi: religioso sicuramente, ma anche culturale ed emotivo», spiega don Roberto Palazzo, parroco di Cascano di Sessa Aurunca. Uno dei passaggi di maggiore spiritualità e suggestione dell’intera settimana avviene nella serata del Mercoledì Santo, all’interno della chiesa di San Giovanni a Villa, quando la Confraternita del Crocifisso celebra l’antico rito dell’Ufficio delle tenebre, conosciuto dai sessani come “terremoto”. Caratterizzato dallo spegnimento progressivo di 15 candele fino al raggiungimento del buio e dal frastuono generato dai partecipanti, questo rituale simboleggia la passione e la morte di Gesù.

La marcia funebre

All’imbrunire del venerdì le strade del centro storico, illuminate dai “carraciuni”, i tradizionali falò, diventano scenografia di una Passione senza tempo: la prima processione dei Misteri. Le note della marcia funebre annunciano l’imminente uscita della processione con la caratteristica “cunnulella”, movimento dondolante e sincrono del corpo. Gli incappucciati, con in mano fiaccole accese, fanno spazio ai gruppi di statue portati a spalla in un silenzio rotto soltanto dal lugubre suono di una piccola tromba e dal Miserere. Questo corteo, come quello del giorno seguente, è accompagnato da un gran numero di “alluttate”, donne vestite a lutto talvolta scalze che, per voto o per grazia ricevuta, trasportano ceri votivi seguendo l’incedere lento della “Passione”. «Quarant’anni fa, a seguito di un intervento difficile, pregai di riuscire a superare questo momento e, quando ricevetti la grazia, decisi di fare un voto per riconoscenza», racconta Ida Papa. «Non è solo tradizione, è l’esigenza di sentirsi parte della sofferenza del Signore». Dopo aver percorso l’intero centro storico, la processione rientra nella chiesa di San Giovanni a tarda notte. «Il Venerdì Santo è il mio capodanno spirituale, il giorno in cui faccio un bilancio dell’anno appena trascorso, esprimo i propositi per quello che verrà e sento forte il legame con le persone che ho intorno e con quelle che non ho più», dice Pasquale Ago, priore dell’arciconfraternita del Crocifisso.

Il dolore di Maria

La seconda processione dei Misteri del Sabato Santo, che si svolge di mattina, è caratterizzata dall’incontro delle Confraternite di San Carlo e del Rifugio che, insieme, cullano i due complessi scultorei della Deposizione e dell’Addolorata. «Questi riti, molto più della liturgia, mostrano l’aspetto umano della divinità e rappresentano un momento liberatorio in cui il dolore non viene più vissuto come fatto privato ma collettivo», racconta Gianluca Sasso, priore della confraternita di San Carlo Borromeo. «In contrasto con i valori dominanti nel presente, il culto cessa di restare chiuso in chiesa e diventa altro».

Risurrezione di gioia

La Settimana Santa si può considerare conclusa definitivamente solo a seguito della processione del Lunedì in Albis in onore dei santi patroni: Maria Santissima Avvocata del Popolo e san Leone IX papa, un giorno di festa in cui si passa dal momento di lutto a quello di gioia. In tutti questi giorni, l’intera città partecipa alla teatralità del proprio patrimonio storico e culturale di immenso valore. «La Settimana Santa per i sessani è un “ethos”, una collettivizzazione di valori in cui identificarsi», conclude don Roberto Guttoriello, parroco di Sessa Aurunca. «È vero che l’uomo è proiettato verso il futuro, ma i sessani dimostrano che la storia è strabica, che ha un occhio rivolto all’avvenire e l’altro al passato, e in questa sintesi noi abbiamo la possibilità di recuperare quello che è il nostro valore spirituale, etico e culturale».


In collaborazione con Credere

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