E se a 800 anni dalla sua morte e dopo ben 24 mesi di celebrazioni, omaggi, libri e mostre, non avessimo ancora capito chi sia, per davvero, san Francesco? Parte da questa provocazione la riflessione dell’ex Iena Alessandro Sortino. Oggi volto di Tv2000, ha passato in rassegna mostre, libri, biografie, pièce teatrali dedicate al santo di Assisi e alla fine ha deciso di prendere il suo «bastone da pellegrino» e andare là dove il Poverello predicava. «Ma non per raccontarlo, come hanno fatto finora tutti. Volevo ascoltarlo». Il risultato è una docuserie, dall’eloquente titolo Francesco per davvero, in onda per cinque serate su Tv2000 a partire dal 26 settembre.

Perché si è messo in viaggio?

«Volevo dare una risposta cristiana alla domanda: chi è san Francesco d’Assisi? Complici i due anniversari (gli 800 anni del Cantico delle creature nel 2025 e adesso l’ottavo centenario della morte), il santo è stata ampiamente narrato in libri, mostre, film che però finivano spesso per sottolinearne il contributo culturale e civile: come avesse inciso sulla società moderna, anticipando urgenze attuali come l’attenzione al creato, l’accoglienza verso poveri e così via... Si è messo da parte l’aspetto decisivo, ossia il rapporto di san Francesco con Dio, considerato come vivo qui e ora. Inoltre, a cominciare dal libro di Alessandro Barbero (che è un grandissimo storico ma non è credente), si contesta l’attendibilità dell’agiografia: a detta degli esperti, le diverse fonti disponibili sono viziate dalla volontà di scriventi e committenti, interessati a costruire un preciso immaginario. Ci sono così il Francesco di Bonaventura, che sembra un secondo Gesù tanto è perfetto, poi il Francesco dei fioretti, quello più radicale di Tommaso da Celano: ognuno è diverso dall’altro. Quindi – concludevano – non possiamo sapere chi sia stato».

Alessandro Sortino ammira gli affreschi di Giotto nella basilica superiore di Assisi. Dal 2000 al 2008 ha lavorato per Mediaset come inviato delle Iene. Dal 2014 è a Tv2000.
Alessandro Sortino ammira gli affreschi di Giotto nella basilica superiore di Assisi. Dal 2000 al 2008 ha lavorato per Mediaset come inviato delle Iene. Dal 2014 è a Tv2000.
Alessandro Sortino ammira gli affreschi di Giotto nella basilica superiore di Assisi. Dal 2000 al 2008 ha lavorato per Mediaset come inviato delle Iene. Dal 2014 è a Tv2000. (da ufficio stampa TV2000)

Come se ne esce?

«Ascoltando Francesco, cercandolo nei luoghi in cui ha vissuto. Se davvero crediamo che Cristo si è incarnato, ha patito, è morto e risorto ed è ancora in mezzo a noi attraverso lo Spirito, se prendi sul serio questa idea per cui Dio cerca di entrare in dialogo con noi, allora all’interno della relazione con lui avviene un fatto che rimane, come una specie di impronta, nei posti. I luoghi dove Francesco ha vissuto sono dei luoghi d’amore, dove si sente l’eco del loro dialogo: un mistero indicibile, di cui però resta la bellezza. Per questo ha senso andare lì, entrare in questa vibrazione senza sminuire la fede popolare che, certo, avrà abbellito qualcosa, ma incarna la comunità che questa eco ha costruito nel tempo e nello spazio. Non si tratta di raccontare il santo ma di ascoltare».

Finora dunque abbiamo semplificato la sua figura, anziché valorizzarla?

«Temo di sì. Lui era un uomo che predicava con i fatti, incarnando i concetti dentro le situazioni. Noi lo ricordiamo per il Cantico delle creature, l’invenzione del presepe, gli aneddoti sulla sua capacità di dialogare con gli animali... ma tutto questo nasceva e terminava nella relazione con Gesù. Per esempio quando scrive che gli uccelli sono accuditi da Dio, senza che facciano nulla, sta scrivendo un inno alla Provvidenza che poi, certo, è anche un inno alla povertà. Un’altra cosa che pochi raccontano è il rapporto di san Francesco con il perdono: quando realizzi la grandezza dell’amore di Dio, ci metti una vita intera per sentirti all’altezza. San Francesco percepiva tale vertigine e aveva un’angoscia mostruosa di non essere adeguato: prendere sul serio il perdono vuol dire prendere sul serio il peccato, un concetto che a molti non piace trattare…».

Lei non ha invece remore?

«Mi riconosco in ogni stilla di angoscia di san Francesco con la differenza, sostanziale, che io non ho la sua stessa costanza e tenacia nello stabilire un rapporto profondo con Dio. Per questo, come vedrete, mi avvarrò di compagni di viaggio più titolati di me a parlare di Francesco».

Il conduttore nella docuserie con le suore Sorelle del Piccolo Testamento, di cui parliamo nel prossimo articolo.
Il conduttore nella docuserie con le suore Sorelle del Piccolo Testamento, di cui parliamo nel prossimo articolo.
Il conduttore nella docuserie con le suore Sorelle del Piccolo Testamento, di cui parliamo nel prossimo articolo. (da ufficio stampa TV2000)

Anche la Chiesa ha semplificato il messaggio del santo?

«Francesco considerava la Chiesa l’unico luogo possibile dove incontrare Gesù: ai suoi chiedeva di volere bene ai preti a prescindere dalle cose che facevano. L’ha quindi riformata non criticandola (ha sempre cercato di non contrapporsi, di non ergersi a modello) ma riconoscendole la massima dignità possibile. Ecco, la Chiesa dovrebbe riconoscersi tale dignità e fare memoria che l’unico modello è Cristo. Tradotto nella pratica: il centro di tutto è l’Eucaristia e non, come purtroppo accade di frequente a Messa, il momento della predica. Non si tratta di trasmettere contenuti ma di promuovere uno spazio concreto, vivo, dove avvenga l’incontro con Gesù. Poi sarà lui a parlare e spetterà a noi laici declinare il tutto di conseguenza. Ecco, la Chiesa dovrebbe delegare la messa in pratica ai laici e concentrarsi sulla presenza di Dio nel mondo. Altrimenti siamo solo un’associazione come un’altra».

Già in passato, per spiegare san Pietro, era andato sui luoghi. La spiritualità non può fare a meno di una dimensione terrena?

«Da inviato, è il mio modo di leggere la vita. Fa parte della mia storia (anche controversa) di giornalista d’inchiesta che per realizzare un reportage ha il vincolo della realtà. Il fatto devi vederlo: devi esserci. A sua volta san Francesco considerava il creato un sacramento: non lo confondeva con Dio, sapeva tenere i due piani ben separati, ma ribadiva come la natura affermi Dio e rimandi a lui. Come dicevamo prima: è un luogo d’amore, che parla».