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Per alcuni dei detenuti della Casa circondariale di Monza, la mattinata di mercoledì 23 settembre è stata l'occasione per uscire dalla routine logorante della quotidianità grazie a un'arte che riesce a scavalcare qualsiasi barriera: la musica.
A far loro visita sono stati i MotelNoire, storica band milanese che fin dagli albori della carriera ha cercato di dare voce alle problematiche delle periferie della città meneghina. I detenuti hanno da tempo la possibilità di partecipare a laboratori di musica, grazie all'impegno dell'etichetta Orangle Records, che mette a disposizione all'interno del carcere tutti gli strumenti necessari per produrre canzoni.


I primi risultati del progetto "Free For Music" sono concreti: i pensieri diventano testi e le melodie canticchiate in testa si trasformano in musica reale, come nell'EP Free For Music Vol. 1, pubblicato lo scorso marzo. I brani si ascoltano facilmente su tutte le piattaforme digitali, ad esempio su Spotify, cercando il nome del progetto, che concretamente sta provando a dare una svolta alla vita di questi ragazzi, offrendo loro una possibilità.
Come raccontano Tiffany, giovane educatrice presente all'interno del carcere, e Kaiki, che cura il lato più tecnico della produzione, i ragazzi vengono seguiti per tutto il percorso: c'è chi compone, chi canta, chi scrive. Anche dopo aver lasciato la struttura, chi vuole proseguire su questa strada non si ritrova mai solo: chi lavora al progetto sa perfettamente che la vita fuori può presentare parecchie difficoltà, e continua quindi a sostenere gli ex detenuti anche dopo la fine della pena.


Lo dimostra il caso di un ex partecipante che, una volta uscito, continua a lavorare con l'etichetta in studio, come ha raccontato in passato il fondatore di Orangle, Christian Cambareri.
Ciò che si augurano i MotelNoire, dopo aver regalato ai detenuti una mattina di svago, musica e riflessioni, è che anche chi non si era mai interessato più di tanto a questa opportunità la riconsideri. Perché, come hanno spiegato, la musica oltre che una passione può essere un deterrente e può salvarti in un momento in cui non riesci a vedere la luce, offrendoti un'alternativa.


La band ha suonato gran parte dei brani del suo ultimo progetto, MALAMILANO, un album in cui si ritrovano le sensazioni di chi ha vissuto una vita in cui il confine tra legalità e illegalità si fa sottilissimo. Un confine che Tino Stefanini, figura di spicco di quella che fu la malavita milanese, ha attraversato in prima persona: ad accompagnare la band c'era proprio lui, e i suoi pensieri e racconti sono stati messi in musica nella canzone che dà il nome all'album.
Durante il suo intervento Stefanini ha riflettuto sugli errori commessi nella propria vita, passata per gran tempo proprio in cella, invitando i detenuti a riflettere sul dolore causato con le loro azioni, anche alle persone vicine, e a non cadere nella trappola dei soldi "facili", che da sempre può abbindolare chi vive in situazioni di difficoltà.


Una mattina non cambia una vita. Ma una canzone, a volte, può indicare un'alternativa: basta che qualcuno, nel momento in cui non riesce a vedere la luce, scelga di ascoltarla.










